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Il teatrino di Cellino, la colpa dei sindaci. Il Cagliari rischia la serie B

Il presidente del Cagliari Massimo Cellino

C’era una volta il calcio. Adesso non c’è più, un po’ come la politica. Ma, d’altronde, la fine di questo sport è andata a collimare proprio col momento in cui s’è fatto sempre più gioco di potere e rispetto degli equilibri, piuttosto che disciplina agonistica.

C’era una volta il calcio, quello in cui le regole venivano rispettate, i presidenti delle società facevano gli interessi propri ma anche dei tifosi. Ora non è più così, perché un presidente come Massimo Cellino, da vent’anni alla guida (spericolata) del Cagliari, sembra voglia ritirare la squadra dal campionato, col successivo intento di sbarazzarsene. Il motivo? Il sistema calcio non asseconda i suoi capricci.

Voleva giocare contro la Roma all‘ Is Arenas di Quartu Sant’Elena, terza città della Sardegna per abitanti, con i tifosi sugli spalti nonostante il divieto della Prefettura. La tribunetta da 5 mila posti non è ancora considerata agibile, il 2 settembre i sardi hanno ospitato l’Atalanta in una struttura vuota, mentre nell’ultimo mese e mezzo della scorsa stagione erano dovuti emigrare a Trieste, con forte disappunto dei tifosi rossoblù. Troppo vecchio il Sant’Elia, stadio nato nel 1970, ritoccato vent’anni dopo per lo scempio di Italia ’90 e da ventidue anni mai più rivisto. Cade a pezzi.

Massimo Cellino il progetto per la casa del Cagliari l’ha già presentato, è vero, ben prima della Juventus. Ma la vicinanza alle piste dell’aereoporto di Elmas ha mandato tutto all’aria.

Ecco che, alla fine della giostra, il Cagliari si trova ad essere l’unica società di massima serie che non ha un impianto agibile nella propria città, che non può ancora essere sostenuta dai propri tifosi e che rischia, secondo quanto trapelerebbe dall’entourage del suo proprietario, di non proseguire la stagione sportiva.

Ogni club avversario si aggiudicherebbe il match a tavolino e per i sardi significherebbe retrocessione, dopo 8 anni consecutivi di A, un 9° posto come miglior risultato (2008/2009) e una semifinale di Coppa Italia.

Ci sembra assurdo che per un capriccio migliaia di appassionati debbano pagare uno scotto così grande. Come ci sembrerebbe assurdo, qualora il Cagliari continuasse l’avventura, che il Giudice Sportivo non infliggesse ai sardi lo 0-3 a tavolino, come permette l’articolo 17 comma 1 del codice di giustizia sportiva: “La società ritenuta responsabile, anche oggettivamente, di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o che ne abbiano impedito la regolare effettuazione, è punita con la perdita della gara stessa con il punteggio di 0-3”. Il Prefetto cagliaritano ha dovuto rinviare la gara dopo il comunicato ufficiale di Massimo Cellino, che invitava la gente a recarsi comunque all’Is Arenas: più colpevole di così, non si può.

Ma mai colpevoli quanto i due ex sindaci di Cagliari, ovvero Mariano Delogu (Forza Italia, 1994 – 2001, attualmente senatore da due legislature) ed Emilio Floris (Forza Italia, 2001 – 2011), incapaci entrambi di intervenire sulle carenze strutturali dello stadio Sant’Elia. E pensare che Delogu fu anche presidente della società dal ’76 all ’81, consigliere nazionale Figc e componente del Juri d’Appel dell’Uefa.

Valerio Valeri

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