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I due pesi e le due misure dell’anticorruzione di Crocetta

Il principio della legalità e della lotta alla corruzione assunti a teorema dalla “Rivoluzione crocettiana” valgono sempre e per tutti? Forse per qualcuno vale più degli altri

La corruzione “non costituisce allarme sociale”, e il danno all’erario è esiguo. Sono le motivazioni con cui l’Avvocatura dello Stato ha dissuaso la Regione dal costituirsi parte civile nel processo contro il funzionario del Territorio che ammise di aver ricevuto soldi e favori per rilasciare autorizzazioni rapide ai ras delle discariche per lo smaltimento dei rifiuti.   Un fatto che lo scorso luglio fece andare su tutte le furie il governatore Rosario Crocetta che minacciò licenziamenti e confische.

Ma oggi, a  processo iniziato, la Regione se ne tira fuori e senza chiedere alcun risarcimento. Una decisione che ha fatto tanto discutere e gridare allo scandalo urbi et orbis. Uno “scivolone” secondo la Cgil siciliana che ha puntato il dito contro l’Avvocatura dello Stato e il presidente della Regione Rosario Crocetta “perché non è concesso abbassare la guardia davanti a un fenomeno così grave e dilagante come quello della corruzione”.

Immancabili pure i tuoni e le saette dei deputati del Movimento cinque stelle all’Ars e alla Camera, che hanno già messo nero su bianco due interrogazioni parlamentari e inviato una lettera al presidente della Repubblica. Il grillino Giancarlo Cancelleri accusa Crocetta “di essere lesto a issare il vessillo dell’antimafia in qualsiasi occasione, ma quando c’è da far parlare i fatti rimane spesso indietro. E corruzione e mafia vanno spesso a braccetto. Ci spieghi i motivi di questa assurda decisione che nessun sconclusionato parere dell’Avvocatura dello Stato potrà mai giustificare”.

Gli fa eco la collega di Sala d’Ercole Angela Foti, che rievoca la cacciata dell’ex assessore regionale Nicolò Marino all’indomani del dossier sulle discariche private in Sicilia, depositato e secretato  presso la commissione antimafia dell’Ars e alla Procura. “Evidentemente – afferma Foti- l’ ‘affaire’ rifiuti in Sicilia non deve essere smosso, se non con le chiacchiere. C’è comunque un altro processo, ‘Terra mia’, in cui la Regione può costituirsi parte civile. Crocetta non si lasci sfuggire quantomeno questa occasione”.

Il governatore della Sicilia è stato fra i tre grandi elettori del nuovo capo dello Stato e c’è chi sostiene di averlo visto spellarsi le mani per applaudire il presidente durante il discorso d’insediamento. “Mattarella ha parlato di livelli inaccettabili della corruzione – ha detto la deputata alla Camera Claudia Mannino–  che favorisce le consorterie e penalizza gli onesti. Un vero attore Crocetta. Prima si commuove, poi rientra a Palermo e fa spallucce”.

Il parere dell’Avvocatura sarà sembrato adeguato all’amministrazione regionale per decidere di non costituirsi parte civile nel processo, ma certo non si può affermare che questo insolito atteggiamento non cozzi con i ripetuti allarmi alla trasparenza e alla legalità, ribaditi a più riprese dal governatore della Sicilia sul tema. Come non ricordare, ad esempio, le pesanti accuse lanciate da Crocetta all’ex vicecapo di gabinetto dell’assessorato al Territorio e turismo, Angelo Pizzuto,  per un suo presunto viaggio in Canada a spese della Regione Siciliana, “senza che l’amministrazione ne sapesse nulla”? Trasferta che lo stesso Pizzuto nega di aver fatto, sporgendo denuncia contro ignoti per diffamazione. La questione resta ancora tutta da chiarire.

Tuttavia, la vicenda odierna ci spinge a fare una riflessione in merito all’atteggiamento che dovrebbero assumere gli organi istituzionali rispetto a tutti gli atti illegittimi. Il principio della legalità e della lotta alla corruzione assunti a teorema dalla “Rivoluzione crocettiana” dovrebbero valere in ogni occasione e per tutti, viceversa saremmo indotti a credere se non possa esserci un qualche collegamento fra la figura della dea bendata della giustizia con la cecità di tutte quelle forze politiche (e non solo) che, a conti fatti, non vogliono risolvere i numerosi fenomeni di corruzione che continuano ad imperversare nella burocrazia e nella pubblica amministrazione.

Marina Pupella

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