Politica

Eusebio Dalì: “La Sicilia succube da troppo tempo dei partiti romani. È il momento di voltare pagina”

 

Il candidato alle Regionali Eusebio Dalì

Eusebio Dalì nasce a Palermo, 38 anni fa.

Consegue la maturità classica, poi si laurea in Giurisprudenza e consegue un master in comunicazione pubblica. A 26 anni viene eletto consigliere comunale di Palermo. Passa poi alla Provincia, dove riveste per 4 anni la carica di assessore. Nel suo curriculum politico, anche l’esperienza di componente del consiglio dell’ASI (Area Sviluppo Industriale) di Palermo e di consigliere d’amministrazione della Foss – Fondazione Orchestra sinfonica siciliana e Teatro Politeama.

È tra i fondatori di Grande Sud, il partito fondato da Gianfranco Micciché, di cui è portavoce. È attualmente in carica al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. È candidato alle elezioni regionali.

Perché ha scelto di candidarsi a sostegno della candidatura di Gianfranco Miccichè?

La mia candidatura è il frutto della condivisione di un progetto culturale e politico. La Sicilia ha subìto per decenni l’ingerenza degli interessi dei partiti romani; è arrivato il momento di dimostrare che la nostra terra è capace di esprimere una classe politica all’altezza del compito di determinare scelte nell’esclusivo interesse dei siciliani.

Per troppi anni i siciliani hanno lasciato che altri partiti, a Roma, decidessero le nostre sorti. Per troppi anni i siciliani hanno permesso che altri decidessero di depredarci di fondi che ci spettavano e che li destinassero ad altre regioni per le ripicche dei deputati leghisti; per troppi anni abbiamo permesso che si sfruttassero le nostre risorse naturali, subendone i danni ambientali senza tuttavia riuscire a trarne nemmeno un guadagno in termini di ricchezza e sviluppo.

È giunto il momento di voltare pagina, tagliar fuori dal governo della Sicilia i partiti e gli esponenti politici che di siciliano hanno solo il cognome, ai quali la Sicilia interessa solo come bacino di voti da sacrificare sull’altare degli interessi romani dei partiti nazionali.

In cosa consiste il programma che proponete ai siciliani?

Il nostro programma di governo si fonda su una riforma strutturale del sistema amministrativo. Abbiamo già pronta una legge, valutata positivamente da esperti amministrativisti e che sottoporremo all’Aula come prima azione del governo, per quella che riteniamo essere la riforma principe di cui la Sicilia ha assoluta necessità: il passaggio dal sistema delle autorizzazioni a quello del controllo. La legge autorizza, la pubblica amministrazione controlla durante e dopo. Meno burocrazia e più controlli si tradurranno in maggiore libertà per i nostri imprenditori e gli investitori

Come si traduce in ricchezza e sviluppo una legge sul cambio di sistema amministrativo?

Serve ridare slancio alle capacità di ‘creare ricchezza’ della Sicilia, le cui potenzialità sono innumerevoli: risorse naturali, beni culturali e paesaggistici, fonti energetiche pulite. Queste ultime, ad esempio, offrono lo spunto per comprendere come la cosiddetta ‘legge sulla sburocratizzazione’ sia il primo, necessario, passo per rilanciare l’economia siciliana.

Oggi per installare un impianto fotovoltaico di medie dimensioni sono necessarie 24 autorizzazioni. Le porteremo a 6, riducendo così notevolmente i tempi di realizzazione dell’impianto.

Sarà così possibile ed economica la produzione di energia dalle fonti rinnovabili che andrà a ridurre il costo delle bollette per le famiglie e le imprese attraverso la modifica del Piano Regionale dell’Energia. Meno burocrazia significa anche più energia pulita.

Costi della politica. Un argomento caldo che occupa gran spazio del dibattito pubblico. In che modo prevedete di abbattere i costi della politica siciliana?


Serve innanzitutto fare una distinzione a monte tra i costi della Pubblica Amministrazione e i costi dell’attività politica parlamentare. I primi sono quelli relativi al funzionamento della macchina amministrativa. I secondi sono quelli relativi al funzionamento dell’ARS, ovvero il parlamento regionale, la presidenza e i gruppi consiliari che autodeterminano le proprie regole.

Il Presidente della Regione non può intervenire sull’autodeterminazione del parlamento e viceversa. In ogni caso è doveroso rivedere i costi dell’amministrazione riducendoli allo stretto indispensabile e, in Aula, sarà necessario sensibilizzare i gruppi parlamentari ad agire sulla stessa linea di rigore.

Come risanare il bilancio della Regione e rilanciare l’economia regionale? I tagli alla spesa sono la soluzione?

I tagli agli sprechi sì, quelli alla spesa no. I tagli, checché ne dicano Roma e Bruxelles, non sono la soluzione per risollevare le sorti della Sicilia. È necessario innescare sviluppo e puntare ad un aumento delle entrate e non alla riduzione della spesa che, in fin dei conti, provoca solo disoccupazione e povertà.

Serve puntare su investimenti esteri, incentivi all’imprenditoria e pieno sfruttamento dei fondi europei per ridare slancio alle capacità di creare ricchezza della Sicilia.

È solo un esercizio di stile, o vuota demagogia, annunciare generici incentivi all’occupazione, senza ripensare l’intero sistema della formazione in Sicilia allo scopo di creare manodopera specializzata. Non si può innescare un processo di sviluppo imprenditoriale se non si costruiscono percorsi di formazione di figure professionali che possano sopperire alla richiesta delle imprese.

Questo è uno SpotPost (messaggio elettorale autogestito a pagamento. Committente Eusebio Dalì)

Per info: commerciale@ilmoderatore.it

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