Politica

Cos’hanno fatto i deputati dell’Ars? Caputo, Caronia e Cascio

L’onorevole Salvino Caputo (Pdl)

Mentre continua a infiammarsi la campagna elettorale per le regionali di fine ottobre, proseguiamo con la nostra rassegna sull’attività legislativa dei deputati siciliani. Cominciamo con Salvino Caputo del Pdl, già sindaco di Monreale, eletto con 16.150 voti nel collegio di Palermo. Caputo, uno dei parlamentari più attivi, all’Ars ha presentato 81 disegni di legge come firmatario e 71 come cofirmatario, 13 dei quali sono poi stati approvati e convertiti in leggi regionali, regolarmente pubblicate nella Gazzetta Ufficiale. Presidente della commissione Attività produttive, per cui si è fatto promotore di una nuova legge sugli esercizi commerciali, e componente di quella Antimafia, si è battuto per l’equiparazione delle vittime di mafia a quelle del terrorismo, ed è stato il primo firmatario delle legge sull’istituzione di un garante a tutela dei minori e dei soggetti socialmente svantaggiati, nonché per la proroga al Patto di Stabilità che consenta la deroga ai lavoratori precari e il pagamento degli stipendi agli oltre 6 mila lavoratori Asu. Acerrimo oppositore di Lombardo, in tempi più recenti è stato protagonista di una battaglia a salvaguardia dei collegamenti alle isole minori siciliane. È già partita la sua campagna per la rielezione, e al contempo ha promosso la candidatura di Nello Musumeci quale prossimo governatore siciliano.

L’onorevole Caronia

Piuttosto travagliata è la storia di Marianna Caronia nel corso del suo primo mandato all’Ars. Eletta nelle fila dell’Mpa (di cui divenne vice capogruppo) con 10.344 voti, dopo un passato da sindacalista, ha lasciato, nel febbraio del 2009, il partito del governatore Lombardo non appena questi ha dato il via al famigerato ribaltone con le forze di centrosinistra, divenendo una delle più accese oppositrici verso l’operato della Giunta regionale. Dopo aver aderito al Pdl (nel marzo dello stesso anno), lo lascia dopo poco più di sei mesi, a settembre, dichiarandosi “delusa” dalle divisioni che animavano il partito fondato da Berlusconi, facendo così parte del gruppo Misto all’Ars. Nel maggio del 2010 sposa la causa dell’Udc, ma a ottobre lascia la formazione di Casini ed è fra gli scissionisti che fondano il Pid. Dopo una lunga campagna elettorale, è stata fra i candidati a sindaco della città di Palermo (di cui è stata brevemente vice sindaco e assessore all’Ambiente), mancando però l’obiettivo di arrivare al secondo turno. Nel corso della sua attività parlamentare ha presentato sei disegni di legge come primo firmatario e 25 come cofirmatario, di cui quattro sono stati convertiti in legge, ed è stata membro delle commissioni Ambiente e Territorio, Cultura, Formazione e Lavoro e di quella d’inchiesta sul piano d’informatizzazione della Regione. Dopo aver promosso la candidatura di Innocenzo Leontini come prossimo governatore, non si è ancora espressa su quella ora promossa, anche dal suo partito, di Nello Musumeci, mentre la sua ricandidatura non dovrebbe essere in dubbio.

Il presidente dell’Ars Francesco Cascio

Già assessore regionale al Turismo nel 2001, e all’Ambiente nel 2004 sotto il mandato dell’allora governatore Totò Cuffaro, Francesco Cascio è stato il presidente dell’Ars in questa turbolenta quindicesima legislatura. Eletto nelle liste del Pdl nel collegio di Palermo con 21.225 voti, e presidente anche della commissione verifica dei poteri e del Regolamento, come da prassi, ha vissuto un acceso dibattito polemico e istituzionale con il governatore Raffaele Lombardo, a partire dal ben noto ribaltone che ha consegnato la maggioranza nelle mani del centrosinistra. Nel corso della sua attività all’Ars ha promosso anche tre disegni di legge come primo firmatario e due come cofirmatario, ma l’unico che è stato approvato e pubblicato sulla Gurs come legge regionale è quello sulla ridefinizione della Fondazione Federico II che anni di malaffare avevano reso un carrozzone pieno di debiti. È stato anche il promotore dell’iniziativa Notti Palatine che per tre estati ha aperto le porte di Palazzo dei Normanni ai visitatori. La sua ricandidatura nelle fila del suo partito, è pressocché certa.

Luca Mangogna

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2 commenti

  1. E’ bene conoscere cosa hanno fatto i Deputati all’ARS nel corso della legislatura. Contestualmente però bisognerebbe chiedere e pretendere da loro una esauriente risposta:
    1.- Perché non hanno mosso un dito contro la persistente violazione, da parte del Governo Nazionale, dello Statuto Speciale della Regione Siciliana, che non è un privilegio ma è un diritto dei Siciliani?….
    2.- Perché hanno permesso che i proventi tributari delle imprese industriali e commerciali, operanti in Sicilia pagassero i relativi tributi alle Regioni dove queste hanno la sede sociale ((Milano, Torino, Genova, Roma), violando il principio della territorialità, nella riscossione dei tributi?…invece di pretendere il rispetto dell’art. 37 dello Statuto e la Sicilia riscuotere direttamente tali tributi e reinvestire i proventi per l’eliminazione o l’attenuazione dei danni ambientali provocati?… Mentre hanno consentito, permesso, tollerato che la Sicilia subisse e subisce i disastrosi e forse irreversibili danni ambientali, l’insostenibile inquinamento atmosferico e marino, gli elevati rischi per la salute degli abitanti delle zone adiacenti gli stabilimenti incriminati.
    3.- Cosa hanno intenzione di fare nella prossima legislatura? battersi per l’applicazione integrale dello Statuto Speciale?… o perseverare nella sudditanza psicologica e nel timore riverenziale verso gli Autorevoli Rappresentanti del Governo Nazionale?….
    4.- Ai Siciliani mi permetto di ricordare un pensiero di Andrea Camilleri:“I Siciliani vivono male la loro condizione di essere Siciliani, sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso dal presente. Anche in politica, sono sempre insoddisfatti della realizzazione del proprio voto nell’atto stesso nel quale si realizza, perché attraverso di esso hanno ottenuto solo normalità. Si dicono: “vogliamo vedere se cambia qualche cosa?” votano e cambiano, e qui torniamo al Principe di Salina in tutto il suo splendore. Hanno cambiato tutto e non hanno cambiato niente”.”

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