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Elezioni USA e cambiamenti in Medio Oriente

Barack Obama. Foto Internet

La politica estera americana degli ultimi 60 anni verso il Medio Oriente è stata sempre pianificata e costantemente definita e perfezionata e programmata con lo scopo di proteggere gli interessi vitali degli Stati Uniti nella regione indipendentemente dall’appartenenza del presidente al partito Repubblicano o quello Democratico rispetto agli avvenimenti nella regione stessa.

Bisogna dire che gli Stati Uniti sono stati colti di sorpresa dalla rivolta spontanea delle masse popolari arabe – stufe dei governanti dittatoriali e corrotti ma protetti ed aiutati per anni dagli Usa – che hanno occupato per settimane le piazze delle città del Nord Africa e del Medio Oriente.

Questo ultimo aspetto è stato evidenziato anche nella campagna elettorale: il repubblicano Romney, assumendo una linea dura di politica estera, ha accusato l’amministrazione di Obama di indebolire la posizione degli USA in Medio Oriente e nel mondo. Obama aveva promesso nella prima tornata elettorale nel 2008 che se fosse eletto avrebbe ritirato le truppe americane dall’Iraq e avrebbe fissato una data per il ritiro dell’Afghanistan, cosa che ha fatto puntualmente.

Obama, ora che è stato rieletto, dovrebbe cercare di avere un’attenzione particolare per la politica estera, perché non basta dire che gli Usa collaborano con l’Onu per le guerre locali, come quella siriana che ormai dura da 19 mesi e che da guerra civile sta diventando una guerra regionale, con possibili ripercussioni su tutto il mondo.

Avere un riguardo per la politica estera non significa necessariamente un intervento militare, ma cercare di aiutare la parte sana per poter cambiare.

Shorsh Surme

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