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Marchionne: “La Fiat non lascia l’Italia”. Ma s’è dimenticato di Termini Imerese

L’A.D. della Fiat Sergio Marchionne

Anche se la Sicilia l’ha abbandonata da un pezzo, la Fiat ha affermato che non vuole lasciare l’Italia. Parola di Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto.

Intervistato da Ezio Mauro, direttore di Repubblica, Marchionne ha detto che “in questa situazione drammatica, io non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via”, dimenticandosi – ribadiamo – di quanto avvenuto a Termini Imerese, dove la situazione, nonostante proclami e promesse, è in stallo.

Sugli operai dell’ex stabilimento della Fiat, infatti, è calato il silenzio. Come se tutto si fosse risolto. Invece, come si legge su ‘Quotidiano di Sicilia’, “il comune palermitano è una bomba sociale pronta ad esplodere, dal 2013 finisce la Cassa integrazione per i lavoratori ex Fiat. Saltato anche l’incontro di sabato scorso, speranze ridotte al lumicino per circa 1.300 lavoratori del polo auto“.

Ecco perché il resto dell’intervista non ci interessa.

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Un Commento

  1. Marchionne è l’esempio lampante di disonestà e incoerenza più chiaro degli ultimi anni. Parla di necessità del libero mercato quando impianta gli stabilimenti in Polonia o in Brasile e decide di chiudere in Italia però mette da parte il capitalismo quando va a chiedere aiuto al Governo o critica la Volkswagen per le sue strategie fortemente concorrenziali. Ma si sa, la Fiat è padrona d’Italia dal Dopoguerra e politici, affaristi, pseudo-sindacalisti fanno la fila per inumidire con la lingua le natiche dell’Agnelli-Elkann di turno. Cane non mangia cane.

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