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Grasso: “La giustizia non è un peso. No al quarto grado di giudizio”

Piero Grasso. Foto di Marco Cirincione

“La consapevolezza di un fenomeno come quello mafioso, imparare a conoscerlo e capirlo rendono l’uomo più libero. Il diritto ad essere liberi deve essere garantito da una giustizia celere ed efficace. Da noi però la giustizia sembra essere vista quasi come un peso”.

Parole cariche di fiducia e di speranza, ma anche piuttosto critiche, quelle espresse dal Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso nel corso dell’incontro realizzato nell’ambito delle iniziative proposte a vent’anni dalle stragi del ’92.
Grasso, sollecitato dalle domande del giornalista Francesco La Licata, ha discusso dei temi presentati nel suo ultimo libro “Liberi tutti. Lettera a un ragazzo che non vuole morire di mafia” (“libro che ho scritto da solo”, tiene a precisare).

“La mafia in passato – sottolinea Grasso – ma ancora oggi per certi versi era vista come un semplice fenomeno di criminalità comune. La banalizzazione, la superficialità di questo atteggiamento ha fatto passare in secondo piano, per lungo tempo, le relazioni esterne che Cosa Nostra intesseva con i piani alti del potere. Senza l’appoggio di ampi settori politici ed economici non avrebbe ottenuto quel consenso e quella forza che ha acquisito”.

Il racconto del Procuratore parte dal passato, da quando negli anni ’70 era un giovane magistrato che si scontrò da subito con la sfera della criminalità mafiosa, fino ad arrivare ai pentiti storici, al maxi-processo e agli attentati del ‘92-’93. Sempre sottolineando l’alto valore delle azioni condotte da chi ha combattuto per la giustizia: “La Magistratura, le Forze dell’Ordine ma anche i giornalisti – chiarisce – si sono distinti per le attività compiute a contrasto del fenomeno mafioso. Sono i cani da guardia della democrazia e io voglio continuare ad essere uno di questi. La giustizia – evidenzia Grasso – non significa però soltanto dare la caccia ai criminali. Essa è il ristoro morale che innalza la dignità di un popolo”.

Non manca il giudizio del Procuratore sui temi della politica connessi all’ambito giudiziario: “Si parla sempre di riforma delle giustizia ma sento dire soltanto di eliminare le intercettazioni. È questa la riforma?”. Ironico sulla proposta di inserire un’ulteriore grado di giudizio: “Il quarto grado? E perché non il quinto, il sesto, il settimo e così via? Finché non trovi un giudice che ti assolve”.

Infine spiega il suo no alla legge anti-corruzione: “È encomiabile – afferma Grasso – che finalmente sia stato redatto un testo contro la corruzione. Ma è un lavoro che avrebbero dovuto fare dei tecnici non dei politici. Io stesso sono stato ascoltato in merito ma alla fine non hanno seguito alcun consiglio. Esistono gli strumenti per combattere la corruzione ma sembra che nessuno voglia utilizzarli”.

Marco Cirincione

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