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Forum delle Economie UniCredit per l’Agroalimentare: strategie e sinergie per coltivare il futuro delle imprese

(di redazione) A Catania un focus organizzato da UniCredit per riflettere su caratteristiche, punti di forza e aree di miglioramento del comparto e B2B tra imprenditori e buyer stranieri

Tra le attività realizzate dalla banca a supporto del settore il programma “Coltivare il futuro” che ha permesso l’erogazione di oltre 300 milioni di euro in Sicilia e il progetto filiere che in un anno ha registrato 3 accordi siglati in Sicilia.

Catania, 21 marzo 2019 – In Sicilia il contributo dell’agroalimentare al PIL è pari al 5,3%. Il numero di imprese attive nel Food&Beverage è pari a 7.844 (dati al 30 giugno 2018) e il valore dell’export è pari a circa 1,2 miliardi di euro.

Anche in Sicilia è stata la domanda estera a sostenere il settore: le esportazioni sono cresciute in dieci anni del 68%, con un tasso medio annuo del 4,8%: il contributo maggiore è venuto dal F&B, le cui vendite all’estero sono aumentate del 73% contro il 63% dell’agricoltura. I mercati di sbocco dell’export sono in aumento ma ancora troppo concentrati: i primi quattro (Francia, Germania, Stati Uniti e Svizzera) assorbono infatti oltre il 50% dell’export totale.

La Sicilia è la prima regione italiana per superficie agricola dedicata al biologico (427.294 ettari su totale nazionale 1.908.653) e numero di operatori (11.626 su totale nazionale di 75.873). L’incidenza percentuale delle superfici biologiche sul totale delle superfici coltivate supera il 30% (31,1% contro una media nazionale del 15,4%).

La superficie bio è dedicata soprattutto a colture foraggere (69.232 h), cereali (57.881), olivo (42.101), vite (35.939) e agrumi (25.339). Con 65 prodotti certificati (di cui 34 Food e 31 Wine), la Sicilia è al quinto posto per numero di prodotti certificati.

Sono alcuni dei dati rilevati dall’Industry Book, analisi condotta dal Corporate Marketing di UniCredit sulla base di dati macroeconomici e analisi di bilancio delle imprese, presentato oggi a Catania nel corso del Forum delle Economie Agrifood, organizzato da UniCredit, per stimolare il confronto e individuare strategie di sviluppo coinvolgendo associazioni di categoria e, soprattutto, aziende del comparto e buyer stranieri.

“Il settore agroalimentare sta vivendo un trend di sviluppo – ha sottolineato Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit -. Partendo dal dialogo costante tra le parti, nato per comprendere meglio le esigenze e trovare insieme le soluzioni più idonee, UniCredit si propone come partner di riferimento per sostenere gli imprenditori del settore”.

Ciò si aggiunge ad una serie di attività realizzate da UniCredit a supporto delle imprese del comparto:
– Il programma “Coltivare il futuro”, nato dall’accordo stretto da UniCredit con il MiPAAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) a supporto delle aziende dell’agroalimentare che nel triennio 2016-2018 ha permesso l’erogazione di oltre 300 milioni di euro di finanziamenti in Sicilia;
– la creazione di un’Area Marketing Centrale UniCredit, in grado di proporre soluzioni e opportunità commerciali idonee alle specifiche esigenze delle imprese e una rete locale ad hoc composta da specialisti, di cui 21 in Sicilia;
– il progetto UniCredit volto a rafforzare il valore delle filiere offrendo sostegno finanziario al ciclo produttivo e un più agevole accesso al credito: 38 gli accordi siglati in Italia in un anno, tre dei quali in Sicilia.

UniCredit, inoltre, grazie alla sua radicata presenza internazionale, con banche leader in 14 mercati principali e un network di uffici e International Center in 18 Paesi del mondo, si impegna a sostenere la crescita delle imprese locali aiutandole a mettere in atto strategie di internazionalizzazione di successo. Tra le azioni intraprese su questo fronte, anche l’organizzazione di B2B, incontri diretti tra aziende italiane e buyer stranieri qualificati, come quello realizzato in occasione del Forum svolto oggi a Catania che ha visto incontrare 45 aziende siciliane con buyer provenienti da Russia, Germania, Polonia, Vietnam e Kazakistan.

Primo settore per creazione di valore aggiunto in Italia (62 miliardi di euro), capace di apportare al Pil nazionale un contributo del 3,9%, anticiclico e virtuoso in resilienza, l’agroalimentare è il più rilevante tra i comparti d’eccellenza del Made in Italy. Qualità, export, innovazione e crescita dimensionale, unita allo sviluppo dei processi di integrazione della filiera, sono le leve capaci di tradurne le forti potenzialità in business sostenibile e di successo.
Nell’ultimo decennio, secondo l’analisi di UniCredit, il settore ha messo in atto profonde trasformazioni, innovando il modello di business e registrando una dinamica migliore di quella dell’industria manifatturiera nel suo complesso.

A fronte di una debole domanda interna, l’export ha giocato un ruolo trainante per la crescita: le vendite all’estero del Food&Beverage (prodotti trasformati), sono aumentate più dell’80% negli ultimi 11 anni. Eppure, la propensione all’export del settore per l’Italia rimane inferiore a quella dei principali concorrenti europei (23% nel F&B e 12% in agricoltura – dati Eurostat), ciò anche a causa delle ridotte dimensioni medie delle aziende, della difficoltà di accesso alle catene di distribuzione internazionale e della concentrazione dei mercati di sbocco. Esiste quindi ancora un elevato potenziale da valorizzare in tema di business oltre confine, implementazione di organizzazione e capacità commerciale delle imprese (anche attraverso la crescita dimensionale e la promozione dei processi di integrazione della filiera) e sviluppo di prodotti ad elevato valore aggiunto capaci di imporsi su
nicchie di mercato ad alto rendimento.

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