Cronaca

Decreto Ilva: incostituzionale, non difende il diritto alla salute

Napolitano, foto internet

Ieri il decreto Ilva è arrivato a compimento. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ha firmato ed emanato. Il testo contiene disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale. Con questo decreto quindi si consente all’Ilva di Taranto di continuare a produrre con uno stretto monitoraggio sulle emissioni nocive, facendo proseguire le attività produttiva per un periodo di tempo determinato non superiore a 36 mesi. I cinque articoli sono stati pubblicati quest’oggi dalla Gazzetta Ufficiale e riguardano rispettivamente l’efficacia dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, la Responsabilità nella conduzione degli impianti, i Controlli e le garanzie, la Copertura finanziaria ed Entrata in vigore.

Come recita l’articolo 5 dello stesso decreto, una volta entrato in vigore, c’è «l’obbligo per chiunque di osservarlo e di farlo osservare». Proprio per questo motivo, stamane l’Ilva mediante uno dei suoi legali, l’avvocato Egidio Albanese, ha presentato in Tribunale a Taranto una richiesta alla Procura della Repubblica in cui si chiede l’attuazione del decreto del governo che sostanzialmente rende inefficace il sequestro degli impianti dell’area a caldo risalenti a luglio scorso. L’unico problema è che questo decreto in sole dodici ore dalla sua uscita ha alzato un polverone, poiché ha creato un conflitto tra potere legislativo e potere giudiziario.

La tesi prevalente negli ambienti giudiziari tarantini è che il decreto legge del Governo non difende il diritto alla salute e mette in discussione le perizie epidemiologiche e chimiche che sono state affrontate nell’incidente probatorio. In altre parole, il decreto non cancella il pericolo attuale e concreto ancora esistente. La guerra è quindi ormai aperta: il presidente della Repubblica ha emanato ieri il decreto legge ed i magistrati oggi si apprestano ad aprire di fatto un contenzioso senza precedenti. “La questione è complicata”, ammette il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, che sulla faccenda non si sbilancia. Ma oltre alla magistratura, tantissimi gruppi e associazioni ritengono il decreto sbagliato e vorrebbero una presa di posizione.

Il ritiro del provvedimento viene, per esempio, chiesto da esponenti della Rete 28 Aprile Cgil, dell’Usb (Unione sindacale di base), dell’Associazione giuristi democratici, del Forum diritti/lavoro, da docenti universitari e da costituzionalisti. “Per due anni si continuerà a produrre in condizioni di continuo attentato alla salute e alla vita dei lavoratori e dei cittadini, ribaltando il principio costituzionale che prima si risana e si mette in sicurezza e poi si produce” hanno dichiarato. Il comitato donne per Taranto invece chiede alla Procura ionica di “sollevare il conflitto di attribuzione e di non dissequestrare gli impianti che provocano malattia e morte”. Anche il WWF Italia ha espresso forti preoccupazioni, Stefano Leoni, presidente del WWF Italia, ha commentato ieri il decreto Ilva: “Sulla base di questo precedente si sta consolidando una normativa che scardina tutte le norme di garanzia sulla salute e sull’ambiente conquistate negli ultimi anni”. Domani a Taranto si terrà per l’intera giornata un sit-in sotto la Prefettura organizzato per protestare contro il decreto e contro la riapertura dell’azienda.

Valentina Molinero

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