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Costituzione e Statuto: Ferrandelli: “Lo Statuto? Va abrogato”. Cascio: “La Sicilia deve prendere la scia riformista di Roma”

convegno UMICostituzione e Statuto da modificare: sabato scorso a Palermo il convegno dei monarchici

Ferrandelli: “Lo Statuto? Va abrogato”. Cascio: “La Sicilia deve prendere la scia riformista di Roma”

L’abrogazione dell’articolo 139 della Costituzione e la disapplicazione e i difetti dello Statuto della Regione Siciliana sono stati i temi più caldi discussi sabato 28 febbraio, a Palermo, al Mercure Excelsior, durante il convegno: La Costituzione e lo Statuto, perfettibili?, organizzato dall’Unione Monarchica Italiana.

Moderati dall’avvocato Michele Pivetti, commissario straordinario UMI per la Regione Siciliana, davanti a una platea composta da un centinaio di persone, con i saluti del commissario provinciale di UMI, il cavaliereFrancesco D’Ippolito, hanno partecipato all’incontro il deputato regionale Francesco Cascio, già presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana; il già deputato regionale e consigliere comunale, Fabrizio Ferrandelli, oggi leader del Movimento ‘I Coraggiosi’; il professore di Diritto Costituzionale presso l’Università di Catania,Felice Giuffré; l’avvocato e presidente nazionale di UMI, Alessandro Sacchi.

Ad aprire le danze, come detto, il cav. D’Ippolito – che, a fine convegno, ha ricevuto la medaglia di bronzo dall’Unione Monarchica per la sua lunghissima militanza – che ha sottolineato come la battaglia per l’abrogazione dell’articolo 139 della Costituzione (‘la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale‘) “non è una battaglia solo per i monarchici ma anche e soprattutto per tutti gli italiani che hanno il diritto di scegliere la propria forma di Stato” e ha ricordato che “lo Statuto, che quest’anno compie 70 anni, è stato emanato da Umberto II di Savoia”.

A moderare l’avvocato Michele Pivetti, che ha tenuto a sottolineare che “la monarchia oggi non guarda ai partiti e non è un partito. È una forma istituzionale che il popolo sovrano ha diritto di scegliere o di non scegliere. Oggi purtroppo non è così visto che il 139 blocca questa possibilità”.

Interessante, poi, l’intervento del professore Giuffré che ha affermato che “entrambe le istanze di riforma devono partire da una considerazione: nascono dalla necessità di superare progressivamente le gravi fratture che si erano determinate all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Civile successiva che divise gli italiani. Entrambi i testi, infatti, portano i segni di un periodo storico molto particolare. Ora, però, quel momento appartiene al passato e, da un lato, bisogna preservare il buono che c’è e dall’altro bisogna dotarci di strumenti adeguati per affrontare le nuove sfide”.

Giuffré ha sottolineato, poi, che “i tentativi di riforma costituzionale degli ultimi 20 anni dimostrano che il Paese voglia in concreto superare una forma di governo che non si percepisce più adeguata ai tempi: chi governa, infatti, deve avere la legittimità della maggioranza della cittadinanza ma, al contempo, deve avere una forza legislativa tale che non sia più costretta ad arrangiarsi con le scappatoie attuali (pensiamo, ad esempio, all’uso ipertrofico dei decreti legge). Un esempio? Il bicameralismo perfetto è un’anomalia tutta italiana, un intralcio”.

Dopo il professore dell’Università di Catania è stata la volta di Fabrizio Ferrandelli, già deputato regionale del PD, il quale ha ribadito la sua idea negativa sullo Statuto della Regione Siciliana, così com’è usato: “So che criticare aspramente lo Statuto è un pericolo perché il siciliano medio, pur non conoscendolo, ci tiene alla sua specialità, ma dovrebbe sapere che in esso ci sono grandi opportunità raramente concretizzate. In più, lo Statuto, a causa del fatto che da noi ogni cosa diventa un’interpretazione, dà adito all’allungamento esasperante dei tempi di legiferazione”.

“Da quando, infatti, mi sono dimesso dall’ARS – ha sottolineato Ferrandelli – cioè da sette mesi ad oggi, il Parlamento non ha posto in essere un solo provvedimento legislativo: ci hanno provato con tre leggi ma sono state tutte impugnate per vizi di forma. Ecco perché, se dovessi tornare a Palazzo dei Normanni con un gruppo politico più coeso e costruttivo, proporrei immediatamente che le leggi dello Stato Italiano debbano entrare in vigore in Sicilia, con decreto del Presidente della Regione Siciliana, se entro sei mesi, il Parlamento regionale, per inerzia, non dovesse legiferare”.

