PoliticaPrimo Piano

Elezioni in vista, scatta la caccia al seggio sicuro

Camera dei Deputati (foto internet)

Le dimissioni annunciate da Mario Monti hanno accelerato i tempi della fine della legislatura e così è assai probabile che si andrà alle urne prestissimo, la prima data utile è infatti il 10 Febbraio. Elezioni politiche in vista dunque e, salvo sorprese, si dovrebbe tornare a votare con il Porcellum, vale a dire con le liste bloccate. C’è comprensibile fermento tra i partiti che hanno già messo in moto le macchine elettorali e studiano strategie e alleanze, ma il maggiore attivismo si registra tra i parlamentari che vorrebbero mantenere il proprio scranno a Montecitorio o Palazzo Madama e quanti invece sono desiderosi di tentare il grande salto a Roma. Su tutti però pesa l’incognita della geografia politica: quali e quante liste verranno presentate?

Proprio questa mattina una scure sembra essersi abbattuta sui peones del già malconcio Pdl. Silvio Berlusconi, che è tornato in campo in prima persona, sembra intenzionato a rilanciare Forza Italia anche a costo di perdere gli ex An, ha annunciato nel corso di una intervista telefonica con Maurizio Belpietro che “Il 50% di candidati abbiamo deciso che verrà dal mondo delle imprese, il 20% sarà preso dalle amministrazioni locali dove c’è chi si è comportato bene e ha dimostrato di saper lavorare, un 10% dal mondo della cultura e un altro 10% sarà preso tra i parlamentari attuali”.

Se alla scure berlusconiana aggiungiamo le percentuali basse del Pdl siciliano è evidente che molti parlamentari siciliani non dovrebbero tornare a Roma. Salvi dovrebbero essere sicuramente Angelino Alfano alla Camera e il Presidente del Senato Renato Schifani, gli altri invece dovranno misurarsi con il metro berlusconiano. Qualche difficoltà dovrebbe esserci per gli ex An che però potrebbero essere convogliati in una lista nuova di zecca, e forse per i più anziani come Enrico La Loggia alla Camera e Antonio Battaglia al Senato. Che sia prossimo un repulisti nel Pdl lo conferma anche la mossa, che si è rivelata azzeccata, del messinese Nino Germanà che ha lasciato Montecitorio per Sala d’Ercole.

Le difficoltà del Pdl potrebbero anche ripercuotersi sugli alleati minori dei berlusconiani. La Destra di Storace dovrebbe presentare una propria lista alleata al Pdl, ciò le consentirebbe di avere una soglia di sbarramento più bassa e, dunque, più facile da superare. Capolista naturale per il partito di Storace dovrebbe essere Nello Musumeci, per il resto spazio agli esponenti della Destra e qualche transfuga del Pdl. Più complicata la situazione del Cantiere Popolare. L’ipotesi di una lista presente su tutto il territorio nazionale, magari insieme a Pionati e altre componenti del vecchio centrodestra, è rischiosa, più probabile sembra una confluenza nelle liste del Pdl o di Forza Italia 2.0. In quest’ultimo caso gli ex dc dovranno fare i conti con i parametri del Cavaliere e l’unico a essere garantito potrebbe essere solamente l’ex ministro Saverio Romano. A tal proposito non è passato inosservato il passaggio al gruppo del Pdl alla Camera dell’esponente del Cantiere Popolare Pippo Gianni, che però viene liquidato dallo stesso come solo una “questione tecnica”.

Dall’altra parte della barricata si ostenta una certa sicurezza. Con il Pd sopra il 30% nei sondaggi in tanti in casa democratica aspirano a mantenere il seggio o a sbarcare a Roma. Tra i sicuri di essere in lista c’è anche il nisseno Lillo Speziale che aveva rinunciato alla corsa all’Ars dopo la polemica sulle 5 legislature. Le legislature accumulate potrebbero invece essere un problema per alcuni parlamentari di lungo corso, sono tanti i siciliani del Pd che hanno superato il limite statutario delle 3 legislature e sono tutti al Senato: Anna Finocchiaro, Giuseppe Lumia ed Enzo Bianco. A loro va aggiunta anche la moglie di Fassino Anna Serafini che alle scorse consultazioni è stata paracadutata in Sicilia. Se la Presidente dei senatori del Pd potrebbe sperare nella benevolenza di Bersani, sembra invece mettersi male per Bianco e Lumia, tanto che il primo starebbe valutando di tentare alla maniera di Leoluca Orlando un ritorno a Primo cittadino di Catania, mentre il secondo sembra indaffaratissimo nella costruzione di un movimento insieme al Presidente della Regione Rosario Crocetta che gli consentirebbe di tornare in Parlamento. Della mannaia delle 3 legislature potrebbero approfittarne i rottamatori che, forti anche del successo di Matteo Renzi alle primarie, chiedono spazio nelle liste del Pd. In Sicilia in quota Renzi ci potrebbe essere Davide Faraone che alle ultime elezioni regionali è rimasto fuori dall’Ars.

