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Claudio Fava: “I precari e i clandestini non sono numeri”

il candidato Claudio Fava (foto di Simone Giuffrida)

Ieri, mercoledì 19 settembre, il Giardino Inglese di Palermo, sede della festa di Liberazione (e prima della festa dell’Unità) è stato teatro di un incontro con il candidato alla presidenza della Regione siciliana Claudio Fava.

Molti i temi sfiorati dal dibattito, cominciato in ritardo perché Fava ha dovuto incontrare il sindaco di Piana degli Albanesi. Uno dei primi argomenti ad essere stato intrapreso è quello della situazione che si è venuta a creare a Niscemi dove sono stati istallati i cosiddetti MUOS, sistema di comunicazioni satellitari statunitense. Oltre a Sigonella, con le operazioni dei droni (veicoli senza pilota) che impediscono il regolare flusso aereo di trasporto, anche Niscemi; la Sicilia sta per venire attrezzata come una roccaforte americana nel Mediterraneo. “La Sinistra siciliana non è stata attenta a questa strategia militare” esordisce Antonio Mazzeo, Rete No Ponte No Muos.

“Sta per venire abbattuta l’ultima Sughereta siciliana a Niscemi: queste antenne che sono state montate sono un reale pericolo per la gente che si sta ribellando e qualcuno ha pure ricevuto un avviso di garanzia. Vogliono militarizzare le navi clandestine e il Mediterraneo per i loro interessi.”

Se le operazioni militari ricordano la drammatica situazione siciliana, la sanità ne è lo specchio. “L’assessore Massimo Russo ha rovinato tutto, peggio di così non poteva fare: ci sono meno cure, meno posti letto e mancano i consultori. Chi parla è Renato Costa, segretario regionale CGIL Medici, che spende una parola anche sugli obiettori di coscienza: “In un ospedale, di cui non dico il nome, ho visto due stanza adiacenti con due targhette: in una ‘Visite ginecologiche’, nell’altra ‘Aborti’. Vi rendete conto? Questo è il rispetto che si ha per una persona, una famiglia che decide di fare un passo doloroso e importante. Molti obiettori che lavorano in padiglioni pubblici poi quando vedono i soldi nel privato si dimenticano di essere quello che sono. È una vergogna.”

Il dibattito prosegue con Anna Bucca (Arci Sicilia) che sottolinea l’importanza del ‘bene comune’ e della troppa differenza tra sudditi e governanti (votanti e politici). “Non ci si sente più rispecchiati da qualcuno che è nelle stesse condizioni di chi lo vota.” Apre Anna Bucca. “Questa è una terra che esclude e non include: dovrebbe essere esattamente il contrario soprattutto in Sicilia. Se la sinistra è ‘vera’ deve sentirle queste cose: ci si riempi spesso e volentieri la bocca di immigrazione, anti-mafia ma nessun deputato siciliano è mai stato presente ai nostri incontri contro la Mafia dove sono stati presenti molti rappresentanti di altre Regioni, tra tutte la Toscana.”

La parola passa al candidato Claudio Fava che cerca di fare una panoramica della situazione regionale che sta mettendo al lastrico la gente comune. “Parlare di rivoluzione e decidere di candidare gente di centro-destra in un partito di centro-sinistra è una scelta quantomeno bizzarra ma non entro nel merito più di tanto – esordisce Fava – qui la politica è vista come “emergenza” e non come quotidianità.”

Punta forte, il candidato di Sel, al connubio tra politica e vita attiva contestando la troppa distanza (economica e sociale) che c’è tra il normale cittadino ed un deputato eletto. “Si dice sempre ‘Siamo speciali, siamo al centro del Mediterraneo, siamo a statuto speciale’; io non discuto la “specialità” ma l’uso che ne è stato fatto. Se non mescoliamo la vita quotidiana alla politica attiva la politica non esiste più; non prendiamo in giro la gente.”

Il parallelo politica-vita quotidiana è un tasto su cui batte forte il candidato catanese che si scaglia contro chi si “attacca alla poltrona” per troppo tempo reo, peraltro, di non ascoltare minimamente i bisogni delle persone che gli hanno permesso di avere un posto di potere.

Se la politica è un mestiere che non fa altro che rinchiuderti in una stanza per più di trent’anni è una sconfitta generale. Manca la quotidianità, andare a comprare il pane come fanno tutti: quando la politica si umanizza non possono esistere scempi.” Scempi di cui lo stesso Fava si fa carico scusandosi in nome della classe politica: “È stato presentato un ovvio, logico emendamento che prevedeva di non fare partecipare alle SPA gli imputati di mafia. Attraverso l’escamotage del voto separato i parlamentari hanno rifiutato questa proposta dicendo di voler mandare chiunque a fare parte delle società. Ma nessuno è andato ad occupare Palazzo d’Orleans o altro mentre per portare il modellino del ponte sullo stretto si è andati a Roma: siamo un po’ tutti colpevoli.”

Fava ha concluso con un interessante parallelo tra il precariato che attanaglia il popolo siciliano e lo sbarco clandestino nella nostra terra. “I precari, i clandestini non sono numeri. Sono delle persone, con dei nomi, con delle vite alle spalle: si può essere precari a 20-25 anni ma hai tempo per costruirti un percorso e una vita. A 40 anni non puoi farlo: hai una famiglia e se perdi il lavoro perdi tutto. Non si pensa mai che ogni uomo ha una sua storia, un suo percorso: magari gli viene promesso un contratto indeterminato e poi resta precario a vita o viene licenziato. Sono trattati come numeri anche i clandestini. Le notizie che ci giungono sono ‘quaranta morti nel Mediterraneo’; ma i nomi? le facce? chi sono questi ‘quaranta morti’? Come si può non dare un volto, un nome e una storia ad una persona che ha perso la vita. Siamo stati governati da gente che non aveva il minimo interesse per il bene comune: bisogna archiviare gli ultimi dieci anni di politica regionale di Cuffaro e Lombardo; e lo dico non per tornaconto personale ma perché conviene alla nostra vita.”

Simone Giuffrida

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3 commenti

  1. 1) essendo un politico di Sel si può dire candidato di Sel, anche se è vero che rappresenta una coalizione. Come dire Miccichè candidato di Grande Sud anche se è appoggiato da altri

    2) l’articolo è sulla conferenza di Fava non sulla festa di Liberazione.
    Un’annotazione che non è piaciuta neanche a me è stato lo specificare che è stata la sede anche della festa dell’Unità. Non c’era motivo di scriverlo perchè c’entra poco.

  2. Candidato di SEL? a me pareva il candidato di una coalizione non di un partito!
    Poi è bello notare come in questo articolo non viene nominato il PRC manco mezza volta eppure la Festa di Liberazione è organizzata proprio da loro! cose strane!

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