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Il giorno di Papa Francesco: “Non abbiate paura della tenerezza”

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È da poco cominciata la messa d’inaugurazione del pontificato di Papa Bergoglio. Sua Santità ha attraversato la piazza su una jeep scoperta per salutare la folla dei fedeli che lo ha accolto con un boato di gioia. Per salutare un disabile è sceso dall’auto ed è andato ad abbracciarlo, offrendo anche carezze ai bambini presenti.

Con la sua semplicità, con la sua vicinanza al popolo, con i suoi continui gesti di amore e di rispetto è riuscito solo in pochi giorni a conquistare il cuore di tantissime persone.

Papa Francesco è uscito da casa Santa Marta poco prima delle nove e si è immerso nella folla di piazza San Pietro. Una volta rientrato in Basilica, ha indossato i paramenti per la cerimonia e ha pregato sulla tomba di San Pietro, dove poco dopo gli sono stati consegnati il Pallio – la stola di lana con la croce rossa- e l’anello del pescatore, che Sua Santità ha voluto in argento e non in oro.

Con tutti i cardinali concelebranti è uscito dalla basilica e si è presentato davanti alla folla per celebrare la messa. Sono migliaia i fedeli giunti a piazza San Pietro, oltre 200mila persone. Molti i giovani che indossano la maglia della nazionale di calcio argentina, con i nomi di Aimar, Messi, Maradona. Oltre ai pellegrini, sono presenti 132 fra capi di Stato e teste coronate. Sono cinque le lingue scelte per la preghiera dei fedeli: russo, francese, arabo, swahili, cinese.

Il Papa ha voluto ricordare il suo predecessore, Benedetto XVI: «Gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza».

Si è rivolto poi a chi ha «ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale» e a tutti gli uomini di buona volontà di essere «custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, dell’altro e dell’ambiente».

Ha voluto sottolineare come il ministero del vescovo di Roma rappresenti un potere, ma «il vero potere è il servizio, e anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli».

Ha poi continuato: «Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi speranza».

«Non dobbiamo avere paura della bontà, neanche della tenerezza. La tenerezza non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore». Soltanto chi sta attento a coloro che hanno fame, sete, agli stranieri, a chi è nudo, malato, in carcere,  solo chi serve con amore  sa custodire i doni di Dio.

Concludendo l’omelia di inizio pontificato ha chiesto «l’intercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, dei santi Pietro e Paolo, di san Francesco, affinché lo Spirito Santo – ha aggiunto –  accompagni il mio ministero, e a voi tutti dico: pregate per me!».

Celeste Bufalino

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