CronacaPrimo Piano

Falcone, Strage di Capaci. Ecco chi procurò l’esplosivo

Strage di Capaci

Caltanissetta. Dal lontano 1992 le indagini sulla strage di Capaci continuano a svelare ulteriori dettagli in merito a quel triste 23 maggio. Infatti la Procura diretta da Sergio Lari e la Dia hanno definito la lista di coloro i quali crearono l’esplosivo che quel giorno uccise Giovanni Falcone, sua moglie e i tre componenti della scorta. A fare i nomi è stato l’ultimo pentito di Cosa nostra Gaspare Spatuzza, che chiama in causa persone molto vicine a Giuseppe Graviano, capomafia del quartiere Brancaccio di Palermo. Nella lista compaiono i nomi di Cristofaro Cannella, Giorgio Pizzo, Giuseppe Barranca, Cosimo Lo Nigro, Lorenzo Tinnirello e Vittorio Tutino. Anche se in carcere da tempo per vari reati di omicidio e mafia, vi è in atto nei loro confronti un ordinanza di custodia cautelare per ordine del gip di Caltanissetta Francesco Lauricella, su richiesta del procuratore aggiunto Domenico Gozzo.

Tra la lista dei nomi vi è la presenza anche di Cosimo D’Amato e Salvo Madonia. D’Amato, in qualità di pescatore, in quell’occasione diede ai mafiosi vecchi ordigni prelevati dal mare e lo scorso anno venne arrestato dopo indagini svolte dalla Procura di Firenze. Madonia invece è uno degli appartenenti alla famiglia di Resuttana ed è stato identificato come uno dei mandanti della strage. Dunque, dopo indagini durate più di vent’anni si fa ancora più luce su come venne organizzato l’attentato, che procurò lutti e stupore. Infatti, nonostante molte condanne, mai nessuno aveva parlato nel corso dei processi, in quanto il Graviano aveva ordinato massima riservatezza. Il mandato avvenne per opera di Totò Riina e i 200 chili di tritolo uniti agli altri 200 di esplosivo utilizzato nelle cave crearono una delle stragi eseguite da mani mafiose.

 Il procuratore Sergio Lari ha dichiarato «Con quest’ultima indagine  riteniamo di aver fatto una ricostruzione completa della fase organizzativa della strage del 23 maggio 1992. E non sono emerse responsabilità di soggetti esterni a Cosa nostra».

Spatuzza racconta «ricordo che un mese e mezzo prima della strage di Capaci, Fifetto Cannella mi chiese di procurargli una macchina voluminosa, per recuperare delle cose. Ci recammo pertanto con l’autovettura di mio fratello nella piazza Sant’Erasmo di Palermo, dove incontrammo Peppe Barranca e Cosimo Lo Nigro, e dove avremmo dovuto incontrare Renzino Tinnirello, il quale però tardò ad arrivare. Ci recammo quindi a Porticello, ove trovammo un certo Cosimo, ed assieme a lui ci recammo su un peschereccio attraccato al molo, da dove recuperammo dei cilindri delle dimensioni di 50 centimetri per un metro legati con delle funi sulle paratie della barca. Al loro interno vi erano delle bombe … Una volta arrivati a casa di mia madre, in cortile Castellaccio, scaricammo i bidoni all’interno di una casa diroccata di mia zia, che si trova a fianco» Il giorno successivo, racconta Spatuzza,  i bidoni vennero trasportati in un magazzino a Brancaccio.  «Lì cominciammo la procedura tagliando la lamiera dei cilindri con scalpello e martello ed estraendo il contenuto … Mi resi conto che eravamo all’interno di un condominio, quel posto non era adatto al lavoro». Spatuzza dichiara davanti ai magistrati di Caltanissetta che l’esplosivo venne quindi spostato nuovamente in un altro luogo di Brancaccio (zona industriale). «L’esplosivo che macinavamo era solido, di colore tra giallo chiaro e panna. Lo macinavamo schiacciandolo con un mazzuolo, lo setacciavamo con lo scolapasta sino a portarlo allo stato di sabbia … Ci recammo a prelevare altri due bidoni alla Cala, sempre legati a un peschereccio».

 

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.