“Non ce la faccio a sopportare – ha affermato il leader del Movimento de ‘I Coraggiosi – che il futuro dei siciliani sia ipotecato da un gruppo politico che non riesce ad applicare la specialità dello Statuto e se questo debba essere una zavorra, meglio attivare una stagione di normalità. Sì, lo Statuto va abrogato: lo so, è una provocazione per accendere i riflettori su una terra che deve guardare con coraggio e lungimiranza al futuro”.

Le posizioni di Ferrandelli sono assolutamente condivisibili”: ha esordito così Francesco Cascio, deputato regionale e già presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, perché “si tratta di uno Statuto tradito e mai del tutto applicato, in quanto gli articoli che avrebbero dato la vera Autonomia alla Regione sono rimasti lettera morta. Mi domando, infatti, cosa fosse stata la Sicilia di oggi se gli articoli 36, 37 e 38, fossero stati applicati. Saremmo stati, ne sono certo, la Florida o la California degli USA, anziché un avamposto dell’Europa, dove si ‘respira la stessa aria’ del Nord Africa”.

Cascio ha, inoltre, affermato che la Sicilia “sta ricorrendo un treno veloce, quello dell’Europa, per noi inarrivabile, a causa delle proprie limitate capacità. L’Isola, negli ultimi dieci anni, è stata male amministrata”, lodando il primo governo di Totò Cuffaro, perché “finanziò e realizzò tutti gli interventi di opere pubbliche degli ultimi 30 anni” ma ricordando l’errore di ricandidarlo “quando era sotto processo. Un errore che causò un danno alla Sicilia e per cui dovemmo inventare una soluzione di emergenza, quella diRaffaele Lombardo, l’inizio di tutti i mali, anche se paradossalmente sarebbe dovuta essere la stagione autonomista. E oggi c’è Rosario Crocetta, ancora peggio di Lombardo”.

Tornando allo Statuto, Cascio ha sostenuto che “è scritto bene, da colti sicilianisti ma il problema è avvenuto dopo, l’assenza dei decreti attuativi per rendere applicabile la vera Autonomia. Ora, però, dobbiamo prendere la scia della stagione riformista che proviene da Roma, dove c’è un Presidente del Consiglio – che non ho votato – che si sta caratterizzando per le cose che fa, mettendoci la faccia e porterà a casa una riforma costituzionale vera, con buona pace dei miei amici senatori, a cui bisognerà trovare qualcosa da fare. Così lo Stato diventerà più snello e veloce, al passo con i tempi”.

L’onorevole Cascio, in conclusione del suo intervento, si è rivolto a Ferrandelli: “Tu saresti stato molto utile all’ARS, anche perché alla fine qualcosa si produrrà. E se fossi stato a Palazzo dei Normanni, avresti dato il tuo contributo. Hai dato un esempio che non è stato seguito da nessuno”.

In conclusione, l’intervento di Alessandro Sacchi, il presidente dell’UMI, per cui, invece, la riforma costituzione ha un difetto non di poco conto: “prevede una sola camera legislativa, dando il premio di maggioranza al partito che ottiene il 38% del consenso elettorale. E se si considerano gli astensionisti, il rischio è che il 12% reale degli italiani faccia trionfare un partito che, poi, nominerà il governo, eleggerà il Presidente della Repubblica, i membri della consulta, ecc. Questo non va bene per una democrazia parlamentare, sottolineando ancora una volta il problema della sovranità popolare”.

Per Sacchi, infatti, “il popolo italiano non è sovrano. Non lo è perché siamo governati dal terzo esecutivo consecutivo non voluto dal responso delle urne. E, nel caso che ci riguarda direttamente, l’Articolo 139 palesa un sopruso. Ricordo che nel referendum del 2 giugno del 1946 in 10 milioni votarono per la Monarchia – al netto dei brogli elettorali – e avrebbero avuto il diritto, quantomeno, di non essere emarginati da un articolo che non diede loro almeno la sensazione di vivere in un Paese così libero da concedere la libertà di scegliere anche la forma Di Stato. Ecco perché, come detto, non rivendico la battaglia contro l’abrogazione dell’art. 139 solo per i monarchici ma per tutti gli uomini liberi italiani”.

Infine, oltre alla medaglia di bronzo conferita al cavaliere d’Ippolito, il presidente di UMI ne ha data un’altra, d’oro, al professore e scrittore Tommaso Romano, dando appuntamento a giugno, a Roma, per la contro manifestazione a quella che ricorderà il referendum del 1946.

 

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