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Gli impresentabili della (falsa) questione morale

Raffaele Lombardo (foto internet)

Mentre sta per chiudersi definitivamente il grande circo delle liste (chiuse alle 20 di lunedì), quello che non accenna a finire è lo spettacolo indecoroso dato dai partiti in campagna elettorale. Da destra a sinistra, passando per il centro, la questione morale è stato uno dei punti cardine di questa campagna, probabilmente più per riguadagnare credibilità verso un elettorato deluso che per reale convinzione etica, ma per come è stata affrontata è difficile quantificarne il ridicolo.

In prima linea, per non farsi mancare nulla, c’è il Pdl del redivivo Silvio Berlusconi, che si è incredibilmente eletto censore di chi ha avuto problemi giudiziari o continua ad averne. Tranne lui ovviamente. Mentre è ufficiale la decisione (o la rinuncia, non si è ancora ben compreso) di escludere il pluri-indagato Marcello Dell’Utri, sono ancora in bilico le candidature di Nicola Cosentino in Campania (elencare i suoi guai giudiziari fra rapporti con la camorra e gestione illecita dei rifiuti non è cosa semplice), di Alfonso Papa (coinvolto nell’inchiesta della famigerata P4),  Amedeo Laboccetta (finanziamenti illeciti), Mario Landolfi (truffa in concorso con la camorra),  Marco Milanese (corruzione) e Luigi Cesaro (indagato per i suoi rapporti con la camorra in ben quattro decenni diversi, è quasi certo di essere ricandidato). Quasi certa, al pari di Dell’Utri, la non ricandidatura di Antonio Scajola, che potrà impiegare il tempo a sua disposizione per scoprire finalmente chi gli ha pagato la casa a Roma.

Non se la passa meglio il Pd di Pierluigi Bersani, che dopo aver condotto trionfalmente le Primarie (o parlamentarie che dir si voglia) e aver incassato un botto di quattrini dai militanti, ha scoperto che fra i suoi candidati ufficiali c’era qualcuno che proprio candido non era. E via dalle liste allora i siciliani Vladimiro Crisafulli (rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, dopo essere stato assolto dall’accusa di aver intrattenuto stretti rapporti con il boss dell’Ennese, Raffaele Bevilacqua) e Nino Papania (condannato con una multa in patteggiamento per abuso d’ufficio) e il campano Nicola Caputo, indagato per rimborsi falsi nel corso del suo mandato da consigliere regionale.

Le difese, le autodifese, le giustificazioni degli impresentabili interessati hanno riempito le pagine dei giornali, quelle sul web e i notiziari, ma come in tutte le competizioni anche qui abbiamo un degno vincitore: Raffaele Lombardo.  Sì, proprio lui, l’ex governatore siciliano su cui pende una gravissima accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, che sarà ricandidato con il suo PdS-Mpa nel detestato centro-destra del ribaltone, a fianco di Berlusconi, Tremonti e Maroni.  La sua prima dichiarazione in proposito? “Mi hanno costretto”. Almeno non lo è stato a sua insaputa.

Luca Mangogna

 

 

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