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I giovani del Pdl contro i vertici del partito, La Mantia: “Coacervo di satrapi senza eserciti”

Mauro La Mantia. Foto Internet

Il crollo del Pdl alle ultime elezioni Regionali in Sicilia non è passato inosservato, nonostante i tentativi dei vertici del partito di nascondere la sconfitta. Il segretario Angelino Alfano, nel day after, ha voluto sorvolare sul risultato della lista del Pdl alle Regionali siciliane, annunciando la sua candidatura alle primarie del centrodestra e attribuendo alla divisione dei due candidati, Micciché e Musumeci, il dato negativo.

Le dichiarazioni di Alfano, che aveva definito il Pdl “potenzialmente vincente”, non sono piaciute molto a Mauro La Mantia, Presidente Regionale Sicilia Occidentale di Giovane Italia, che con un comunicato stampa ha esposto la sua linea, criticando pesantemente i vertici del partito, definendolo “un coacervo di satrapi senza eserciti, che gestiscono il partito nel territorio a proprio uso e consumo, senza alcun rispetto per le regole interne, senza idee e programmi da proporre ai cittadini”.

“Il tracollo del Pdl in Sicilia – si legge nel comunicato – che Alfano e Castiglione cercano goffamente di nascondere, non ci stupisce perché da tempo denunciamo il pessimo stato in cui versa il partito. Siamo l’unico partito nella storia italiana che ha ben tre coordinatori regionali che per ovvi motivi non sono in grado di dettare una linea politica comune”.

La Mantia passa poi ad inquadrare quelli che, secondo lui, sono i colpevoli del fallimento alle Regionali: “È ovvio che il partito in Sicilia paga anche colpe non sue provocate dagli scandali in Lombardia e Lazio nonché le tensioni interne tra le correnti. È altresì innegabile – continua La Mantia – che il Segretario Nazionale Angelino Alfano non è esente da responsabilità. Sia per il ruolo che ricopre da oltre un anno che per l’essere siciliano, quindi a conoscenza della situazione locale, sarebbe dovuto intervenire per evitare il disastro elettorale”.

Ma per gli elettori del Popolo delle Libertà, i dubbi più assillanti vengono da quello che sarà il futuro del partito, che nel giro di pochi mesi ha perso un feudo storico, quale era la Sicilia, e le roccaforti di Palermo e Agrigento, veri e propri serbatoi di voti per il Pdl, in passato, ora in mano ai grillini.

Si parla, in Sicilia, di oltre mezzo milione di voti in meno rispetto alle elezioni di quattro anni fa, un’enormità che lascia perplessità e qualche preoccupazione: “In Sicilia, storico granaio elettorale del centrodestra, il PDL ha percentuali quasi inferiori a quelle nella rossa Emilia Romagna.” – ha concluso La Mantia.”Convinto che l’alternativa non può essere la Santanchè mi chiedo, alla vigilia delle primarie, se Alfano sia realmente l’uomo in grado di rifondare il partito, unire e portare alla vittoria l’intero centrodestra in Italia”.

Basterà ad Alfano la dichiarata e ferma volontà di non mollare di fronte al pessimo risultato siciliano, candidandosi alle primarie, per convincere gli elettori? Il Popolo delle Libertà potrebbe trovarsi a fronteggiare una delle più pesanti crisi dalla sua fondazione, ma per evitare il tracollo anche alle politiche ha bisogno di mettere sul piatto degli elettori un progetto politico serio.

Paolo Guagliardito

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