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Elezioni regionali, va in scena lo scioglimento dei poli

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Con buona pace dei Maya l’unico scioglimento dei poli che è si è visto nel 2012 è stato quello dei poli politici siciliani. Centrodestra e centrosinistra nell’isola non esistono più: è questo il primo dato sicuro dell’imminente competizione elettorale per la guida della Regione siciliana.

Le vecchie coalizioni politiche che si sono fronteggiate negli ultimi vent’anni sono un ricordo sbiadito, si sono sciolte e non certo per il riscaldamento globale ma per le ardite strategie politiche di Raffaele Lombardo che pur di rimanere in sella è stato capace di mettere nel tempo tutti contro tutti.

Il centrodestra berlusconiano del 61 a 0 è ormai preistoria, alle prossime elezioni l’ex Casa delle Libertà presenterà due candidati, da una parte Nello Musumeci, storico esponente della destra siciliana che correrà con ciò che rimane di un Pdl disorientato e dissanguato da continue emorragie elettorali e politiche e dai postcuffariani del Pid di Saverio Romano, dall’altra l’ex pupillo del Cavaliere e fondatore di Forza Italia in Sicilia Gianfranco Miccichè che dopo la svolta sicilianista si presenterà agli elettori come il campione di una coalizione autonomista imperniata sul suo partito, Grande Sud, e il Partito dei Siciliani, la nuova casa politica degli eredi di Raffaele Lombardo.

A spezzare il sogno di Angelino Alfano di un nuovo centrodestra unito capace di riprendere la guida dell’ex roccaforte siciliana sono stati proprio Miccichè e Lombardo che hanno prima sedotto e poi bruscamente abbandonato il partito di Berlusconi. Se ufficialmente il duo autonomista ha rotto con il Pdl per una scarsa attitudine sicilianista della coalizione che avrebbe dovuto sostenere Musumeci, i più perfidi invece sussurrano che Alfano non avrebbe dato garanzie sufficienti per la riportare a Roma gli uomini di Miccichè e Lombardo. La candidatura a Palazzo d’Orleans di Miccichè sembra così più un espediente per punire Alfano e i colonnelli del Pdl, di certo c’è che sulla coalizione tra Pdl, Grande Sud e Partito dei Siciliani pesavano probabilmente troppi veti incrociati e rapporti, anche personali, irrecuperabili.

Le cose non vanno meglio dall’altra parte della barricata: il centrosinistra che con Leoluca Orlando, Rita Borsellino e Anna Finocchiaro aveva sfidato invano la corazzata berlusconiana è stato archiviato in nome della sintonia romana tra Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini che hanno scelto la Sicilia per sperimentare il nuovo asse tra Pd e Udc in vista delle politiche. L’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta è stato capace di inserirsi in questa strategia politica e spalleggiato dall’Udc di Gianpiero D’Alia è riuscito a costringere un riluttante Pd ad appoggiare la sua candidatura a Presidente. Ma l’asse con i centristi non è mai andato giù alla sinistra radicale che ha così deciso di puntare su Claudio Fava raccogliendo infine anche l’adesione dell’Italia dei Valori che emarginata dal Pd a Roma, con Orlando alle prese con il rischio default di Palermo e senza un proprio candidato ha scelto di convergere su Fava nonostante i rapporti tra l’esponente di Sel e il sindaco di Palermo non siano sempre stati idilliaci.

Ma lo scioglimento dei poli non ha prodotto solo questi quattro iceberg politici, ma anche una serie di candidature che contribuiscono a frammentare ulteriormente il quadro politico. Se Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 Stelle sembra l’unico ad aspirare al ruolo di iceberg il resto dei candidati a Palazzo d’Orleans potrebbero essere derubricati a “cubetti di ghiaccio” che galleggiano nel canale di Sicilia. Dovrebbero partecipare alla competizione elettorale Gaspare Sturzo, pronipote del fondatore del Partito Popolare, Mariano Ferro alla testa dei Forconi, lo “scatenato” Cateno De Luca, Roberto Sauerborn con la benedizione di Maradona, Emilia Grasso per i consumatori e il giornalista di Libero Davide Giacalone.

Nei film catastrofici lo scioglimento dei poli è un classico, ma generalmente non porta nulla di buono così sarà probabilmente anche per la prossime elezioni regionali: l’eccessiva frammentazione politica determinerà, a meno che l’elettorato non decida diversamente, una probabile situazione di ingovernabilità, con un presidente eletto per il rotto della cuffia e con una risicata maggioranza all’Assemblea regionale siciliana. Non sarà la fine del mondo, ma della governabilità sicuramente.

Adriano Frinchi

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3 commenti

  1. Il riscaldamento globale causa lo scioglimento dei ghiacciai perenni (infatti non lo sono più), in Sicilia è l’esatto opposto, i ghiacciai si sciolgono ma i conservatori di poltrona perenni non si smuovono.

  2. La situazione siciliana è drammatica e la politica non è che un riflesso. Spero che vinca un candidato di rottura. Ma ne vedo solo uno: Fava.

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