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Gay Pride nazionale a Palermo, pareri discordanti su ‘Sicilia Facebook’

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Una copiosa eco è giunto dall’articolo pubblicato dalla nostra redazione riguardo la decisione definitiva di scegliere la città di Palermo quale sede del Gay Pride Nazionale nel 2013.

Il popolo “telematico” ha accolto la notizia attraverso la frequentatissima e animata pagina di Sicilia Facebook (oltre 845.000 iscritti – cliccate qui per iscrivervi), dando pareri anche discordanti.

Ad un vasto consenso si è contrapposto un sentimento di rifiuto non tanto per la categoria rappresentata (tranne qualche caso isolato) bensì per una frivola celebrazione che potrebbe rivelarsi controproducente per la categoria stessa la quale finirebbe, secondo alcuni, per “autoghettizzarsi“.

Nel palcoscenico dedicato ai commenti  c’è chi ricorda, ammonendo chi critica la manifestazione perchP troppo esibizionismo, come durante il femminismo molte donne si siano comportate alla stessa maniera, basando la protesta proprio sull’ostentazione fisico-verbale.

“Non importa se si faccia a Roma, Palermo o da qualche altra parte. Ma non capisco la necessità di vestirsi in maniera ridicola, come se i gay andassero in giro vestiti in quel modo. Io ne conosco e sono persone normalissime, e probabilmente i gay seri non partecipano a questo tipo di manifestazioni ridicole. Si può anche manifestare in maniera civile e senza ‘accoppiarsi’ in pubblico. Manifestazioni del genere fanno perdere la credibilità e offendono tutti quei gay che cercano di costruirsi una posizione sociale giorno per giorno, ed essere rispettati come persone e non perché gay. Il rispetto sta nel riconoscerli come uguali a tutti gli altri, e non nel dire ‘ti rispetto perché sei gay’, ma per la persona che sei!” così Livia Carnevale che, come altre persone, rispetta il prossimo ma non si trova d’accordo con lo sfoggio di chi “si sente diverso ma non lo è”.

Scorrendo tra i numerosi commenti, non prendendo in considerazione le offese gratuite,  c’è chi diversamente si schiera a favore di questo evento allontanando ogni tipo di critica, come Andrea Fabri Rossetti: “Se siamo goliardici, siamo scandalosi. Se siamo incàzzati siamo dei fròci acidi e irrispettosi. Sapete qual è il punto? Che molte persone ci vorrebbero depressi ad autocommiserarci… Non accettano né un gay felice e orgoglioso (eh no è ostentazione! E perché voi non ostentate la vostra eterosessualità?) né uno incazzato (oh ma chi si crede d’essere sto rìcchione? <—il pensiero di un etero come tanti). Al pride ci sono entrambi gli stili, il goliardico e il serio. E il secondo è molto presente.

Bisogna però staccarsi dal carro del locale di grido, e farsi un giro lungo il corteo, specialmente in testa. Da lì si può osservare lo striscione che apre la sfilata, e tutti gli altri distesi dietro, salutare il trenino delle famiglie Arcobaleno, i genitori dell’Agedo… poi ci sono anche quelli di Gionata e delle varie associazioni di credenti-omosessuali, e gli striscioni dei partiti e dei sindacati che hanno voluto aderire…. e tanti cittadini.

La serietà c’è tutta, per chi la vuole vedere. E niente e nessuno potrà mai arrogarsi il diritto di allontanare l’anima più festosa e “diversamente rivendicativa” del pride. E poi basta dissociarsi dalle transessuali, sono coloro che pagano più di tutti il prezzo dell’ignoranza della gente.”

C’è infine chi predica il buon senso, come Giacomo Celi, che ricorda delle parole semplici ma forse non così tanto ovvie:  “Tutte le manifestazioni, purchè siano pacifiche e non creino disordini, ben vengano. In questo mondo c’è spazio per tutti!”

Insomma, protagonismo a parte, sicuramente l’ondata che l’anno prossimo (pre)occuperà Palermo avrà delle proporzioni notevoli da non sottovalutare: una vetrina importante per il capoluogo siciliano che vuole farsi trovare pronto ed attrezzato.

Simone Giuffrida

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Un Commento

  1. A proposito di questioni di genere,sarebbe utile ricordarsi che il sostantivo Eco è di genere femminile;per quanto riguarda i cortei di persone vestite in maniera ridicola,forse qualcuno potrebbe legittimamente dire lo stesso delle processioni religiose e delle conferenze episcopali;e poi come mai parecchi vescovi e cardinali hanno gli stessi modi affettati e la stessa voce quasi in falsetto di Paolo Poli o Franco Zeffirelli?

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