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Fuga dalla Siria: in migliaia scappano da Assad

Foto da Internet

“È una vergogna per la comunità internazionale assistere  al nostro massacro”. Parla Bassam Rashid, 45 anni, proveniente da Aleppo. Bassam è un comerciante fuggito con la famiglia verso il confine con la Turchia. Al momento risiedono nel campo profughi di Domiz, nella provincia di Dohuk, nel Kurdistan dell’Iraq.

Fatima, la mamma di Bassam, ha 65 anni ma ne dimostra 80, ha già perso due nipoti e il marito. Fatima è molto colta, ha fatto per 35 anni la preside in una scuola di Aleppo. Con lo sguardo fisso verso il confine della Siria, mi dice “Noi Siriani tutti, Arabi, Curdi, Cristiani, Sunniti e Sciiti, siamo merce di scambio perché, non dimentichiamo che c’è una guerra non dichiarata in questo momento, per l’egemonia nell’area calda del Medio Oriente.

Un conflitto più diplomatico che militare, in questo momento almeno, vede protagonisti la Turchia da una parte e l’Iran dall’altra”. Durante l’intervista a questa famiglia, sono arrivati due ragazzi curdi della Siria, di 16 e 17 anni. Ironia della sorte il primo si chiama Azad, che in curdo significa Libertà, il secondo invece Rizgar (Salvezza).

Anche loro sono  fuggiti con la famiglia da Aleppo, dove vivevano da anni. Azad aveva molta voglia di raccontarmi le torture e repressioni subite nella loro scuola. È da sottolineare che la rivolta era scoppiata proprio dalla scuola, dopo che due ragazzi di 15 e 16 anni avevano scritto sui muri citazioni e slogan, contro il regime che  non ha esitato ad uccidere i ragazzi sotto tortura.

“Dovevamo sapere a memoria la dottrina del Partito Bath “Arabo Socialista””. Si tratta di un partito che fu fondato da tre elementi: uno alawita, di nome al-Ars, un cristiano ortodosso di nome Aflaq e musulmano sunnita, al-Br. “Noi eravamo discriminati come Curdi, molti dei nostri parenti non avevano nessuna identità, non potevano viaggiare perchè privi di ogni documento di riconoscimento”.

Azad conclude dicendo “noi Curdi siamo sempre stati considerati cittadini di serie B, in Siria”. I motivi che portarono alla politica anti-curda del Ba’th furono principalmente due: anzitutto il timore che la concessione da parte irachena di autonomia o indipendenza ai Curdi, dopo che questi avevano appoggiato il colpo di stato di Kassem nel 1958, portasse all’inglobamento delle regioni curde della Siria; il secondo motivo, di natura economica, ovvero  la scoperta di petrolio (allora la pianura curda di Jezira, al confine Turco – Siriano, gallegiava sul petrolio). Non dimentichiamo che la politica di arabizzazione è cominciata prima in Siria e poi in Iraq, ed è andata avanti con la creazione di nuovi villaggi interamente arabi, fattorie gestite da arabi e soprusi vari nei confronti della popolazione curda.

Ora, il sogno non solo della popolazione curda, ma della maggior parte dei popoli della Siria, è la caduta del regime di Assad, e la riappacificazione del paese.

Shorsh Surme (giornalista curdo)

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