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Crocetta come Marino, che minchia me ne fotte?

Nell’antichità esistevano i coraggiosi, gli increduli e i pavidi e questi ultimi venivano esiliati al di fuori delle città urbane e ritenuti la vergogna della comunità.

Se da un lato i capi delle comunità erano i primi a scendere in prima linea per combattere nel segno dei valori umani, sociali, di appartenenza e a protezione del proprio territorio, e agli stessi veniva attribuito , per le capacità e per la forza di trascinamento, il ruolo di capo, dall’altra chi con l’inganno faceva capire di poter essere un leader di una collettività  e poi risultava vigliacco (Nerone – I secolo), veniva messo alla gogna in pubblica piazza o addirittura esiliato,  oggi nell’era moderna cosiddetta 3.0 stiamo rivivendo dal punto di vista delle leadership politico-amministrative una situazione analoga.

A Roma il sindaco Marino, nel momento più difficile tra crisi economica, corruzione e malaffare, e avendo certamente percepito che in pieno centro la famiglia dei Casamonica stava per organizzare in modo più che plateale i funerale del capostipite dell’organizzazione malavitosa , il buon sindaco romano qualche giorno prima si è trovato “il da fare” fuori dall’Italia . Una vacanza in tempo di guerra, sì perché proprio a Roma l’uscita imponente da parte della famiglia dei Casamonica, quasi a certificare prepotenza e posizione di rilievo all’interno della capitale, ha umiliato l’intero popolo italiano nel silenzio più totale del primo cittadino romano.

Marino non si è posto nemmeno il problema di tornare per difendere innanzitutto se stesso ma ancora di più la propria città di appartenenza e la dignità di un uomo perso, ha continuato, ficcando la testa sotto la sabbia a godersi per altri 15 giorni la sua vacanza all’insegna del “che minchia me ne frega!”.

Ma anche in Sicilia non ci facciamo mancare il “chi minni futti” . Sì perché noi abbiamo Crocetta, lo sparviero, che in tempo di guerra da buon vigliacco e traditore dei siciliani, dopo gli ultimi saldi di fine bilancio, avendo regalato qualche miliarduccio di euro allo Stato all’insaputa dei siciliani,  con il suo stratosferico entourage , dello stesso calibro di Crocetta, si presenta col cappello in mano a reclamare qualche centinaio di milione di euro per rattoppare un bilancio finto all’insegna di un conto economico più che truccato.

Crocetta quindi, imitando il buon Marino, scappa dalla Sicilia con qualche suo fedelissimo per raggiungere la Tunisia , sua tanto amata terra dello svago, per rilassarsi , ma ancora di più per ficcare la testa sotto la sabbia della terra africana, così nulla sento, nulla vedo e niente dico . 

Nel frattempo in Sicilia gli ufficiali di Crocetta dei tanti partiti sostenitori, tra spinte e spintoni, cercano di fare la quadra sulle tanto ambite poltrone che si concretizzano, almeno così pare, con l’ingresso dei distruttori di Sicilia: Antonello Cracolici, Giuseppe Lupo,Baldo Gucciardi, Alessandro Baccei, Mariella Lo Bello. Alcuni deputati regionali come Nino D’Asero, Nino Germanà e il sottosegretario Giuseppe Castiglione spingono per entrare perché finalmente in piena linea col progetto Crocetta (un mago?). Ma all’interno dell’Ncd , essendo giunti a percorso iniziato , rimangono indietro nella vecchia mentalità di Crocetta, meglio tecnici che politici. Ecco la proposta del docente universitario messinese Francesco Vermiglio.

Ma il pensiero contrastante del nuovo centrodestra è sul pentimento andante , vale a dire che nell’area che fa capo a Cascio l’indecisione vige. Riformare con Crocetta o riformare Crocetta?

Ecco che a noi siciliani spetta guardare dalla finestra dei nostri pc per leggere quanto prima attraverso i giornali online come il nostro o una nuova avventura del governo quater di Crocetta o un miracolo di Dio che permetterà a tutti noi di poter dire: “Dio ti ringrazio, finalmente se ne sono andati!” 

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Francesco Panasci

Giornalista ed Editore ma anche musicista e produttore.

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