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Il ritorno di Berlusconi: scenari, tattiche e gli sberleffi sulla stampa estera

Berlusconi, foto internet

La salita al Colle di Mario Monti e l’ennesima discesa in campo di Silvio Berlusconi, hanno di fatto aperto l’infuocata campagna elettorale che nei prossimi 60 giorni riscalderà questo gelido inverno italiano.  Difficile pensare che gli eventi non possano considerarsi come estremamente collegati fra loro e nella stessa misura è abbastanza scontato immaginare che l’uno sia la diretta conseguenza dell’altro. D’altronde pare piuttosto arduo credere che il Pdl abbia fatto cadere il governo solo perché un ministro si è detto perplesso sull’opportunità di una nuova candidatura del Cavaliere.

Le polemiche dei giorni passati, con Alfano e il Pdl che premevano insistemente sulla necessità di indire un election day, avendo questi ultimi causato, di fatto, la caduta di Monti, hanno sostanzialmente vinto perché la legge imporrà a Napolitano di sciogliere immediatamente le camere e di andare al voto al massimo entro 45 giorni. Considerato che nel Lazio avrebbe dovuto votarsi il 3 febbraio, l’election day sarà inevitabile.

Adesso è dunque il momento di valutare quali scenari si prospetteranno da qui al giorno delle elezioni. Innanzitutto è scontato, va da sè, che si andrà a votare con il famigerato Porcellum, data l’impossibilità di procedere in tempi brevi, a una seria riforma elettorale, vista l’acclarata medesima impossibilità di mettere d’accordo tutti i soggetti politici che da anni ormai si danno battaglia senza giungere a una soluzione (leggasi compromesso) che soddisfi più o meno pienamente tutte le parti in causa.

La (ri)discesa in campo di Berlusconi che ha scompaginato i piani del suo stesso partito, che ha dovuto annullare le primarie ha scontentato molti all’interno del Pdl, ma il buon Silvio ha il coltello dalla parte del manico: con il sistema elettorale in vigore sarà lui a scegliere chi candidare e dunque saranno gli elettori a decidere. L’impressione è che comunque difficilmente riuscirà a domare il gap con il Pd e il sempre più incalzante M5S che però, a sua volta, potrebbe subire una inaspettata emorragia di consensi, perché, dati di sondaggisti alla mano, sono in molti i berlusconiani ad avere abbandonato il Pdl dopo la caduta del suo lìder maximo. E ora torneranno alla base?

La sensazione è che Berlusconi, più che a vincere, voglia puntare a diminuire le dimensioni di una sconfitta che appare inevitabile, avendo subodorato che le annunciate primarie stavano solo nuocendo alla credibilità del Pdl, dato il livello e il consistente numero dei candidati.

La fiche puntata dal Cavaliere sul tavolo verde della politica è un azzardo del giocatore che ha ormai perso quasi tutto e con quel poco che gli rimane conta di salvare almeno la sopravvivenza. Senz’altro sarà una variabile impazzita da prendere in considerazione, ma gli italiani non sono più quelli del ’94, tanto meno quelli del 2001 e del 2008, quando nessuno avrebbe potuto immaginare la catastrofe che ha travolto l’economia mondiale.

L’obiettivo (non tanto celato) della frammentazione in tre parti (Pd, Pdl, M5S) dello scacchiere politico è in realtà un bersaglio che non potrà andare completamento a segno, visto l’attuale sistema elettorale. Dunque visto che “a pensar male spesso ci si azzecca” è probabile che la mossa di Berlusconi  sia solo una mossa (l’ennesima) per difendersi dalla magistratura, dato il considerevole numero di processo in cui è imputato.

Intanto dall’estero tornano a farsi sentire gli sberleffi di derisione per l’ex premier e l’Italia.  Uno dei primi a parlare del ritorno di Berlusconi non poteva che essere il suo nemico Martin “Kapò” Schultz, attuale presidente del Parlamento Europeo. “Berlusconi è il contrario della stabilità e il suo ritorno può essere una minaccia per l’Italia e per l’Europa”che hanno bisogno di stabilità”, ha detto Schultz.

Un altro acerrimo rivale di Berlusconi, il settimanale inglese The Economist, invece più che dare importanza al suo ritorno in campo e accennando a lui solo con aggettivi come “clownesco” o “deplorevole” illustra nel dettaglio i benefici della cura Monti per l’Italia e pronostica una facile vittoria dell'”ex comunista” (così definito) Bersani individuato come una risorsa di sicuro cambiamento, solo se riuscirà a unire tutte le forze di sinistra.

Ancora più duro è il commento del Financial Times. “Il Cavaliere non mostra pentimenti. Lo scorso anno ha portato il Paese sull’orlo del collasso. Non avrebbe scrupoli a farlo di nuovo“. Lo spagnolo El Pais invece sottolinea la strategia dell’ex premier, nel momento in cui non ha votato la fiducia a Monti.  “L’importante era dare la sensazione di non essere un politico fuori gioco, in attesa del colpo finale dei suoi processi pendenti. C’è riuscito”.

Anche per il Guardian comunque non ci sono grosse speranze per il Cavaliere. “Le politiche populiste del politico miliardario hanno sempre avuto un grande fascino elettorale, ma il suo partito langue nei sondaggi con solo un 16 per cento”.

La giostra è appena ripartita.

Luca Mangogna

 

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2 commenti

  1. Mi pare al contrario che giornali di grande prestigio internazionale abbiano i loro corrispondenti sul territorio e non hanno nessun bisogno di tradurre i commenti della stampa locale.

  2. STAMPA ESTERA – Sul conto del Bel Paese, i giornali e televisioni estere non fanno altro che tradurre e commentare , nella loro lingua, l’incitamento dell’opinione pubblica da parte di certi giornali e programmi televisivi nazionali che diffamano lo scomodo personaggio di turno.
    Per cui non è il diffamato che discredita il Bel Paese, ma al contrario, sono i diffamatori che gettano fango sulla nostra cultura, sulla nostra Storia, sulla nostra dignità, sulla nostra credibilità e ci rendono ridicoli agli occhi del mondo.
    Pertanto, finché questi diffamatori continueranno ad essere riccamente e forzatamente alimentati a spese della collettività, gli Italiani resteranno un inaffidabile popolo come certe repubbliche delle banane.
    da COCOMIND.com
    La voce del dissenso

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