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Il piano di Grillo: tra “rinnovamento” e governabilità

Beppe Grillo, foto internet

 

Ad una settimana dal responso elettorale, il Parlamento italiano non è stato ancora formato: la maggioranza alla Camera è saldamente nelle mani del PD ma al Senato i seggi assegnati su base regionale non possono far dormire sonni tranquilli a Pierluigi Bersani: entro la fine del mese – qualora non si sarà raggiunto un accordo tra le parti politiche – il governo sarà riposto nelle mani del Presidente della Repubblica che sceglierà a chi affidarlo invocando unità e governabilità.

Restare senza un governo per la situazione in cui lo Stato italiano si trova in questo momento storico è cautamente sconsigliato da tutti; Beppe Grillo –  unico esponente  del Movimento a cui sembra essere stata donata l’arte della parola – non ne vuole sentire parlare e rinnega ogni appoggio al partito di centrosinistra. Anzi, c’è di più. Grillo spinge, provoca e stimola un accordo tra Pd e Pdl, come a voler unire due partiti che “in fin dei conti sono la stessa cosa”, per dimostrarne l’incompatibilità.

L’importante risultato ottenuto alle elezioni ha forse dato alla testa al leader del Movimento che ha persino detto, su Twitter: “Se ci tengono tanto alla governabilità, Pd e Pdl diano la fiducia al Movimento” senza un reale motivo dato che – ricordo – alla Camera la maggioranza è del Partito Democratico. La politica è sempre un mistero ma passare da “votate la fiducia al Movimento” a “Pd e Pdl governino assieme”, non sapendo neanche cosa prevede l’articolo 94 della costituzione italiana sulla fiducia, non è sintomo di reale interesse per il futuro del Paese.

L’esaltato Grillo sembra avere dimenticato anche l’articolo 1 della costituzione italiana: dentro al Movimento (ora che è in Parlamento sarà un “partito”?) è lui a dettar legge su qualsiasi questione da alleanze, agli appoggi per un possibile governo, alle presenze in tv. Ma perché tutto questo? Ha forse timore che i “suoi” candidati possano trovarsi in difficoltà una volta dentro un Parlamento? Oppure durante un dibattito politico? Oppure davanti ad un decreto legge o alla prima finanziaria?  La risposta a queste domande non sarà mai esaudita finché gli eletti del Movimento non andranno in Parlamento per provare a mettere in pratica ciò che hanno sempre sognato di fare. (Anche se sul rinnovamento della politica ci sarebbe qualcosa da appuntare al Movimento; il populismo dilagante e l’importanza di prendere voti ha portato Grillo – o chi per lui – a candidare l’ex leghista Cappelletti capolista al Senato nelle liste del Veneto, che apre al Pd. Alla faccia della nuova politica.)

Circola sul web una petizione, portata avanti anche da moltissimi sostenitori e militanti del Movimento, contro la scelta di Grillo di non dare la fiducia al governo: la possibilità – confermata da Bersani – di vedere approvati in Parlamento alcuni punti cardine del Movimento è più che reale ed una occasione così non vogliono farsela scappare. Potrebbe, a detta di molti, essere uno dei migliori governi di un’Italia martoriata senza sosta dall’avvento della Democrazia Cristiana fino ad oggi.

Il piano di Grillo, alla luce delle sue dichiarazioni e della sua tattica “politica”, potrebbe presumibilmente essere il seguente: provocare un’ alleanza tra Pd e Pdl – più volte smentita da Bersani –  per fare opposizione per “farsi le ossa” in Parlamento,  per poi una volta caduto il governo (che durerebbe molto poco) vincere le nuove elezioni con un elevato consenso. Ma:

°) Il centrosinistra – che ha la maggioranza alla camera – ha più volte ricordato che l’alleanza con i rivali è impossibile e, sebbene comporterebbe spese immani con conseguente recessione del sistema economico, se il Movimento non collabora si tornerà alle urne in tempi brevi;

°) Il tanto millantato successo che il Movimento avrebbe in caso di nuove elezioni – premesso che sta perdendo consensi proprio per questa scelta politica – sarebbe da verificare, anche qui, in Senato per effetto della stessa legge elettorale che non sarebbe mutata, quindi verrebbe nuovamente meno la governabilità (anche se secondo Pizzarotti, M5S prenderebbe il 50%);

Visto lo scenario è probabile che la coscienza di Grillo – sempre che la corrente elettrica lo assista per navigare in internet-  opti per un appoggio esterno al Pd, avendo peraltro il coltello dalla parte del manico: infatti qualora Bersani non dovesse virare verso i celebri “8 punti” comuni con il Movimento, quest’ultimo farebbe cadere il governo. Ma è un’ipotesi politica, non irredentista.

 

 

Simone Giuffrida

 

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Un Commento

  1. il movimento nasce proprio per contrastare il “sistema” obsoleto e ancora vi ostinate a fare il gioco del tiro e molla…..NON CI ALLEEREMO MAI …..con LE VECCHIE REGOLE CHE DEVONO ESSERE CAMBIATE, SE VOLETE “GOVERNARE” SI CAMBIA GIOCO: VOTEREMO LE PROPOSTE CHE CI PIACCIONO!!!!
    ANCORA NON CREDETE CHE C’E’ IN ATTO UNA R I V O L U Z I O N E SENZA VIOLENZA (ringraziate il cielo), e ancora vi ostinate a “fiducia” non “fiducia”, siete propri duri di comprendonio……

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