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E il Canada si mangiò le renne di Babbo Natale

Renne, foto internet

Se è vero che non dovrebbe soffrire il rincaro dei carburanti, quest’anno anche Babbo Natale potrebbe dover fare a meno del suo mezzo di trasporto preferito. La rivista Survival  ha stilato un rapporto shock sullo sterminio di renne in Canada, registrando un vertiginoso calo dei capi, che negli ultimi anni ha toccato il 95%.

Ultimamente, gli indigeni canadesi sembrano particolarmente golosi di carne di renna, o caribù, come la chiamano loro. Questa almeno è la denuncia del Governo di Ottawa nei confronti degli Innu, accusati di attività venatorie sempre più frequenti che rischiano di sfociare in un’estinzione della specie.

Gli autoctoni, naturalmente (e in che altro modo, del resto?) rispediscono gli attacchi al mittente, rivendicando un’armonia atavica tra il loro popolo e i cervidi tanto cari a Santa Klaus. “Pensino piuttosto al perdurare delle attività minerarie” è la risposta di uno degli anziani, che attribuisce la progressiva scomparsa dei cornuti animali allo stravolgimento del loro habitat.

Sarà colpa del Governo, dei pellirossa, del riscaldamento globale o dell’aumento di domanda di cappotti: sta di fatto che, in questa ciclica dialettica da scaricabarile, da 900.000 sono rimasti solo 27.600 esemplari di renna canadese, con una diminuzione del 67% negli ultimi due anni. Dato allarmante, di certo, specialmente se emerso in periodo natalizio, proprio quando questo animale torna a primeggiare nell’attenzione pubblica, specie dei più piccoli, se non altro per il suo fascino innocente.

Il direttore di Survival, Stephen Corry, dice che “accusare gli indigeni di eccedere nella caccia è facile, dato che non hanno voce in capitolo”. Si immaginano rassegnati barriti di commento tra le foglie d’acero: “almeno loro possono parlare”, dovrebbe essere la traduzione.

Andrea Cumbo

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