A sinistra del Pd le cose sembrano essere più complicate ed infatti c’è grande movimento. L’Idv, stando ai sondaggi e anche al disimpegno del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, sembra destinata a scomparire dalla geografia parlamentare e così. Il senatore Fabio Giambrone, vicinissimo ad Orlando, però potrebbe trovare spazio nel movimento Arancione del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, a cui il sindaco di Palermo guarda con attenzione. La convergenza dei sindaci De Magistris, Orlando e forse anche Pisapia dovrebbe ‘sedurre’ anche il pm Antonio Ingroia che aspirerebbe addirittura alla candidatura a Premier. Sempre a sinistra sgomitano per tornare in parlamento i reduci della lista Sinistra Arcobaleno che al momento sono divisi tra Sinistra Ecologia e Libertà e Federazione della Sinistra, tra questi: Francesco Forgione, Giusto Catania, Claudio Fava e forse anche l’ex candidata alla Presidenza della Regione Giovanna Marano. Sia gli arancioni che i rossi però dovrebbero fare i conti con la lista del Megafono a cui stanno alacremente lavorando il Governatore Rosario Crocetta e il senatore del Pd Lumia.

Il Partito Socialista vista l’enorme concorrenza a sinistra potrebbe decidere invece di piazzare alcuni suoi uomini nelle liste del Pd. In Sicilia punta a tornare in Parlamento il senatore Carlo Vizzini, che in questi ultimi tempi ha coltivato un rapporto personale con Pier Luigi Bersani, che ha anche sostenuto attivamente alle primarie. Sulla strada di Vizzini però potrebbe esserci un altro socialista, l’ex ministro Salvo Andò che è l’ispiratore e l’ideologo del movimento Territorio e che è determinante per le sorti del governo regionale. L’ex ministro della difesa potrebbe aspirare ad un seggio senatoriale nelle liste del Pd.

Al centro la situazione è più fluida, tutto dipenderà dalle scelte di Mario Monti che potrebbe raccogliere intorno a sé  in una lista civica nazionale Udc, montezemoliani e Fli. La parte del leone, soprattutto in Sicilia, dovrebbe farla l’Udc. Nell’Isola è in pole position il leader dello scudocrociato Gianpiero D’Alia che però potrebbe tornare alla Camera, per il resto le liste sono totalmente da comporre se si considera che dopo la scissione di Romano nell’Udc è rimasto, oltre D’Alia, il solo Pippo Naro. Gli ampi spazi potrebbero favorire l’opera di rinnovamento di Pier Ferdinando Casini che, secondo i bene informati, vorrebbe svecchiare e rinnovare le liste elettorali. In questo contesto potrebbe essere in bilico la ricandidatura al Senato di Enzo Galioto. Certo è che in Sicilia occidentale in tanti si contenderanno un posto in lista e c’è chi dice che Nino Dina potrebbe essere tentato dal salto a Roma. Resta però da capire se listone sarà chi potrebbe sperare di rientrare in gioco, perché è assai probabile che ci sia la necessità di far posto a qualche finiano. Per Fli infatti l’unica speranza è riuscire a racimolare qualche posto nel listone centrista e considerato che Nino Lo Presti è ormai designato al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (Cga) potrebbe entrare in gioco Alessandro Aricò a Palermo, mentre in Sicilia orientale potrebbero lottare per la riconferma Carmelo Briguglio e Fabio Granata. Ma le voci che giungono da Roma non sono rassicuranti: si dice infatti che Fini stia trattando per sé e per pochissimi altri. Della partita dovrebbe essere anche qualche montezemoliano con in testa Ettore Artioli.

Al listone centrista guardano anche Grande Sud di Micciché e il Partito dei Siciliani. Gianfranco Micciché, che ha ormai chiuso ogni canale con Alfano e Schifani, avrebbe avuto prima delle elezioni regionali qualche garanzia da parte di Casini per riportare in Parlamento se stesso e qualcuno dei suoi, ma appare evidente che visto l’affollamento tra i montiani qualcuno potrebbe rimanere fuori. Più incerta la sorte del drappello ex lombardiani, con in testa Angelo Lombardo fratello di Raffaele. La stampa aveva parlato di un possibile accordo con una fantomatica lista Tremonti, ma da allora non si è saputo più niente, rimane un legame molto forte tra l’ex Governatore e il Presidente della Camera Gianfranco Fini, ma quest’ultimo al momento non sembra in grado di garantire molto per i suoi figurarsi per gli uomini di Lombardo. La situazione precaria e qualche contrasto personale ha favorito l’uscita dal movimento autonomista del senatore Giovanni Pistorio.

Fuori dai giochi sembrano Calogero Mannino e Domenico Scilipoti. L’ex ministro dopo aver lasciato il gruppo di Saverio Romano è approdato al misto nella componente “repubblicani-azionisti” e sembra destinato a non essere candidato soprattuto per la riapertura delle indagini sul suo conto. Scilipoti, che era stato eletto con l’Idv, potrebbe tentare l’avventura elettorale con il suo Movimento di Responsabilità Nazionale o potrebbe anche tentare di riscuotere il credito di quel famoso quanto rocambolesco salvataggio del governo Berlusconi.

Questi dunque i primi movimenti tra le forze politiche, ma è assai probabile che il quadro politico cambi repentinamente in queste settimane dando ad alcuni straordinarie opportunità, ma anche cocenti delusioni.

Adriano Frinchi

 

 

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.