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Fini a Palermo: nessuna manovra oscura, ma la politica non sia ambigua

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini (foto Internet)

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha voluto essere a Palermo, in forma privata, per commemorare Paolo Borsellino. La giornata palermitana di Fini è stata un veloce pellegrinaggio nei luoghi simbolo della lotta alla mafia.

Il Presidente della Camera dopo l’atterraggio a Palermo si è recato presso la stele che sull’autostrada ricorda l’eccidio di Capaci, dove perirono Giovanni Falcone, la sua compagna e la sua scorta, per un momento di commemorazione.

Poi Fini si è diretto al Palazzo di Giustizia per un convegno dell’Associazione nazionale magistrati.

Probabilmente il momento più difficile della visita del leader di Fli a Palermo è stato in via D’Amelio, dove erano già confluiti Antonio Di Pietro e i ragazzi delle agende rosse di Salvatore Borsellino. Fini ha deposto ha deposto un tricolore sull’ulivo che venne piantato proprio davanti all’abitazione della madre del giudice Paolo Borsellino, ma non è riuscito a evitare la protesta silenziosa del popolo delle agende rosse che al suo arrivo ha girato le spalle e alzato le agende. E’ stato il fratello di Borsellino, Salvatore, a provare a gettare acqua sul fuoco ringraziando personalmente il Presidente della Camera per essere stato presente in via D’Amelio, ma Fini non ha voluto rinunciare a dire la sua ad un giovane della agende rosse che lo aveva fermato per interpellarlo sulla presunta trattativa Stato-Mafia: “Stai tranquillo. Napolitano e’ il piu’ convinto sostenitore affinchè si arrivi alla verità”.

Il Presidente della Camera in serata si è poi recato alla Biblioteca comunale di Casa Professa per una orazione civile in memoria di Paolo Borsellino. Fini nel suo intervento si è rivolto direttamente al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, seduto in prima fila, che aveva denunciato che sulla strage di via D’Amelio “si e’ entrati nella camera della verità ma qualcuno ha spento la luce per riuscire ad arrivare alla verità”, e ha replicato: “Credo che sia disdicevole confondere le questioni giuridiche, come le interpretazioni chieste dal Quirinale alla Consulta con presunte quanto inesistenti manovre oscure tese ad evitare che una volta entrati nella camera della verità si possa illuminare di verità tutta quella tragica vicenda”.

Ma Fini ha avuto anche parole nette per la politica: “nella battaglia contro la criminalità organizzata un fronte decisivo è quello politico ed è un fronte che passa sia dall’attività del governo e del parlamento sia attraverso la mobilitazione pubblica ma soprattutto dalla capacità dei partiti di fare pulizia al proprio interno, eliminando ogni ambigua zona di contiguità con la criminalità e il malaffare”.

Adriano Frinchi

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