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Editoriale: Napolitano, Monti e la banda dei parlamentari

A completare il disastroso clima politico che sta vivendo il nostro paese ci pensa Friedman con il suo libro: una reale ricostruzione, almeno così si dice, sulla posizione del Presidente Napolitano che nel lontano 2011, mesi prima della caduta del governo Berlusconi, aveva già definito i “giochi” e scelto il Monti, anche con l’appoggio dei poteri forti delle Banche mondiali e non di certo con il volere del popolo sovrano, come naturale (mica tanto) sostituto di Berlusconi.

I colloqui pregressi alla caduta del governo non sono mai stati smentiti dal Capo dello Stato. Una organizzazione perfetta per riprendere il timone del Paese definito dagli attori di quel periodo quasi in default. Ma in quel periodo antecedente alla caduta di Berlusconi, sei mesi prima, dello spread si sapeva poco, ancora meno i nostri cittadini, impegnati a pensare ad altro. Ma allora quale reale progetto c’è stato e forse ancora c’è dietro quella l’operazione? Monti, quale ruolo, incarico, ha nei confronti dell’Europa, delle Banche amiche e nemiche del nostro Paese? Quale scotto dovrà pagare la nostra Nazione prima di rivedere quella luce che tutti auspichiamo che arrivi?

Nel frattempo l’attuale Governo Letta-Alfano, dimenticando o forse ancora di più, non comprendendo quali sono le vere urgenze del Paese, continuano imperterriti a parlare di altro: le passeggiate di Letta a rappresentare l’ormai finita crisi del nostro Paese ci fa ulteriormente preoccupare e ci dimostra che in effetti forse la politica e i nostri amministratori pubblici vivono in tutt’altro Paese. La legge elettorale così com’è stata pensata regalerà poltrone e poltroncine a molti di quelli che del nostro Paese se n sono fregati e hanno vissuto sul nostro groppone.

Intanto anche le europee sono alle porte ed è partita la competizione e ognuno con i mezzi a propria disposizione: uomini e donne attualmente in carica e quindi in una posizione di privilegio rispetto ad altri candidati o parenti e amici di amministratori pubblici, assessori, deputati, alte cariche dello stato che attraverso l’utilizzo del loro “giocattolino” si trovano avvantaggiati nel portare a buon fine la loro candidatura. Giusta l’osservazione del Presidente Crocetta che nel dettare la sua, ha chiarito che chi ha incarichi istituzionali non può e non deve essere candidato.

Queste opportunità inopportune hanno fatto del nostro Paese luogo di proliferazione di uomini e donne non gradite dal popolo e con la successiva mortificazione della nostra dignità poiché poi collocati nei posti chiavi della pubblica amministrazione. Alla faccia dalla trasparenza e della democrazia!

A questo punto resta veramente poco al volere dei cittadini e ad ogni modo ricordiamoci dei volti, dei nomi e di tutti quelli che bene non hanno fatto e che ancora una volta, cercano di tornare, con l’inganno e con le false promosse a gestire le cosa pubblica. Siccome la speranza non si spera ma si organizza, vi invito a non abbassare la guardia nei confronti di coloro che ci hanno portato a questo disastro.

Questi volti e questi nomi sono oramai famosi per quello che non hanno saputo fare pertanto onde evitare di re-incontrare in quei luoghi “chiave” dove dovrebbe avvenire quel “processo” di ripresa culturale, economica per le imprese e di stabilizzazione sociale e ancora per garantire permanenza nel nostro paese per un futuro certo ai nostri giovani. Riflettiamo, riflettiamo riflettiamo.

Francesco Panasci

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Francesco Panasci

Giornalista ed Editore ma anche musicista e produttore.

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