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Iachini: “Esonero? Non è stata questione di risultati. Io e Zamparini siamo due cocciuti”

Beppe-Iachini

Beppe Iachini, a due settimane dall’esonero, torna a parlare della sua avventura in rosa in questi due anni e del suo rapporto con Zamparini. Lo fa attraverso le pagine del “Corriere dello Sport”: “Zamparini ha parlato di gioco brutto, risultati che non arrivavano? Non sono stati i risultati, dietro avevamo messo diverse squadre, dovevamo far inserire molti giovani. Le prestazioni più brutte sono arrivate quando ci siamo trovati a giocare tre partite in una settimana, ma considerato che avevamo molti giovani, era un rischio prevedibile. Il ‘pres’ ne pensa una, l’allenatore un’altra, ma siamo simili, siamo cocciuti, lo dico simpaticamente”.

In estate la squadra ha cambiato molto: “Quest’anno il Palermo era cambiato ancora. Sette-otto ragazzi, Dybala, Barreto, Munoz sono andati via,  ma come succede nei matrimoni anche più belli, arriva il momento di incomprensione”. La squadra ha dimostrato di esserle molto attaccato “La stima di un ambiente si conquista sul campo con il rispetto, come ti comporti, le scelte che fai, parlando chiaro, considerando tutti, dal più piccolino al più vecchio, uguali – ha aggiunto il mister marchigiano -. Ci si fermava dopo gli allenamenti con i ragazzi per il miglioramento della tattica individuale”.

Domenica al Barbera arriva la Juve di Dybala:Contro la Juve doveva essere la mia partita e invece è andata così, ma con Zamparini ho un buon rapporto – ha premesso Iachini -. In fondo siamo arrivati in una situazione difficile, una piazza bollente, il Palermo in B. Dovevamo partire con un nuovo progetto, averlo fatto a Palermo, in una piazza bella e importante, battendo record, valorizzando diversi giovani, portando tanta gente allo stadio, non è stato facile. L’anno scorso, in A, dovevi guardare i conti, c’era un programma di ringiovanimento per dare linfa alla società. Il fatto di aver preso tanti giovani, Dybala, Chochev, Morganella, Lazaar, che nel Varese giocava e non, Quaison, Belotti, con qualche chioccia giusta, vedi Sorrentino, Maresca, Rigoni, Barreto che è andato via, insomma si è costruito un gruppo solido, un’organizzazione di gioco ben precisa, il progetto andava avanti“.

Dybala? “Su Dybala io e Zamparini eravamo in sintonia. Quando ho proposto al presidente di fare un lavoro individuale su di lui, è stato subito d’accordo”. Qual è la collocazione ideale dello juventino? Quando sono arrivato a Palermo, tutti dicevano che era tutto da scoprire, si parlava molto della sua collocazione. L’ho schierato da seconda punta, con Hernandez prima punta. Strada facendo, alcuni dicevano che poteva essere un trequartista o un esterno nel 3-4-2-1, più ci lavoravo e più ho capito che stando vicino alla porta mostrava maggiore talento – ha aggiunto -.Abbiamo lavorato nella difesa della palla, rispetto al suo talento lavorava per i compagni, cercava meno la porta. Più passava il tempo, più avevo nella testa di andarlo a impiegare da prima punta, un centravanti con caratteristiche da atipico, non uno alla Toni, ma di profondità, tipo Jovetic, anche se lui è più trequartista. Paulo gioca di palleggio, di possesso, volevo portarlo a ridosso dei centrali avversari. Mi era capitato con Pellissier al Chievo, invece di sfruttarlo da esterno, per me era meglio sfruttarlo come attaccante di profondità. Questo cercare l’ampiezza, il movimento senza palla, per favorire l’inserimento degli altri, e così sono arrivati molti gol dai centrocampisti. Questo non vuol dire che Dybala non possa giocare da seconda punta. E’ chiaro che alla Juve hai tutti questi attaccanti, Morata, Mandzukic, Zaza, per Dybala è importante avere la possibilità di proporsi in altri ruoli. Dybala-Juve, scelta giusta? Credo che la scelta sia stata del ragazzo. Nell’Inter avrebbe trovato Icardi, che ho fatto esordire alla Samp: con lui Dybala avrebbe avuto le stesse situazioni tattiche. Quale sarà il suo futuro? Lo vedo come attaccante alla Montella, alla Aguero, o come Messi prima punta nel Barcellona. In un calcio moderno il centravanti non deve dare riferimenti ma favorire gli inserimenti degli altri”.

