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I magistrati non hanno bisogno del consenso? Macché…

Da ilfattoquotidiano.it

Stralcio dell’intervista: Trattativa Stato-mafia, Rodolfo Sabelli (presidente ANM): “Firme? La magistratura non ha bisogno di consenso”, pubblicata sul Fatto Quotidiano del 12 settembre:

“Cosa c’è di male nel fatto che un magistrato accetti la consegna di 150mila firme raccolte da un giornale in segno di solidarietà?
Sabelli: “È un comportamento che manifesta una sensibilità verso il consenso popolare che non è opportuna per un magistrato. Il magistrato non deve cercare il consenso e non deve temere il dissenso della piazza“.
Lei non avrebbe accettato le firme di 150mila persone? Sabelli: “Io ci avrei riflettuto. La magistratura non ha bisogno del consenso popolare. Noi amministriamo la giustizia in nome del popolo non perché ci sono 150mila persone che firmano a nostro sostegno”

Una riflessione ad alta voce. Perché, ci dobbiamo scandalizzare se 150mila persone hanno dimostrato solidarietà e vicinanza ad Ingroia e Di Matteo, ponendo la propria firma in calce ed esponendosi in prima persona? E perchè mai i due PM non avrebbero dovuto accettarle?

Veda dottor Sabelli, potrei essere in linea di principio d’accordo con la sua affermazione di non cercare il consenso o di non temere il dissenso, ma il mio sguardo, oltre ad essere rivolto al passato, è diretto alla Procura della Repubblica di Palermo di oggi. Il riferimento al passato è a Chinnici, Falcone e Borsellino, mentre per oggi intendo Messineo, Ingroia e Di Matteo. E quindi mi sento obbligato a dissentire sulle sue valutazioni, che secondo il mio modesto parere potrebbero essere valide per le Procure in generale, ma non per quella palermitana, proprio per le motivazioni che credo anche Lei converrà.

Oggi sono più che convinto che se all’epoca della stagione di sangue ci fosse stata la partecipazione delle gente così come c’è oggi, penso che Cosa nostra e non solo, non avrebbe avuto carta bianca nel commettere i delitti di che trattasi. La morte di tanti magistrati, poliziotti e carabinieri, nel Distretto giudiziario di Palermo, è stata preceduta da un assordante silenzio, silenzio che nemmeno i segnali evidenti e macroscopici riuscirono a rompere e a far svegliare le coscienze di chi aveva l’obbligo di far “chiasso”.

Il mancato attentato dell’Addaura e la telefonata di segnalazione di un autobomba a Palermo, poi fatta esplodere per assassinare Chinnici, così come le prove di “attentatuni” compiute da Cosa nostra prima di Capaci, avrebbero avuto altra sorte se accanto ai magistrati ci fosse stata la vicinanza delle persone. Ed, invece, erano soli, erano isolati, ma soprattutto erano alla mercé, buttati nel mercato per soddisfare interessi convergenti tra mafia e talune “menti raffinatissime”. Erano considerati carne da macello e quindi “agnelli da sacrificare” nel più assoluto silenzio. Per quanto mi riguarda, proprio ricordando il loro sacrificio, sento la necessità di stare accanto, molto accanto ai PM Ingroia e Di Matteo e mi chiedo: chi ha paura delle indagini che Di Matteo e Ingroia stanno conducendo?

Io, sono uno dei 150mila che ha firmato, lo rifarei e ringrazio gli altri che lo hanno fatto. Dobbiamo, vigilare affinchè corvi e sciacalli non s’impadroniscono dell’emergente verità e se questa verità giungerà attraverso lo stimolo dell’opinione pubblica, ben venga.

Pippo Giordano (ex ispettore DIA)

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