Politica

Crocetta: “Messina rischia il default, bisogna evitarlo”

Il candidato del centrosinistra Rosario Crocetta

La città di Messina è al limite del dissesto finanziario con un buco di quasi 200 milioni di euro e questo mese rischia di non essere in condizione di pagare gli stipendi ai propri dipendenti. A questo ai aggiunga la grave situazione che vivono i precari, molti dei quali in serissime difficoltà. Per questo ho voluto portare la mia solidarietà ai cittadini”. Lo afferma in una nota Rosario Crocetta, candidato alle elezioni regionali dopo la sua visita al commissario straordinario.

Occorre evitare il default a Messina e chiedo alla Regione e al governo nazionale di intervenire con decisione sulle scelte scellerate della mala politica che non possono essere pagate dai cittadini”, aggiunge Crocetta.

“Su questa problematica che purtroppo colpisce Messina, il ragusano e molti altri comuni siciliani, appena eletto aprirò un tavolo per predisporre interventi urgenti a salvaguardia dei lavoratori in difficoltà”.

Comunicato Stampa

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2 commenti

  1. vabbeh… e allora a Messina VA TUTTO BENE, non ci sono debiti, e le amministrazioni, finora, hanno sempre funzionato… se avete il coraggio di metterla cosi’…
    ps: credo che con le prossime elezioni nulla cambierà… dovrebbero cambiare le teste…

  2. Come fa il candidato alla Presidenza della Regione Siciliana Rosario CROCETTA a dire che il Comune di Messina ha debiti che ammonterebbero a 200 milioni di euro? Per potere affermare che il Comune di Messina ha un buco di 200 milioni di euro, ci vogliono elenchi analitici, riportanti somme certe e relative causali di interventi, acquisti o servizi, certificati o dal Commissario Straordinario o dal Ragioniere Generale. Il dott. Ferdinando Coglitore, Ragioniere Generale ha dichiarato: “ I debiti censiti dall’area economico-finanziaria ammontano a circa 60 milioni di euro.”.A meno che non sia stata una sortita elettorale, non bisogna creare allarmismo sociale, specie in una Città abbastanza provata come Messina.. In merito al tanto chiaccherato dissesto finanziario, mi sento di dire: DUE PUNTI FERMI: 1) La Corte dei Conti non è competente a dichiarare il dissesto di un Ente.- La Corte dei Conti ha il potere di trasmettere gli atti e la richiesta al Prefetto, in Sicilia all’Assessore regionale alle Autonomie Locali, nel caso in cui dalle pronunce delle sezioni regionali di controllo emergano comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazione del patto e irregolarità contabili o squilibri del bilancio in grado di provocarne il dissesto e l’ente non abbia adottato le misure correttive. Il Prefetto, in Sicilia l’Assessore deve notificare a tutti i Consiglieri la decisione della Corte dei Conti, assegnando contestualmente il termine di venti giorni per l’adozione della deliberazione recante la formale ed esplicita dichiarazione del dissesto finanziario. Se il Consiglio non provvede nomina un commissario ad acta per l’adozione della relativa delibera di dichiarazione di dissesto. 2) La dichiarazione del Ragioniere Generale Ferdinando Coglitore, che in merito alla notizia sui 200 milioni di euro di debiti, afferma:«I debiti censiti dall’area economico-finanziaria ammontano a circa 60 milioni di euro. Può essere- aggiunge il dirigente – che anche altri hanno dati di cui noi non siamo in possesso» .
    Andando al primo punto. La Corte dei Conti deve intimare al Comune di adottare tutte le misure correttive necessarie per normalizzare la situazione economico-finanziaria del Comune., verificare e poi, prendere atto, dopo l’esito di rigorosi accertamenti, della specifica incapacità del Comune di Messina di assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili, ovvero dell’esistenza, nei confronti dell’Ente, di crediti liquidi ed esigibili di terzi, cui non possa validamente farsi fronte per il loro pagamento, in nessun modo. Una volta preso atto di tale impossibilità, avvia l’iter per la dichiarazione del dissesto.
    Andando al secondo punto. Se la situazione debitoria del Comune è di 60 milioni, come dichiarato dal Ragioniere Generale, Messina non è da dissesto, bensì da pre-dissesto, e può utilizzare il salvagente creato, recentemente, dal Governo per i Comuni in difficoltà, perché i presupposti per risanare il Comune di Messina e per mettere ordine nei vari servizi, ci sono.
    Basti pensare che, come da notizie di Stampa,. Palermo: “ Debiti per quasi un miliardo di euro, crediti di difficile riscossione per un altro miliardo, la voragine da trecento milioni delle partecipate.”: Catania si va oltre il miliardo di euro di debiti. Eppure questi due Comuni non parlano di dissesto. Allora perché Messina deve pensare al dissesto e non avvalersi del Decreto Legge 10. ottobre 2012 , n. 174, ottenendo dal Governo un prestito, che può arrivare anche al massimo 100 euro per cittadino, da restituire entro 10 anni?…In tal caso avviare subito la procedura del pre-dissesto, deliberando di accedervi, varando un «piano di riequilibrio finanziario pluriennale della durata massima di 5 anni» nel quale bisogna «individuare tutte le misure necessarie per la riduzione della spesa e il ripianamento del deficit (tra cui il blocco dell’indebitamento e la riduzione delle spese del personale e delle prestazioni di servizi)». Ecco, in maniera orientativa, alcune di queste misure di risanamento: -Razionalizzazione della spesa. Cessione delle quote sociali di alcune partecipate.- Rimodulazione della dotazione organica del personale del Comune e delle Aziende comunali, con possibilità dell’istituto della mobilità. Stilare un quadro chiaro del patrimonio comunale, soffermando l’attenzione ai fitti attivi e passivi adeguandoli alle regole di mercato e alla dismissione dello stesso ove possibile.- Mettere sul mercato tutti gli impianti sportivi presenti nella Città, affidandoli secondo normativa vigente ai privati. -Analizzare con dovizia il servizio di fornitura di energia elettrica, con possibilità di passare al fotovoltaico.-Riorganizzare la rete telefonica e internet dell’ente. -Attuare la tracciabilità elettronica degli atti -Portare ad esito finale le sanatorie comunali.-Trasformare l’ATM in S.p.A. ed aprire ai privati.- Avviare azioni di rivalsa, dove sia palese il danno erariale prodotto all’Ente. Ecc…Ecc…

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