Cultura

Gnuri di Marcello Maniscalco al Teatro Zappalà

La Palermo di un tempo raccontata attraverso la memoria dello “’Gnuri”, interpretato da Michele Perricone che calcherà le scene del teatro Vito Zappalà di Mondello, giovedì 6 agosto, alle 21,30. Perricone festeggia così i suoi trent’anni di carriera, con uno spettacolo che ripercorre la memoria della città.

La Palermo ricordata dallo “’Gnuri” è una città nel quale l’assessore preposto, in nome di un falso progresso, ha vietato l’uso della carrozzella. Questo ‘gnuri con la mente a pezzi, ritorna attraverso la carrozzella alla Palermo di un tempo, un altro mondo, dove forse “il pane era più amaro ma l’aria più dolce”.

Il ricordo galoppa al ritmo del cavallo; solo attraverso tale mezzo di locomozione si possono assaporare, infatti, gli antichi odori, sapori, i mestieri scomparsi, luci e brezze dimenticate, anche senza andare troppo indietro nel tempo.

 Una appassionata difesa della carrozzella finalizzata al ripristino del trasporto pubblico con tale mezzo, sia pure con finalità turistiche, come auspicato da questo progetto che si propone di dimostrare che non è calato il sipario sulla città scomparsa, inghiottita dal cemento e pervasa dai gas di scarico.

La volontà di rinascita, viene forzata dal racconto dello ‘Gnuri non solo dal punto di vista rievocativo ma partecipativo. Il racconto è un pretesto e la chiave del regista troverà, nella rievocazione dello ‘Gnuri le indicazioni necessarie, per riportare nell’aria quel profumo smarrito e la semplicità di come si viveva un tempo.

Lo spettacolo ripercorre i sentieri del passato, non per versare lacrime amare sulle note malinconiche del rimpianto, ma per favorire un insperato riscatto.  Ma la città non piange lacrime vane, il sentimento affettuoso che la sospinge se è di rimpianto è però anche di speranza.

Lo ‘Gnuri ricorda; ricorda se stesso, quella Palermo del liberty, il profumo di zagara, le passeggiate, il Foro Italico, il baglio, quell’aria… Ricorda e la malinconia, lentamente, si trasforma per restituire all’innamorato l’amore, come al re la corona.

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