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Il Governo Monti compie un anno: sarà l’ultimo?

Monti. Foto Internet

È tempo di bilanci per il Governo diretto da Mario Monti che venerdì 16 novembre compirà un anno esatto. Il neo senatore a vita (era stato nominato tale da Napolitano appena una settimana prima,  il 9 novembre) prese in mano il fardello di un’Italia avvolta e devastata dalla crisi economica, in mano a una maggioranza sempre più divisa e in costante perdita di consensi nella popolazione.

Il provvedimento del presidente Napolitano, applaudito dalla critica e dai più grandi schieramenti politici (Pdl, Pd e Udc in testa), che seguì il famoso passo indietro di Berlusconi, apparve a tutti come necessario: in pratica si consegnava la Penisola in mano a dei commissari straordinari guidati dal super commissario Monti.

La missione del professore però, man a mano, ha preso una piega che ha portato, non solo a diminuire progressivamente il consenso che all’inizio aveva riscosso nella gran parte della popolazione, ma anche a forti divisioni all’interno degli stessi partiti.  Naturalmente è da prendere in considerazione il fatto che i tecnici agiscono senza un elettorato e si sentono in questo modo più liberi, rispetto a dei partiti che devono gestire i propri consensi e rispettare i programmi e le promesse fatte in campagna elettorale.

La rottura coi sindacati che ha portato allo sciopero generale odierno non è che una conseguenza dell’agire di Monti e i suoi, i cui rappresentanti più discussi sono il ministro del Welfare, Elsa Fornero, e il suo vice Michel Martone. Entrambi, alle prese con una materia delicata come il lavoro e il sociale, infatti si sono lasciati andare a considerazioni che un politico non avrebbe mai reso (a meno di essere un campione di gaffe come un loro illustre predecessore).

Ma a ballare sono anche i fatti. Tasse e tagli sono stati indirizzati verso le fasce più vulnerabili  e, a fronte di una ripresa lenta ma graduale con lo spread che ha fermato la sua picchiata, l’economia reale è sempre più ferma e asettica e lo sviluppo appare ora come ora una chimera. La legge di Stabilità e le sue misure sono ancora in discussione proprio perché i partiti sentono forte il dissenso crescente della popolazione e temono di perdere altri consensi.

In tutto questo crescono all’interno del Paese forze nuove guidate dal Movimento 5 Stelle. Un anno fa il partito di Grillo probabilmente non avrebbe avuto i numeri per entrare in Parlamento, adesso tutti i sondaggi lo danno al 20 per cento, secondo alle spalle del solo Pd.

Intanto lo stesso Monti non esclude la possibilità di ricevere un altro mandato. Visto il caos che avvolge tutti i partiti e il rischio di non avere una maggioranza solida nella prossima legislatura è una possibilità tutt’altra che remota.

Luca Mangogna

 

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