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Ex Asi Agrigento, sentenza TAR: nel 2011 gare bandite senza copertura finanziaria

Ex Asi Agrigento, sentenza del TAR: nel 2011 gare bandite senza copertura finanziaria. Altre gravi responsabilità per i dirigenti Casesa e Callari

Importante sentenza emessa dal TAR Palermo nella vicenda contrassegnata dalle denunce dell’ex Commissario Straordinario, Alfonso Cicero, contro amministratori e dirigenti dell’ex Consorzio ASI di Agrigento, nel frattempo sottoposti a richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e truffa, formulata dalla Procura della Repubblica di Agrigento, a seguito delle indagini scaturite dalle denunce del commissario straordinario nel corso del 2012.

Con il provvedimento depositato lo scorso 5 marzo, anche i giudici amministrativi – facendo seguito a quanto già fatto proprio dagli uffici del pubblico ministero sotto il profilo penale – hanno ritenuto che alcune gare d’appalto, avviate e concluse nel corso del 2011 dal Consorzio ASI di Agrigento, erano viziate da illegittimità perché prive delle risorse finanziarie necessarie a sostenerle.

In particolare, è stato appurato da parte dei giudici amministrativi che l’affidamento dei lavori di progettazione alla SEDITER S.r.l. da parte del dirigente dell’Area tecnica consortile, Salvatore Callari, in ciò autorizzato dal dirigente generale del Consorzio ASI di Agrigento dell’epoca, Antonino Casesa, non poteva essere effettuato perché mancavano le risorse finanziarie per farvi fronte: in pratica, in dispregio alle elementari regole di contabilità pubblica, i dirigenti in questione avevano impegnato il Consorzio a sostenere una spesa ingente (l’importo a base d’asta previsto era di € 153.078,80) senza avere prima provveduto a verificare che le somme dovute ai professionisti ai quali era stato aggiudicato il servizio di progettazione in  questione – riguardante il completamento delle opere di urbanizzazione primaria nell’agglomerato industriale di Aragona/Favara – fossero effettivamente presenti e disponibili.

Chiari sono stati i giudici amministrativi nell’affermare che la gara è stata bandita dai dirigenti senza alcun atto che legittimamente potesse autorizzare la spesa, che non si sono curati di salvaguardare l’interesse pubblico, impegnando l’ente in una spesa priva di finanziamento.

La sentenza in questione, peraltro, fa da battistrada ad altre due controversie, di identico tenore, generate dallo stesso comportamento tenuto dai dirigenti in questione che – sempre nel corso del 2011 – hanno bandito altre due gare di progettazione prive di copertura finanziaria, successivamente censurate ed annullate dai nuovi responsabili del Consorzio ASI di Agrigento in liquidazione.

Peraltro, le stesse motivazioni sono state poste alla base della richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura della Repubblica di Agrigento per l’ipotesi di abuso d’ufficio nei confronti degli stessi dirigenti sulla quale – unitamente ad una lunga serie di altre ipotesi di reato a carico dei dirigenti in questione e di altri nove soggetti tra ex amministratori e dirigenti dello stesso Consorzio ASI di Agrigento – a breve si pronuncerà il G.U.P. presso il Tribunale di Agrigento che ha ammesso tra le parti civili l’ex Consorzio ASI di Agrigento, ora in liquidazione, l’Assessorato regionale delle Attività Produttive e Confindustria Agrigento.

Anche la Procura Regionale della Corte dei conti sarà chiamata a pronunciarsi sull’illegittimo comportamento tenuto nell’occasione dai dirigenti del Consorzio, visto che la Sentenza n. 605/2015, è stata trasmessa dal TAR Palermo ai giudici contabili per i danni erariali che la stessa risulta sancire in capo ai responsabili.

Successivamente, tenuto conto che la ricordata sentenza ha posto a carico del Consorzio ASI di Agrigento l’obbligo di formulare una proposta all’impresa aggiudicataria per il riconoscimento delle spese derivanti da responsabilità extracontrattuale, causata dalla fretta con la quale il dirigente generale Casesa ed il dirigente dell’Area tecnica Callari hanno bandito la gara ed assegnato la progettazione – senza curarsi dell’esistenza del decreto di finanziamento, tuttora mancante – l’ente procederà a citare in giudizio i responsabili per richiedere il ristoro dei danni in tale modo subiti.

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