Dybala o Tevez?  “Io voto Dybala, non ho dubbi, perché arrivare alla Juventus a 21 anni e inserirsi in questo modo è da campione, è uno che ha una personalità enorme. Tevez è arrivato alla Juve a quasi trent’anni. Paulo è approdato in una squadra che ha vinto molto, ha dimostrato una grande personalità, un impatto sicuramente più positivo – dice il mister ascolano -.  Non sapremo mai se Tevez a vent’anni avrebbe avuto lo stesso impatto con la Juve. Che tipo è fuori dal campo la Joya? “Se avessi una figlia gliela darei in sposa. Paulo è un ragazzo maturo, parli con lui è come parlare a uno di trentacinque anni. Ha perso il padre da piccolo, è cresciuto in fretta. Quando sono stato esonerato, mi ha mandato subito un messaggio di vicinanza”. Come sarà accolto dal pubblico di Palermo? Bene, benissimo, perché a Palermo la gente apprezza le persone e ama il calcio”.

Un grande amico e ex compagno di Dybala è il Mudo Vazquez, Iachini ne parla così: “Vazquez è un altro talento su cui ho lavorato molto. Che tipo di giocatore è? Non è un trequartista, a mio avviso è una seconda punta, che potrà interpretare il ruolo di trequartista in una squadra dove c’è la possibilità di lavorare per l’ottanta per cento del tempo nella metà campo avversaria, quindi una squadra che ha il possesso palla del sessanta per cento, tipo Juve, Inter, Napoli. Non dà riferimenti. La società gli ha rinnovato il contratto. Per come ci ho parlato, a inizio stagione, lui sapeva che restare gli avrebbe fatto bene e che tra un anno avremmo valutato – ha aggiunto il mister marchigiano in un’intervista al ‘Corriere dello Sport‘ -. Resta un giocatore importante, ha fatto un gol, quattro assist, anche l’anno scorso era partito più lento, poi è venuto fuori. Lavoravamo per farlo andare più convinto alla ricerca del gol, negli ultimi venti metri dove può essere ancora più decisivo. E’ uno alla Baggio, di quelli che non sono trequartisti ma più seconde punte. Alla Del Piero, un altro di quelli che poteva essere un ruolo o un altro, alla fine però erano seconde punte, che svariano e favoriscono gli inserimenti dei centrocampisti”.

Un ritorno sulla panchina del Palermo?  “Lo dico con sincerità, spero non succeda”. Beppe Iachini decide di essere franco e in un’intervista al ‘Corriere dello Sport‘ spiega di tifare sempre per i rosanero. “Auguro a Davide (Ballardini, ndr) di fare bene, per il bene che voglio a tutti, ai ragazzi, al presidente con cui mi sono lasciato, ai tifosi, io tiferò per il Palermo perché lo merita”. Ha parlato con Ballardini? “Ho incontrato Ballardini.  L’ho rassicurato  che avrebbe trovato una squadra pronta, adeguata a quelle che dovevano essere le sue conoscenze, con giovani pronti e alcuni nuovi, come Hiljemark, che in questi mesi sono cresciuti molto. Se ho visto la partita con la Lazio? L’ho registrata”.

Rimpiange nulla della sua carriera? Ogni allenatore c’è un percorso particolare, io sono contento di quello che ho fatto. Poi, magari trovi il progetto giusto, ma dovunque sono stato mi è stato riconosciuto il lavoro– ha dichiarato Iachini -. Se il fatto che non ho procuratori può avermi tolto qualche possibilità? Io credo che debba parlare il lavoro sul campo. Sarri è andato male a Verona, poi a Pescara, a Empoli gli hanno presentato un progetto, tre anni di lavoro, e lì ha mostrato la sua qualità, la società lo ha atteso e ha costruito qualcosa di importante. Ora è a Napoli, gli è capitata l’occasione importante, è giusto che venga fuori il suo enorme lavoro”.

La lotta scudetto secondo Iachini: Roma, Napoli, Inter o Fiorentina? Sono tutte da scudetto. La Roma di Garcia, visti anche gli inserimenti che ha fatto ogni anno, è destinata a lottare fino alla fine. Il Napoli, con questo vestito nuovo del modulo, ha trovato maggiore solidità, miglior sviluppo degli attaccanti e degli esterni, che l’anno scorso dovevano abbassarsi molto. Ora hanno il supporto di tre centrocampisti, quindi Insigne, Callejon, Mertens possono essere più decisivi in attacco, possono stare un po’ più avanti – ha dichiarato Iachini -. L’Inter ha equilibrio, in difesa sono tosti e non hanno le coppe. A marzo può essere un vantaggio. La squadra che mi piace di più come gioco? Se devo dire due squadre, sicuramente il Napoli di Sarri e la Fiorentina di Paulo Sousa. A Firenze hanno trovato solidità difensiva, perché si difendono a quattro-cinque, hanno trovato in avanti un vestito giusto a certi giocatori, penso a Ilicic: è un giocatore ritrovato, che giocando da seconda punta, tra le linee, con il piede invertito, è devastante.In più dà maggior sostegno ad attaccanti come Kalinic. L’allenatore deve essere un buon sarto, e Sousa lo è stato” conclude Iachini.

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