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Giuseppe Arancio (PD): “Contrario al Referendum 5 stelle. I grillini vogliono farsi pubblicità”

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Oggi pomeriggio dovrebbe approdare in Aula la proposta di referendum abrogativo dell’articolo 38 del decreto Sblocca Italia che da il via libera alle trivellazioni in Sicilia e il ddl voto per cassare la stessa norma, che rende più celere e snello l’iter per autorizzare attività di ricerca e esplorazione di idrocarburi. L’iniziativa promossa dal Movimento 5 stelle all’Ars e approvata in commissione Ambiente il 2 dicembre scorso, non è stata però inserita nell’ordine del giorno ma potrebbe essere incardinata durante la seduta d’Aula. Nell’attesa, abbiamo chiesto al deputato del Pd all’Ars Giuseppe Arancio se è favorevole o no al referendum.

“Il referendum proposto dai grillini è una cosa più apparente che reale. Questa è una legge voto, per cui se ci sono altre regioni che proporranno la medesima cosa, allora sì che si potrà procedere con la consultazione popolare, con tutti i costi che ne consegue. Penso che una classe dirigente che viene scelta e votata dai cittadini deve assumere il coraggio delle proprie scelte. In Italia ci sono sempre quelli che si dividono al 50 per cento su tutto. Mi riferisco ad esempio alle opere pubbliche, al ponte sullo Stretto, c’è chi lo vuole e chi no”.

Ma lei è favorevole o contrario alle trivellazioni in Sicilia?

“Intanto, facciamo uno studio. Se la cosa è essenziale ed importante bisogna trovare il giusto equilibrio. Si parla di ecosostenibilità, io voglio preservare l’ambiente per i miei figli, che è fondamentale, ma ci sono delle opere che vanno fatte. A me non piace la scelta ideologica fatta di preconcetti, l’Italia ha bisogno del gas e noi lo compravamo dalla Libia, e oggi a causa della crisi politica di quel Paese si è interrotta la fornitura. Il gas che viene importato dalla Russia ha pure i suoi problemi dovuti all’embargo e l’Italia ha bisogno di fonti energetiche. Quando arriveremo a fare le strade ed i marciapiedi con quei materiali che, dice Trizzino (il presidente pentastellato della commissione Ambiente dell’Ars, ndr.) assorbono energia e la rilasciano con continuità durante il giorno è indubbio che a me il petrolio non interessa più.

Sì ma ha sentito che qualche giorno fa, a Sud di Israele c’è stato un incidente alle tubature di un oleodotto, che ha provocato la fuoriuscita di un fiume di greggio lungo 7 km che attraversa la riserva naturale di Evrona, nota per ospitare una folta popolazione di cervi e che serviranno mesi, se non anni, per porre rimedio a quanto avvenuto un pozzo realizzato negli anni ’60, che sta arrecando seri danni all’ambiente?

“Appunto, si tratta di un pozzo ormai datato, qui si parla di una tecnologia differente per la quale si è chiesto che vengano utilizzati tutti i dispositivi di sicurezza legati alle normative europee sui controlli. Per altro è stato fatto un accordo aggiuntivo, che istituisce la commissione della quale fanno parte i dirigenti generali degli assessorati Territorio e ambiente e dei Beni culturali. Quindi la Sicilia, si sta cercando di attrezzare per mantenere il giusto equilibrio fra ambiente e sviluppo economico. Non dimentichiamoci che oggi si vive una crisi epocale, dobbiamo fare delle scelte: o per preservare l’ambiente ci teniamo la fame, oppure cerchiamo di autorizzare le trivelle con tutti gli accorgimenti che possono determinare il fatto che non si arrechi danno ambientale.

Io non sono a favore delle trivelle tout court, sono innanzitutto favorevole a che si preservi l’ambiente e poi ritengo che il momento socio-economico che stiamo vivendo abbia la necessità di un impegno di questo tipo. Quindi, diciamo che in questo momento non ne possiamo fare a meno, con le dovute cautele sono a favore delle trivelle.  

Voterà la proposta referendaria?

“Io sono no contrario, molto contrario al referendum. E’ solo un effetto pubblicitario che i cinquestelle cercano, per dire che il Movimento assume i connotati di un movimento ambientalista. Ci sono dei momenti storici in cui bisogna fare dei sacrifici in termini ambientali, con tutti gli accorgimenti del caso. La raffineria di Gela è stata chiusa perché non era più in grado di rispettare i parametri europei. Ora, la Comunità europea può mettere tutti quei paletti e meccanismi finalizzati alla sicurezza dell’ambiente. Sembrerebbe che noi vogliamo trasformare la Sicilia in un emmenthal, ma così non è, perché si tratterebbe della messa in esercizio di due pozzi e altri 6 pozzi sono stati autorizzati per l’esplorazione”.

Marina Pupella

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