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Da giovedì 7 novembre torna “Pallonate” al Teatro Agricantus

Torna a grande richiesta il prossimo 7 novembre al Teatro Agricantus (dove resterà in cartellone fino all’1 dicembre tutti i giovedì, venerdì, sabato e domenica) lo spettacolo Pallonate scritto da Salvo Ficarra e Valentino Picone e interpretato da Salvo Piparo. Lo spettacolo che ha riscosso un bel successo in giro per la Sicilia, fa tappa nuovamente a Palermo.

“Siamo contenti che venga riproposto a Palermo, – dicono Ficarra & Picone -, perché significa che il nostro lavoro è molto piaciuto. Facciamo anche noi un in bocca al lupo bis, a Salvo Piparo”.

Lo spettacolo porta in scena i testi scritti da Ficarra & Picone per la rubrica settimanale ospitata da Repubblica Palermo, denominati appunto, “Pallonate”. Sul palco Costanza Licata (voce) e Rosemary Enea (pianoforte)

Uno strambotto variegato dal carattere siciliano che scorre volutamente sul filo del teatro di parola, tra la battuta di denuncia e la battuta di satira, per bocca di Salvo Piparo, acrobata che si mette a nudo come se giocasse con le scimmiette. Così, vere e proprie acrobazie con tanto di capriole, diventano questi racconti che suonano per merito di Costanza Licata (voce) e Rosemary Enea (pianoforte) alle orecchie come poetiche provocazioni, pallonate ad effetto lanciate su questa nostra Repubblica di reucci incollati ai troni puzzolenti e di falsi paladini senza cuore. Tanti i personaggi dal dischetto, vere e proprie punte che srotoleranno il racconto dribblando gli avversari e le tante contraddizioni dell’ essere siciliano: surreali pazzi da manicomio con ancora un barlume di lucidità, riaccenderanno gli animi dei cittadini assonnati, persi, annegati nell’oblio, dandosi tutti quanti come non era mai accaduto, appuntamento davanti al municipio infesto; le lettere di Giovannino, metteranno a fuoco l’importanza di un linguaggio, quello di un bambino di 10 anni che racconta “la famiglia di oggi” con i suoi “occhi svegli”; tra un racconto e l’altro non mancheranno le tinte forti, i cartellini rossi, come il mondo di Mansur, storia di un qualsiasi lavavetri “turco”; e poi i pallonetti, le carambole sui muri e le parabole dei “sacchetti di munnizza” tirati dai balconi di tutti i palazzi come un vero e proprio sport praticato dai quartieri schierati contro la raccolta differenziata che ormai incombe su di loro. Tutto questo fagocitare di storie provoca un effetto vivido su chi non vuole dimenticare, ma allo stesso tempo, richiama alla straripante capacità persuasiva del poderoso silenzio in teatro. Una favola, infine fa da madrigale, sull’incapacità dei siciliani nel non riuscire mai a vedere le cose che hanno sotto il naso, ed ecco che una mattina, la Sicilia scomparirà sotto gli occhi di tutti increduli, fino a quando, tutto ad un tratto, in mezzo alla folla, si fecero largo …un vecchio, un bambino …e la luna.

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