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Ilva: “Ambiente svenduto”, sette arresti tra politici e dirigenti

Ilva. Foto Internet

La vicenda dell’Ilva di Taranto non si è ancora conclusa e mentre si attende la decisione del gip sulla richiesta di dissequestro degli impianti, in queste ore la situazione si è ulteriormente complicata e la Guardia di Finanza ha eseguito proprio oggi una nuova tornata di arresti.

Questi arresti sono stati svolti in occasione dell’inchiesta denominata “environment sold out”, ambiente svenduto, avviata dalla finanza nel 2009 che riguarda stavolta una serie di pressioni che l’azienda avrebbe effettuato sulle pubbliche amministrazioni per ottenere provvedimenti a suo favore e ridimensionare gli effetti delle autorizzazioni ambientali.

Nel mirino degli inquirenti sarebbe finita la famiglia Riva, altri dirigenti del gruppo e alcuni funzionari e politici di enti locali pugliesi, sette persone sono state arrestate questa mattina con l’accusa a vario titolo di corruzione, concussione e associazione a delinquere, tre degli arrestati sono in carcere e quattro ai domiciliari sulla base di due ordinanze di custodia cautelare firmate dai gip di Taranto Patrizia Todisco e Vilma Gilli.

Tra le persone raggiunte dalle misure cautelari ci sono Fabio Riva, vicepresidente del gruppo Riva, Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico di Taranto anche lui ai domiciliari, Michele Conserva, ex assessore all’Ambiente della provincia di Taranto dimessosi nei mesi scorsi, Girolamo Archina’, ex consulente dell’Ilva, addetto ai rapporti con le pubbliche amministrazioni e licenziato dall’attuale presidente dell’Ilva. Al centro dell’inchiesta anche il ruolo di Liberti, perito della Procura, finito agli arresti domiciliari poiché secondo gli episodi fotografati avrebbe ricevuto da Archinà una mazzetta di diecimila euro nel parcheggio dell’autogrill lungo l’autostrada tra Bari e Taranto, quei soldi, secondo la Finanza, servivano ad modificare la perizia che il professore avrebbe di lì a poco depositato.

Contemporaneamente agli arresti, nel siderurgico è stato eseguito un sequestro preventivo dei prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita e al trasferimento negli altri stabilimenti del gruppo Riva,la merce sequestrata non potrà essere commercializzata perché si tratta di prodotti realizzati in violazione della legge. Il provvedimento, firmato dal gip sulla base del secondo comma della legge 321 collegato al 240 del codice penale, riguardante la confisca di beni e riguarda anche eventuali produzioni del futuro e pone uno stop definitivo alla produzione dell’acciaieria che dal 26 luglio, giorno del primo sequestro, è ugualmente andata avanti nonostante l’ordine della magistratura.  Nel frattempo ci si sta dedicando all’acqua, suolo e rifiuti, poiché come dichiarato da Corrado Clini, ministro dell’ambiente, questi saranno i temi al centro dell’esame per il rilascio dell’Aia da parte dei tecnici del ministero dell’Ambiente.

Valentina Molinero

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