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Crisi edilizia Sicilia: 80 mila licenziati, 3.7 mld bloccati

In quattro anni sono stati licenziati in Sicilia oltre 50mila operai edili diretti e 30mila dell’indotto. E’ la conseguenza del prolungato blocco del mercato delle opere pubbliche nell’Isola. Un dato che grida vendetta, se si pensa che sono da tempo disponibili quasi 3,7 miliardi di euro per opere pronte a diventare cantieri, ma che un inspiegabile incantesimo continua a tenere congelate.

Si tratta di 400 milioni di euro per completare la Nord-Sud; di 372 milioni per i lotti 6, 7 e 8 dell’autostrada Siracusa-Gela; di 296 milioni per i lotti non appaltati della “veloce” Palermo-Agrigento; di 507 milioni per il nodo ferroviario di Catania; di 480 milioni per la bidirezione ferroviaria Enna Sud-Pollina-Castelbuono; di 425 milioni per la linea ferrata Catania centro storico-aeroporto Fontanarossa; di 1,1 miliardi per le 96 opere previste dalla delibera Cipe numero 60 del 2012 (opere idriche e fognarie e depuratori); di 34,5 milioni per piccole opere immediatamente cantierabili (delibera Cipe numero 89 del 2001); di 36,3 milioni per interventi urgenti sul patrimonio scolastico (delibera Cipe numero 32 del 2010); di circa 12 milioni per gli interventi previsti dalla delibera Cipe numero 8 del 2012 per la mitigazione del rischio idrogeologico; e di circa 20 milioni per le opere previste a Erice e Catania dal Piano città nazionale. Totale: 3 miliardi e 683 milioni di euro.

Fermo anche il mercato dell’edilizia residenziale, a causa del mancato utilizzo dei fondi ex Gescal e di quelli per l’edilizia residenziale convenzionata; del mancato voto dell’Ars sulla proposta di prolungare la durata dei mutui agevolati per giovani coppie; della mancata riforma delle legge urbanistica e dell’assenza di strumenti che sostengano la bioedilizia, il miglioramento dei tessuti urbani e la messa in sicurezza degli edifici.

In questo scenario prosegue inarrestabile il crollo dei bandi di gara. Lo scorso mese di aprile sono stati pubblicati appena 18 incanti per un importo di 15,7 milioni di euro, con un calo di quasi il 50% rispetto al mese di gennaio, che ha registrato sempre 18 gare, ma per un importo di 28,9 milioni, con una flessione di -64,16% a confronto con gennaio 2012. Il quadrimestre gennaio-aprile 2013 ha subito una riduzione del 56,84% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Per queste ragioni gli imprenditori, i lavoratori e i disoccupati edili siciliani hanno creato un fronte comune che, attraverso un crescendo di azioni di lotta unitarie, intende porre all’attenzione dei governi nazionale e regionale il fatto che nell’Isola si è aperta una enorme falla sociale che mette a rischio il sistema economico del Paese, perché, in termini produttivi e occupazionali, pesa molto più delle vertenze dell’Ilva di Taranto, della Fiat di Termini Imerese e della Carbosulcis messe insieme. Dunque, riprendendo le parole del premier Enrico Letta, il comparto edile siciliano chiede che il lavoro vero e non assistenziale sia la priorità dell’agenda politica nei prossimi due mesi.

La prima iniziativa regionale unitaria è prevista venerdì prossimo, 31 maggio, con concentramento alle 9,30 a piazza Marina, a Palermo. Ad organizzarla sono le associazioni imprenditoriali Ance Sicilia, Aniem Confapi, Cna Costruzioni, Anaepa Confartigianato, Legacoop, e i sindacati di categoria Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil.

Più di 50 pullman provenienti da tutte le province dell’Isola porteranno nel Capoluogo dell’Isola almeno tremila fra imprenditori, lavoratori e disoccupati dell’intero comparto delle costruzioni. Il corteo raggiungerà piazza Indipendenza, dove si terrà un comizio, e contemporaneamente sarà chiesto un incontro al presidente della Regione, Rosario Crocetta.

Al governatore si vorrà consegnare una piattaforma di rivendicazioni che comprende: l’immediata creazione di lavoro produttivo; l’immediata esecuzione di tutti i pagamenti alle imprese edili dei debiti delle pubbliche amministrazioni (pari a 1,5 miliardi di euro); l’individuazione di chiare, efficaci e condivise politiche di sviluppo; l’utilizzo rapido ed efficace di tutte le possibilità di finanziamenti dell’Unione europea; l’allentamento del Patto di stabilità e la sua regionalizzazione e verticalizzazione; una reale legalità e sicurezza sul lavoro attraverso l’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia e il potenziamento degli organi ispettivi; la realizzazione delle opere bloccate; un piano regionale straordinario di piccole opere immediatamente cantierabili di competenza degli enti locali.

Dalla conferenza stampa unitaria di oggi è emerso, fra l’altro, che la prima domanda di associazioni e sigle al governo regionale è sapere se il settore delle costruzioni continua ad essere considerato strategico e prioritario nell’economia siciliana e, dunque, se è possibile avviare finalmente un serio confronto sulla programmazione delle risorse; oppure se è diventato secondario rispetto ai precari che, manifestando in modo violento, ottengono attenzione e risposte.

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