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Il caso Irfis smontato da Crocetta che assolve Maiolini

Francesco Maiolini (foto internet)

Ex direttore di Banca Nuova, indagato per usura bancaria (“termine odioso” ha detto chiarendo la sua posizione in un’intervista), Francesco Maiolini sembrava vedere giunta al termine la sua avventura alla guida dell’Irfis, dov’era stato nominato presidente dall’ex governatore Lombardo poco meno di sei mesi fa.

Ciò non bastasse, nelle ultime settimane sono emersi altri aspetti che hanno minato la sua posizione nei vertici dell’azienda. Innanzitutto il caso della telefonata intercettata fra lui e il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, per cui lo stesso risulta indagato per fuga di notizie e che ha gettato pesanti ombre sull’operato della Procura e sui rapporti con il potere finanziario.

Quindi non va trascurata nemmeno l’assunzione della moglie di Lombardo, Saveria Grosso, proprio in Banca Nuova, durante la gestione di Maiolini e poco tempo prima che lo stesso prendesse in mano le redini dell’Irfis. Una nomina che secondo il manager non ha nulla a che fare con la politica, anche se le coincidenze lasciano pensare il contrario.

Nel frattempo accade pure che la scure della Corte dei Conti si abbatte pesantemente sull’Irfis, aprendo un procedimento d’istruttoria a seguito di un esposto presentato dall’ex assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao. La denuncia è partita per via di una procedura avviata dagli amministratori dell’Irfis che avrebbero tentato, in maniera illegittima, di mettere nel patrimonio societario circa 183 milioni di euro provenienti da risorse regionali accantonate in appositi fondi, che Irfis avrebbe dovuto utilizzare per finanziare le piccole e medie imprese siciliane.

Ma sotto l’occhio della Corte dei Conti sono finite anche operazioni di acquisizione di società (Sviluppo Italia Sicilia e Cape Sicilia) le quali non sarebbero avvenute con i corretti passaggi autorizzativi e deliberativi della Regione (socio unico della società), e un piano di circa 20 assunzioni di personale in contrasto con legge che blocca assunzioni nella pubblica amministrazione.

In tutto questo, Maiolini (che respinge comunque al mittente qualsiasi responsabilità in tutte le vicende), ha rimesso il suo mandato nelle mani del presidente della Regione, Rosario Crocetta, “affinché – ha detto – lui possa assumere le determinazioni che ritiene più opportune per la guida dell’Irfis, individuando una figura più adeguata a un ruolo che, invece, è a mio avviso più ritagliato per un uomo di pubblica amministrazione o della politica”.

E dunque le sue dimissioni sarebbero dovute essenzialmente a motivi politici.

Ma Crocetta, come se nulla fosse,  passando sopra il mare in tempesta che ha travolto l’Irfis e Maiolini, ha respinto inequivocabilmente le sue dimissioni, ponendo la sua ferma fiducia nei confronti del super manager napoletano.

E vissero felici e contenti.

Luca Mangogna

 

 

 

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