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Fondi Ue, ipoteca accesa sul futuro della Sicilia

Registra ritardi preoccupanti, in Sicilia, l’attuazione dei due principali programmi europei, Fse e Fesr. L’ennesima conferma arriva dal rapporto congiunturale Res presentato a Palermo con la partecipazione del ministro della Coesione territoriale, Carlo Trigilia.

A fronte di una dotazione di 4,36 miliardi, informa il report dell’omonima fondazione che la spesa certificata totale del Fesr è ferma al 27,4% mentre quella dell’Fse (che ha un budget di 1,6 miliardi) arriva al 40,9%. Sul tema, il ministro ha incontrato il governatore siciliano Rosario Crocetta. E sempre ieri la Cisl, a fronte dell’alto rischio e delle percentuali estremamente basse di spesa sulla programmazione 2007-2013, ha sollecitato il governo della Regione a “un impegno straordinario per concretezza e collegialità”.

Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, qualche giorno fa aveva anche inviato una lettera aperta al governatore. Per il sindacato, i gravi ritardi che ipotecano la crescita economica e sociale dell’Isola sono da imputare alle “disfunzioni e persino perversioni di alcuni settori della macchina amministrativa”; e a una concezione vecchia della politica come mera intermediazione d’interessi a spese dei fattori dello sviluppo”. “Non possiamo permetterci – insiste Bernava – un nuovo fallimento nell’impiego dei fondi comunitari. Siamo allarmati. Rinnoviamo l’appello al governo a cambiare passo, a darsi una strategia di sviluppo e risanamento. A spiegare come oltre che cosa, intende fare per portare la Sicilia fuori dal tunnel della crisi”.

A conclusione della riunione ministero-Regione, è stato costituito un gruppo di lavoro misto cui è stata affidata la missione di evitare l’incombente disimpegno automatico dei finanziamenti. “Un imperativo” per il quale la Cisl chiede a Crocetta di utilizzare “tutti gli strumenti di surroga e i poteri sostitutivi previsti dall’articolo 9 del recente decreto del Fare che stabilisce, in tema di fondi comunitari, la possibilità di intervenire in via di sussidiarietà, sostituendosi agli enti inadempienti”. Il sindacato, inoltre, invoca “collaborazione istituzionale e un proficuo confronto sociale”. Anche perché delle quattro regioni dell’Obiettivo convergenza (quelle del sud in ritardo di sviluppo), Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, “l’Isola è rimasta la sola a non aver ancora avviato il confronto sociale espressamente posto da Bruxelles alla base della programmazione della spesa dei fondi Ue”.

Tornando al rapporto Res, l’analisi congiunturale informa che la recessione in atto nell’economia siciliana mostra segnali più marcati di quanto ipotizzato nei precedenti scenari di previsione. La flessione del Pil nel 2013 potrebbe essere dell’ordine del 3,8% e quella della domanda delle famiglie del 3,2% mentre gli investimenti in macchinari e attrezzature potrebbero diminuire del 4,5%. Il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere un nuovo massimo storico, al 20,4%.

“Le nostre stime configurano una recessione senza precedenti, più grave di quanto atteso. Abbiamo probabilmente raggiunto il punto più basso della curva della crisi che investe l’economia siciliana dal 2007”, spiega Adam Asmundo, responsabile del modello di previsione, per il quale “tutto appare drammaticamente sotto pressione: il reddito disponibile, le condizioni economiche delle famiglie e delle imprese, il mercato del credito, la capacità stessa del sistema economico regionale e della componente pubblica dell’economia, di reagire alla crisi”. “Sono fortemente colpiti – rimarca Asmundo – i settori e le imprese tradizionali, dall’edilizia al commercio all’artigianato, che rappresentano l’ossatura storica e identitaria dell’economia dell’Isola”.

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