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Elezioni Regionali, il Fronte Nazionale coi Forconi

Mariano Ferro (Forconi) e Giuseppe Scianò (Fns). Foto: Simone Giuffrida

Anche il Movimento dei Forconi avrà da dire la sua nelle prossime elezioni regionali. L’hotel Europa di Palermo è stato ieri – lunedì 13 agosto – sede dell’incontro tra Mariano Ferro, leader dei Forconi, e Giuseppe Scianò, dirigente del Fronte Nazionale Siciliano che hanno gettato le basi per un accordo bilaterale che si protrarrà con molta probabilità almeno fino al 28 ottobre, data indicata dal dimissionario Raffaele Lombardo per l’elezione del presidente della Regione e per il rinnovo dell’Assemblea Regionale.

“Tengo a ricordare l’indipendenza del Fronte Nazionale Siciliano (F.N.S.) in queste elezioni anomale che vede la presenza di molti movimenti. Negli ultimi cinque anni grazie ad un’amministrazione incapace sono stati fatti troppi passi indietro cercando di relegare ai margini l’idea di un’identità siciliana: la nostra regione viene vista come serbatoio elettorale e i nostri politici non fanno altro che elemosinare voti”. Così esordisce Scianò che prosegue: “Faccio un esempio: abbiamo le stesse potenzialità e lo stesso turismo che possiede Malta ma non mi sembra che la Sicilia sia economicamente felice. È Malta a sbagliare strategia? Non credo. Io non so se i Forconi possano rappresentare una vera e positiva novità nel nostro panorama politico; so per certo che hanno dato voce al malcontento popolare, inizialmente anche in maniera scomposta ma l’hanno fatto. Quando si è torturati si può solamente gridare, alzare la voce.”

Scianò, sempre molto diretto, conclude il suo discorso ribadendo più volte l’inutilità della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina per poi passare la parola a Mariano Russo, leader del Movimento dei Forconi, sottolineando la differenza con gli altri candidati, personaggi di spicco della politica locale.

“La mia candidatura è una «provocazione possibile», una sfida: i Forconi non sono degli straccioni come molti vogliono far credere. Noi guardiamo avanti, da gennaio è successo qualcosa che nessuno ha potuto ignorare. Vogliamo informare il popolo e scrivere una pagina di storia grazie a uomini che conoscono il territorio e ne vivono le difficoltà. Abbiamo girato la Sicilia in lungo e in largo ed è meravigliosa; possiede stupendi laghetti, ricorda a volte la Svizzera a volte la Toscana” continua poi Ferro “Crocetta si sposa con Lumia e Cracolici artefici del disastro in cui ci troviamo; non abbiamo bisogno dei partiti che hanno rovinato la Sicilia, abbiamo molte potenzialità pur non avendo un soldo. Pretendiamo lo stesso spazio di coloro i quali possono permettersi le pubblicità per le città o sulle pagine dei quotidiani e siamo di conseguenza pronti per affrontare sia uno 0.5% che un 30% di voti. O facciamo come ha fatto la Lega vent’anni fa o non andiamo da nessuna parte. Vogliamo governare la regione rilanciando lo Statuto siciliano”.

Visto che la legge elettorale prevede la soglia di sbarramento al 5% sarebbe necessaria una politica di alleanze soprattutto per i partiti più piccoli che puntano a posizioni rilevanti, tenendo sempre fede ad una propria identità. Sollecitato in merito, però, il leader Ferro sembra non dare una risposta concreta a riguardo ed il parallelo con il Movimento Cinque Stelle di Grillo viene quasi spontaneo. “Grillo non ci ha risposto” continua Ferro “non possiamo avere un dialogo con chi, come il Movimento Cinque Stelle, non è ben radicato nel territorio come può esserlo in Emilia Romagna.” Gli fa eco Scianò: “I Forconi sono alternativi ai grillini; il loro movimento tutto si fonda sulla persona di Grillo che non ha nessuna proposta concreta e la politica non è cabaret. Il distacco preso da Ferro nei loro confronti è un bene per la politica siciliana.” Non appena il pubblico stimola un discorso sul programma elettorale Mariano Ferro si mostra sicuro: “Ci hanno spesso chiesto di parlare o elencare un programma elettorale ma il disagio non può avere molti programmi se non quello di scaldare gli animi. L’agricoltura può offrire molteplici posti di lavoro”.

Simone Giuffrida

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