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Il 25° anniversario del massacro di Halabja

Foto internet

Il massacro della cittadina di Halabja nel Kurdistan dell’Iraq, per mano del regime di Saddam rimane la pagina nera nella storia dell’umanità. Infatti, venticinque anni fa, un pomeriggio, come tanti altri, la gente tra la paura e la speranza che un giorno possono essere liberi, ecco che arriva la morte silenziosa con le armi chimiche.

Era 16 marzo 1988 quando veniva bombardata con le armi chimiche la cittadina curda di Halabja nella provincia di Suleimania nel Kurdistan dell’Iraq; nel giro di mezz’ora morirono più di 6.625 persone. L’Occidente allora si limitò a una timida manifestazione nei confronti di Saddam, nonostante questi avesse palesemente agito contro i diritti umani usando un’arma bandita dalla convenzione di Ginevra nel 1925. Alla fine di marzo del 1988 l’opinione pubblica internazionale è venuta a conoscenza, grazie a videocassette clandestine e fortunosamente giunte in occidente, del massacro perpetrato attraverso le armi chimiche nella cittadina di Halabja: uomini, donne, bambini,vecchi morirono tra spasmi atroci a causa dei gas tossici.

La triste storia di Zimnako Mohammed, che sua madre ha potuto riabbracciarlo dopo 21 anni, allora Zimnaco era piccolissimo, racconta sua madre: “ Zimnaco era nella mia braccia , quando abbiamo udito il rumore dei caccia, siamo rifugiati nella cantina, metre il padre di Zimanco andò sul tetto di casa per capire quello che stava succedendo, improvvisamente corse dal papa il fratellino più grande Sarteep; ho sentito Sarteep a piangere mentre cadeva. Mi precipitai verso di lui con un pezzo di stoffa imbevuto di acqua , ma sono crollata. Quando ho aperto gli occhi mi sono trovato in un ospedale iraniano e i bimbi non erano non erano più con me”.

Proprio allora una donna Iraniana di Kubra adottò Zimnako, lo chiamarono Ali, la madre adottiva mori in un incidente stradale, Zimanaco “Ali” fu colpito e addolorato, perche per lui era la mamma. Lei non gli aveva mai raccontato la vera storia per non farlo star male.

Ora, Zimnaco “Ali” da quattro anni vive nella sua città natale Halabja tra la braccia della madre biologica, senza diminticare i parenti della mamma adottiva che va a visitarli spesso.
Il problema delle armi chimiche rimane ancora una questione da risolvere, dato che molti paesi del terzo mondo possiedono questa arma micidiale anche grazie alle tecnologie dell’Occidente.

Non dimentichiamo che in questo momento la popolazione Siriana sta vivendo proprio l’incubo di armi chimiche che il regime Siriano possiede e che  potrebbe usare, anche se alcuni oppositori hanno denunciato alla vigilia di Natale scorso l’utilizzo di “gas velenoso” da parte del regime ad Homs.
Per questo la giornata del 16 marzo dovrebbe diventare una giornata mondiale contro l’uso di armi chimiche.

Scheda: Halabja fu governata da una donna curda nel 1895 di nome Adilexanim che era la moglie del capo della tribù Giaf con cui aveva avuto un figlio di nome Ahmaed Mokhtar Giaf che diventò il più grande poeta classico del kurdistan, inoltre ha avuto molti intellettuali.

Shorsh Surme

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