Scuola & Università

Domenica 5 maggio Giornata Nazionale dell’epilessia

Ancora oggi l’epilessia è una malattia che fa paura, ma ciò che preoccupa maggiormente sono i pregiudizi presenti nella società. Grazie alla presentazione dei risultati dell’indagine condotta dalla Lega Italiana per la Lotta all’Epilessia, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione nelle scuole primarie, dal titolo “Se all’improvviso..” in occasione della giornata nazionale del 5 maggio, è stato possibile conoscere “le dicerie sociali ”su questa malattia.

La maggior parte delle insegnanti di scuola elementare ha sicuramente avuto a che fare con qualche crisi epilettica, circa il 30% crede di sapere cosa fare in questi casi ma in realtà non è cosi, commettendo cosi degli errori. Inoltre un insegnante su due crede che un bambino con epilessia abbia problemi di apprendimento.

Ancora oggi i piccoli pazienti sono discriminati ingiustamente, come sottolinea Oriano Mecarelli, responsabile dell’ambulatorio epilessia all’università La Sapienza di Roma e coordinatore del progetto. «Il risultato del sondaggio nelle scuole non ci ha tuttavia sorpreso troppo. Abbiamo condotto indagini analoghe in passato sulla popolazione generale e su scuole di diverso ordine e grado con esiti molto simili. Il pregiudizio è forte, ma speriamo di riuscire a scalfirlo con questa campagna: oltre al sondaggio infatti abbiamo messo a punto un programma di intervento che prevede di lavorare in classe coinvolgendo maestri e bambini nella lettura del libro/favola ‘Sara e le sbiruline di Emily’ e in diverse attività di gruppo. Lo scopo è spiegare che l’epilessia è una malattia come un’altra, di cui non si deve avere paura. Nel prossimo futuro inoltre torneremo dagli insegnanti per sottoporre loro di nuovo il questionario sulla conoscenza della malattia: magari chi pensava di dover mettere qualcosa in bocca a un bambino in preda a un attacco epilettico avrà capito che si tratta di un errore, e il 50 per cento dei maestri non crederà più che si debba chiamare sempre l’ambulanza. La crisi passa, prelevare un bimbo da scuola e ricoverarlo crea un trauma inutile nella maggioranza dei casi».

La campagna sta interessando 150 scuole in 17 Regioni, per un totale di circa 700 insegnanti e 15 mila bambini coinvolti. Roberto Michelucci, presidente LICE e responsabile del Centro per la diagnosi e la cura dell’epilessia all’ospedale Bellaria di Bologna, osserva: «Purtroppo l’epilessia sconta pregiudizi che arrivano da lontano: in passato si temeva come un male indotto da qualcosa di esterno, quasi sovrannaturale, e si credeva che fosse inevitabilmente associata a devianze caratteriali e malattie psichiche. Non è affatto così, per fortuna la maggior parte dei pazienti non ha altri problemi neurologici né deficit di sorta: l’epilessia è una malattia che può capitare a chiunque e non ha nulla a che vedere con patologie psichiatriche».

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