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Sicilia, ancora polemiche sul maxi-ufficio stampa regionale

Rosario Crocetta. Foto Internet

Si è da poco insediato alla Presidenza della Regione Siciliana, ma Rosario Crocetta ha già chiare le sue mosse: eliminare lo sperpero di denaro pubblico che ha ridotto la Sicilia all’osso, affogandola nei debiti. Il primo provvedimento in merito prende di mira l’ufficio stampa regionale, composto da 21 giornalisti che percepiscono uno stipendio da caporedattore, per un totale annuo di circa 3,2 milioni di euro.

“I componenti dell’ufficio stampa della Regione sono decaduti con il mio insediamento. Adesso nominerò una struttura più snella con al massimo cinque o sei componenti che sceglierò io.” – ha detto il neo presidente, che ha poi accusato Gregorio Arena, addetto stampa di stanza a Bruxelles – “Sono stato a Bruxelles in qualità di eurodeputato almeno una dozzina di volte, ma lui non c’era mai, era sempre in ferie. L’avrò incontrato solo una volta”.

“L’ufficio stampa della regione a Bruxelles non serve a nulla” – ha proseguito Crocetta – “se non a spendere 12mila euro al mese inutilmente. Non ha mai fatto un comunicato stampa. L’assostampa non sa nulla della sua attività, ma ha scelto di difenderlo. Io invece possiedo una relazione dettagliata”, ha concluso.

Il Comitato di Redazione dell’ufficio stampa ha risposto alle parole di Crocetta con un comunicato, nel quale si chiede “il rispetto delle norme previste dal contratto di lavoro dei giornalisti e dallo Statuto del lavoratori”.

“Abbiamo chiesto, già martedì scorso, un incontro urgente al Presidente Crocetta” – si legge nella nota – “per presentare la redazione e discutere della riorganizzazione dell’ufficio, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse, ma ancora attendiamo che ci convochi”.

Crocetta fa leva anche su una sentenza della Corte dei Conti, che in passato aveva già esaminato la vicenda, assolvendo però sia Lombardo che Cuffaro dall’accusa di danno erariale, ma definendo il rapporto dei giornalisti con la Regione “un rapporto di assoluta precarietà”.

Crocette sceglie dunque il pugno duro per la sua “spending review”, con una decisione che ha creato subito polemiche, sia da parte del maxiufficio stampa, che per i soldi guadagnati, sinceramente, dovrebbe scrivere comunicati stampa in almeno dieci lingue, dialetti compresi, sia da parte dell’Assostampa, che ne difende i caporedattori.

Si preannuncia una battaglia legale, che potrebbe risultare anche molto costosa, in quanto il licenziamento senza preavviso, secondo il contratto dei giornalisti, prevede il pagamento di 10 mensilità. In quel caso si tratterebbe di circa 2 milioni di euro.

Paolo Guagliardito

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