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Crisi dell’editoria in Sicilia tra lamentele e speranze

I tre principali quotidiani siciliani sarebbero pronti a dichiarare lo stato di crisi. Lo ha detto il segretario dell’Assostampa siciliana, il sindacato unico dei giornalisti dell’Isola, Alberto Cicero, ascoltato nei giorni scorsi nel corso di una audizione, insieme al presidente dell’ordine siciliano, Riccardo Arena, in commissione bilancio all’Assemblea regionale siciliana a proposito dello stato di crisi del settore.

Basti sapere che la Publikompass, la società concessionaria della pubblicità nazionale, lascia la Sicilia e chiude gli uffici in tutto il Sud Italia (rimane solo a Roma e Torino). Quindi per i tre quotidiani storici dell’Isola, La Sicilia, il Giornale di Sicilia e la Gazzetta del Sud, comincia un periodo nero.

I principali problemi per le imprese editoriali sono proprio il calo degli introiti pubblicitari ma anche di vendite per la carta stampata e difficoltà di inserimento nel nuovo sistema di trasmissione digitale per le televisioni. Cicero ha parlato di “situazione drammatica”.

In Sicilia il settore pubblicitario fatturava nel 2011 130 milioni di euro, oggi ne fattura “soltanto” 67. Ciò comporta, oltre all’insostenibilità dei costi, anche la mobilità dei lavoratori. Adesso quindi i tre quotidiani siciliani devono rimboccarsi le maniche ancor più di prima e trovare una nuova concessionaria.

Intanto all’Ars si aspetta l’approvazione di un disegno di legge per il sostegno all’editoria siciliana proposto dal movimento Articolo 4 di Lino Leanza. In base alla proposta sono previsti contributi in conto interesse e prestazioni di garanzie per investimenti da destinare a quelle imprese che hanno sede legale e fatturato realizzato in Sicilia. Mediante bandi annuali le imprese potranno accedere a finanziamenti agevolati, con garanzia da parte della Regione, per realizzare investimenti per l’innovazione tecnologica ed il potenziamento dell’offerta.

Intanto bisogna partire da un presupposto: la crisi non ha colpito solo i giornali cosiddetti regionali, la crisi ha colpito e sventrato non solo tutte le case editrici siciliane, ma anche quelle nazionali e internazionali. Gli editori dei nostri quotidiani regionali si sono preoccupati in modo tardivo dell’arrivo di questa crisi che non è basata solo sull’aspetto economico-finanziario ma anche sull’avvento delle nuove tecnologie (Internet, giornali online, blog con relative applicazioni su smartphone, tablet, Iphone, Ipad) per non parlare dell’arrivo del digitale terrestre che, come sapevamo tutti, avrebbe sostituito il sistema analogico per dare accesso al nuovo sistema definito digitale. Ma non dimentichiamoci comunque che gli editori dei quotidiani erano abituati a ricevere ingenti quantità di denaro pubblico…

Queste notizie non sono arrivate per sistema postale bensì sapevamo tutti con largo anticipo cosa stava accadendo nel cosiddetto mondo dell’informazione. E’ pure vero che l’ingresso di un sistema nuovo di gestione dati comporta investimenti di tipo tecnologico e di formazione per i vecchi gestori o addirittura l’ingresso di nuove figure professionali atte a superare il gap tra nuova e vecchia gestione. Anche in questo caso gli editori ci hanno dormito su pensando che magari “qualcuno (Ministero, Regioni, Enti locali) gli potesse risolvere il problema”.

Nel caso degli operatori di rete, qualcuno di questi signori pensava di potersi arricchire vendendo, noleggiando o affittando i famosi LCN che gli aveva affidato il Ministero. A questo punto la considerazione che facciamo è: vero è che la crisi è arrivata, ma è arrivata per tutti e a tal proposito facciamo un plauso al disegno di legge proposto da Lino Leanza, ma non crediamo basti questo per risolvere il problema dell’informazione in Sicilia. Occorre intanto ridefinire lo stesso disegno di legge con azioni che permettano a tutti indistintamente di poter partecipare dando spazio anche ai piccoli editori che, messi insieme, hanno la forza lavoro di un grande quotidiano, ma bisogna pensare oltre questa misura che è quella relativa a piani di investimento industriale che prevedano un fondo perduto su acquisti di attrezzature e macchine ma anche per l’acquisto o l’affitto di spazi adeguati per rendere competitivi le aziende che ancora ad oggi scommettono su questo settore.

Concludiamo dicendo che se tutti quanti torniamo a essere umili, propositivi, concreti e soprattutto pronti “in prima persona” a dare quel contributo giusto che serva da esempio anche agli occhi dei proprio collaboratori, sicuramente riusciremo a ridare dignità, serenità e prestigio a un’attività come quella dell’informazione che ci ha sempre contraddistinti nella storia.

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3 commenti

  1. Ci sono editori che si sono comprate ville e villini alla faccia dei collaboratori che lavorano per due euro e che spesso non vengono nemmeno pagati. C’è pure qualche finto editore che usa lo strumento per informare per ricattare qualche politico facendosi elargire qualche sostanzioso contributo!

  2. Da circa sei mesi lavoro in una piccola testata online di Palermo e vi assicuro che non ho mai visto il mio editore poltrire. Il suo lavoro lo fa con passione e tenacia ma comprendo l’impegno e la fatica che mette nel cercare di superare questo disastroso momento. Le agevolazioni finanziarie per gli editori dovrebbero essere una costante proprio per la tipologia di settore. Tecnologie, spazi e personale sempre aggiornato fanno la vera scommessa di una impresa in questo settore. Auguriamoci tutti quanti di continuare a vivere alimentandoci da questa nobile attività.

  3. I signori dei quotidiani erano abituati male! Hanno sempre ricevuto tantissimi soldi dagli Enti Pubblici. Un tempo anche il Comune di Palermo assegnava un milione di euro all’anno per la cosiddetta “informazione istituzionale”. Oggi queste somme che servivano per pagare le spese ordinarie, non ci sono più quindi gli editori avvertono come crisi anche questo aspetto. Tornate a parlare con la gente e a vendere ai privati con gentIlezza e onestà e supererete questa crisi con meno sofferenze.

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