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Furto da 50mila euro al Velodromo di Palermo: arrestati 2 giovani

Ancora una volta l’obiettivo dei “cacciatori” di metalli pregiati si conferma il velodromo cittadino di Fondo Patti, struttura sportiva inutilizzata dal 2008, quando una tempesta di pioggia e vento, ne aveva danneggiato il tetto, e ulteriormente rovinata, a seguito dell’incendio divampato il 2 novembre che aveva distrutto quasi completamente il parquet.

Da quel momento la struttura era diventata un vero e proprio supermarket per i ladri di metalli ed a seguito delle denunce, i Carabinieri avevano organizzato dei servizi di osservazione e controllo ad hoc, che lo scorso novembre, avevano portato all’arresto in flagranza di reato di due giovani dello Z.E.N.

Nel pomeriggio di ieri, altri due ladri palermitani, Rosario Zammito classe 1980 e Francesco Faija classe 1994, residenti in via Costante Girardengo, volti noti alle forze dell’ordine, sono stati sorpresi in flagranza dai Carabinieri della Stazione di San Filippo Neri.

I militari stavano controllando il perimetro della struttura, quando hanno udito dei rumori provenienti da uno dei locali, e senza farsi notare sono entrati vedendo i due intenti ad armeggiare con arnesi da scasso su di un quadro elettrico.

Immediatamente bloccati, sono stati riconosciuti dagli operanti quali abitanti del quartiere. A seguito di accurata ispezione dei locali, i Carabinieri hanno accertato la manomissione ed il furto di trentadue batterie da 12v 65 Ah, circa 100 metri di cavi in rame suddivisi in vari spezzoni, una batteria box, un gruppo di continuità e un quadro elettrico, pronti per essere portati via, per un valore complessivo di circa 50.000 €. Un carrello di quelli per la spesa, con all’interno uno zaino, contenente cacciaviti chiavi inglesi ed attrezzi vari per lo scasso, era stato utilizzato per trasportare quanto appena rubato.

A seguito di perquisizione personale, nella tasca del giubbotto di Rosario Zammito, veniva rinvenuta e sequestrata, una boccetta di “saggio d’argento”, utilizzato dagli orefici e da negozi specializzati per le prove dei metalli, e nel caso specifico, presumibilmente sarebbe stato utilizzato, per riconoscere l’argento presente nei cavi superconduttori dal normale metallo.

A seguito della successiva ispezione, i Carabinieri hanno accertato inoltre, che i due non fossero degli sprovveduti in materia, avendo studiato il quadro elettrico prima di smontarlo evitando così la folgorazione.

I due accompagnati in caserma, sono stati tratti in arresto e su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, tradotti presso il Tribunale di Palermo e giudicati con il rito direttissimo, al termine del quale dopo la convalida sono stati sottoposti ai domiciliari.

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