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Flop di Rivoluzione Civile, Di Pietro fuori dal Parlamento

Ingroia, foto internet

Il centrosinistra si aggiudica per un soffio il premio di maggioranza, ma anche nella parte sinistra dell’emiciclo verranno a mancare elementi storici della politica, sebbene riproposti con simboli e facce meno solcate dalle rughe.

Il grande escluso è certamente Antonio Ingroia e, con la sua lista “Rivoluzione Civile”, l’Idv di Antonio Di Pietro e le esigue frange rimaste della sinistra radicale. Era risaputo fin dal principio che sarebbe stata una battaglia difficile, ma probabilmente tra i risultati non era annoverata l’umiliazione.

La lista del magistrato siciliano ottiene un timidissimo 2,25% alla Camera e appena l’1,79% al Senato. Ma la sconfitta moralmente più difficile da digerire è proprio quella subita in patria. In Sicilia, nonostante il sostegno del sindaco di Palermo che con l’Idv ottenne nel capoluogo un vero plebiscito, la lista Ingroia non riesce a ottenere nulla fermandosi appena sopra il 3% di preferenze per Camera dei Deputati.

Ancora peggiore l’esito in Campania, terra che ha consacrato Luigi De Magistris dell’Idv sindaco della città di Napoli. Nell’area partenopea la lista è rimasta molto al di sotto della soglia del 4% riuscendo appena a superare il 2% delle preferenze.

Forse proprio l’amaro di questa sconfitta è stato la causa di dichiarazioni poco riflettute che ieri il magistrato ha rilasciato a caldo, quando ancora nulla a livello nazionale era certo, se non la sua esclusione dal parlamento italiano. Ingroia, lontano anni luce dall’ipotesi del mea culpa, ha riversato tutte le colpe del risultato sulla coalizione di centrosinistra. “Al leader del Pd Bersani avevamo offerto una possibilità di confronto, di dialogo, di allargamento della coalizione – ha dichiarato Ingroia – ma non abbiamo avuto nessuna risposta”.

Ma la dichiarazione che più scuote è quella relativa alla sua carriera. Intervistato da Bruno Vespa ieri sera a Porta a Porta, Ingroia ha detto che non sarà più un Pm, ma che comunque non abbandona la sua carriera di magistrato.
Lungi dal voler urlare all’assalto delle toghe rosse in chiave berlusconiana, appare tuttavia evidente che l’ipotesi di un rientro in magistratura del leader di un partito e candidato premier, di qualunque schieramento, strida non poco con l’imparzialità necessaria al ruolo.

L’esclusione di Ingroia lascia ai margini della politica siciliana anche Sandro Ruotolo, noto giornalista di Servizio Pubblico; Franco La Torre, figlio del segretario del Pci Torre ucciso dalla mafia; l’ex senatore Idv Fabio Giambrone; Paolo Ferrero, esponente della vecchia Rifondazione Comunista e Giovanna Marano, la donna che aveva preso il posto di Claudia Fava alle scorse elezioni regionali.

In sintesi, alla lista di Antonio Ingroia non è toccata una bella sorte, ma il magistrato palermitano promette “La nostra rivoluzione civile non si ferma qui…”

Valentina D’Anna

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