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Cos’hanno fatto all’Ars? Panarello, Romano, Savona e Scilla

Palazzo dei Normanni
Foto di Carlo Columba (http://www.flickr.com/photos/lorca/)

Procede con un nuovo capitolo la nostra rassegna sulle attività legislative dei parlamentari siciliani nel corso della quindicesima legislatura dell’Ars, che ha da poco chiuso i battenti.

Apriamo in questa circostanza col parlarvi di Filippo Panarello, deputato del Pd giunto al termine del suo terzo mandato. Panarello, ex sindacalista della Cgil, è stato eletto con 8.429 preferenze conseguite nel collegio di Messina, ed è stato membro della commissioni sulla verifica dei poteri, presidente della commissione d’indagine sulla Formazione professionale e vicepresidente di quella alla Cultura, Formazione e Lavoro. Due i disegni di legge presentati come primo firmatario, fra cui un ddl sulla istituzione di un sistema regionale per la ricerca e l’innovazione, e 72 quelli presentati come cofirmatario, di cui però solo sette sono stati effettivamente convertiti in leggi regionali. Nello scorso inverno hanno fatto rumore le sue dichiarazioni che auspicavano la decadenza immediata dei deputati regionali arrestati, mentre nel corso della sua attività da parlamentare si è battuto per la tutela dei territori della sua provincia, opponendosi al taglio dei treni a lunga percorrenza e auspicando un intervento immediato per le zone alluvionate del Messinese, ancora in attesa dei fondi per la ricostruzione. È di poche ore fa inoltre la notizia che lo vede impegnato a richiedere lo stato di calamità per l’alluvione che ha colpito Lipari e le isole Eolie. Sicura la sua ricandidatura.

Travagliato il mandato di Fortunato Romano dell’Mpa. Eletto nel collegio di Messina con 8.956 voti, Romano  è stato dichiarato ineleggibile con sentenza della Corte di Cassazione, per via del fatto che non si era dimesso in tempo da cariche incompatibili col mandato parlamentare. Riammesso all’Ars dopo una lunga battaglia giudiziaria durata 17 mesi, ha presentato sei disegni di legge come primo firmatario e 21 come cofirmatario, due dei quali sono poi divenuti leggi. Spesso in contrasto con i vertici del suo partito e con il governatore Lombardo, si è interessato maggiormente della prevenzione e della mappatura dei territori a rischio di dissesto idrogeologico e ha promosso l’istituzione di un assessorato per le Isole minori e il monitoraggio del sito industriale di Milazzo.  Al momento sembra difficile una sua ricandidatura.

Eletto nelle liste dell’Udc con 12.985 preferenze ottenute nel collegio di Palermo, il banchiere Riccardo Savona, presidente della commissione al Bilancio e di quella d’indagine sul piano d’informatizzazione della Regione, è stato il fondatore, e attuale leader, del Movimento Popolare Siciliano, nuovo partito nato durante le scorse amministrative. Dieci i disegni di legge presentati come primo firmatario, fra cui il ddl poi approvato sugli interventi per gli investimenti e la crescita attraverso il credito d’imposta, e 23 come cofirmatario,  di cui quattro sono poi stati convertiti in legge. Vicino a Lombardo, ha lasciato il suo vecchio partito per sposarne la causa autonomista, soprattutto in materia finanziaria e di bilancio. Certa la sua ricandidatura.

Segretario della commissione alle Attività produttive, Toni Scilla, eletto nelle liste del Pdl con 4.600 voti ottenuti nel collegio di Trapani, ha poi successivamente aderito al gruppo scissionista di Grande Sud. Cinque i disegni di legge presentati come primo firmatario, fra cui uno sulla regolamentazione degli uffici stampa pubblici in Sicilia, e 33 come cofirmatario, sette dei quali sono poi divenuti altrettanti leggi regionali. Fedelissimo di Miccichè nel Trapanese, s’è battuto in tempi recenti per garantire i trasporti alle Isole minori e ha aspramente criticato la politica finanziaria della Regione. Partita la campagna per sua rielezione.

Luca Mangogna

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Un Commento

  1. E’ bene conoscere cosa hanno fatto i Deputati all’ARS, nel corso della legislatura. Contestualmente però, bisognerebbe chiedere e pretendere, da loro, una esauriente risposta alle seguenti domande:
    1.- Perché non hanno mosso un dito contro la persistente violazione, da parte del Governo Nazionale, dello Statuto Speciale della Regione Siciliana, che non è un privilegio ma è un diritto dei Siciliani?….
    2.- Perché hanno permesso che le imprese industriali e commerciali, operanti in Sicilia pagassero i relativi tributi alle Regioni dove queste hanno la sede sociale ((Milano, Torino, Genova, Roma), violando il principio della territorialità, nella riscossione dei tributi?…invece di pretendere il rispetto dell’art. 37 dello Statuto e la Sicilia riscuotere direttamente tali tributi e reinvestire i proventi, per l’eliminazione o l’attenuazione dei danni ambientali provocati?… Mentre hanno consentito, permesso, tollerato che la Sicilia subisse e subisce i disastrosi e forse irreversibili danni ambientali, l’insostenibile inquinamento atmosferico e marino, gli elevati rischi per la salute degli abitanti delle zone adiacenti gli stabilimenti incriminati.
    3.- Cosa hanno intenzione di fare nella prossima legislatura? battersi per l’applicazione integrale dello Statuto Speciale?… o perseverare nella sudditanza psicologica e nel timore riverenziale verso gli Autorevoli Rappresentanti del Governo Nazionale?….
    4.- Ai Siciliani mi permetto di ricordare un pensiero di Andrea Camilleri:“I Siciliani vivono male la loro condizione di essere Siciliani, sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso dal presente. Anche in politica, sono sempre insoddisfatti della realizzazione del proprio voto nell’atto stesso nel quale si realizza, perché attraverso di esso hanno ottenuto solo normalità. Si dicono: “vogliamo vedere se cambia qualche cosa?” votano e cambiano, e qui torniamo al Principe di Salina in tutto il suo splendore. Hanno cambiato tutto e non hanno cambiato niente”.”

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