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Attentato alla scuola di Brindisi, sequestro dei beni per l’accusato

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Era il 19 maggio quando l’Italia e in particolare la Puglia furono scosse da un terribile attentato a una scuola superiore, la “Morvillo-Falcone” di Brindisi, dove perse la vita Melissa Bassi.

Inizialmente si pensò che ci fosse stato un intervento mafioso visto il nome della scuola e in particolare il fatto che quel giorno tutti gli alunni avrebbero partecipato a una manifestazione contro la mafia. L’Italia intera mostrò il suo disprezzo per il vile atto e le proteste di piazza non si fecero attendere.

Solo dopo poche settimane però la verità venne a galla: fu fermato e poi arrestato un uomo, Giovanni Vantaggiato, benzinaio sessantottenne di Copertino. L’uomo, dopo un lungo interrogatorio, confessò di aver innescato l’ordigno per una vendetta personale, visto che diversi anni prima aveva subito una truffa da 300 mila euro senza ricevere alcun rimborso. Questa motivazione creò qualche dubbio negli inquirenti poiché a quanto pare Vantaggiato era allora possessore di numerose proprietà.

L’uomo fu incastrato grazie alle registrazioni di alcune telecamere della scuola e di un chiosco vicino:  i video mostravano nei giorni precedenti all’attentato non solo l’accusato, ma anche la macchina di Vantaggiato, una Hyunday Sonica, e non una Fiat punto come i giornali hanno sempre dichiarato.

L’accusa fu di strage con l’aggravante del terrorismo, visto che dopo la visione dei video acquisiti dal gip, Vantaggiato ammise di aver compiuto l’attentato per colpire la Procura di Brindisi, che si trovava di fronte alla scuola Morvillo Falcone, ma visto che il marciapiede della procura era vuoto preferì posizionare l’ordigno davanti all’istituto scolastico.

Il difensore di Vantaggiato, l’avvocato Franco Orlando, seguì la strada dell’accusa per strage, ma chiese subito di eliminare l’aggravante di terrorismo. Ovviamente questa richiesta fu rigettata e fu confermato il fermo per Vantaggiato a firma di Motta, del sostituto procuratore di Lecce Guglielmo Cataldi e del sostituto procuratore di Brindisi.

Durante l’estate  le indagini portarono la Polizia e i Carabinieri al deposito di Carburanti di Vantaggiato e qui furono trovati e sequestrati alcuni documenti dell’uomo riguardanti operazioni doganali nel settore dei carburanti.  Inoltre, seguendo le dichiarazioni di alcuni testimoni, le forze dell’ordine arrivarono a una stradina di campagna tra Copertino e Leverano, dove trovarono tre bombole di gas con innesco e tre bambole di pezza. L’ipotesi fu che Vantaggiato provasse l’esplosione già da diverso tempo e che i manichini potessero essergli serviti per valutare gli effetti dell’attentato.

A settembre finalmente Vantaggiato ammise definitivamente le sue colpe, riferì di avere in programma l’attentato fin da Natale 2011, dichiarò di voler generare paura e, soprattutto, fare un atto punitivo dimostrativo. Inoltre l’uomo affermò di essere colpevole di alcuni attentati subiti da Cosimo Parato, un suo cliente che lo aveva truffato.

Dopo mesi dalla condanna e dopo l’ipotesi di suicidio da parte dell’uomo, ieri il nome di Vantaggiato è tornato alla cronaca. All’uomo, accusato di strage aggravata dalla finalità terroristica, è stato disposto il sequestro di beni per 2.100.000 euro.

Il gip di Lecce su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia ha disposto questa procedura per tutelare la famiglia della giovane Melissa Bassi che perse la vita nell’attentato e per le nove studentesse ferite. Il sequestro è iniziato ieri per mano della Polizia di Stato, S.C.O., Squadre Mobili di Lecce e Brindisi, dei carabinieri del Ros e dei Comandi provinciali di Brindisi e Lecce.

Secondo le indiscrezioni i beni sequestrati saranno: la villetta destinata a residenza familiare, i due locali commerciale di Copertino, deposito carburanti, altri due locali senza destinazione d’uso, l’imbarcazione ormeggiata a porto Cesareo e ovviamente il conto corrente ordinario e il deposito bancario amministrato.

Questo sequestro conservativo e preventivo è stato stabilito dal Tribunale di Lecce, a firma dei magistrati della Dda Cataldo Motta, Milto Stefano De Nozza e Guglielmo Cataldi, perchè durante il prossimo processo del 17 dicembre le parti civili con molta probabilità chiederanno un risarcimento danni e il provvedimento preventivo, in quanto gli investigatori hanno rilevato una sproporzione rispetto al reddito dichiarato. Si attendono ovviamente le svolte della prossima udienza.

Valentina Molinero

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