Cronaca

Gela, caos nell’ospedale Vittorio Emanule: denuncia del sindacato Cni-Fsi

Ospedale di Gela

Carenza di Infermieri e accorpamenti senza alcuna logica di reparti e dipartimenti sono alcuni dei problemi del presidio ospedaliero “Vittorio Emanuele” di Gela.

A scendere in campo è il Cni-Fsi Sicilia, Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti – sindacato rappresentativo e firmatario del CCNL, preoccupato dal caos che regna nella mappatura, ogni giorno diversa, di dipartimenti e reparti dell’ospedale di Gela. Il sindacato è allarmato dai provvedimenti messi in atto negli ultimi tempi dai dirigenti della struttura sanitaria.

“Abbiamo chiesto – dichiara Calogero Coniglio coordinatore regionale del sindacato – le delibere degli accorpamenti e soprattutto ci domandiamo se queste sono compatibili con il piano di riordino ospedaliero. Purtroppo ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna informativa dalla direzione”

La segreteria regionale che in questi giorni sta riorganizzando il nuovo Direttivo Provinciale, chiede ufficialmente un incontro con i vertici aziendali di Via Cusmano per contestare la mancata informativa sulle strategie aziendali che stanno portando agli accorpamenti di alcune unità operative urologia, chirurgia, ortopedia, ORL e la neonata senologia.

L’ospedale “Vittorio Emanuele” di Gela serve un’utenza di circa 120.000 abitanti, che raggruppa oltre che il comune di Gela, anche Butera, Niscemi, Mazzarino e Licata.

“La carenza infermieristica all’interno della struttura è un danno che si ripercuote sui pazienti – continua Coniglio – il problema potrebbe essere facilmente risolto attingendo il personale dalla graduatoria del concorso regionale di bacino”.

Inoltre sembra che si stia procedendo al trasferimento del personale in servizio in sala operatoria o di medicina interna presso l’hospice diretto dal dottor Alario. Tutte queste decisioni sono state prese senza accordi e discussioni con i sindacati. In questa situazione il personale del Presidio “Vittorio Emanuele” di Gela vive in uno stato di ansia e incertezza che coinvolge pertanto anche il loro operato lavorativo.

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