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Coppie di fatto: l’Italia approva il registro, la Sicilia no

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Il bigottismo dell’italiano medio non è ancora del tutto superato, eppure le coppie di fatto sono ormai una realtà che non può più essere ignorata. Guai a nominare la parola “matrimonio”, per quello dovranno passare millenni prima che l’Italia si metta al passo con il resto del mondo, ma un qualche cambiamento si comincia ad intravedere.

Nasce, infatti, in diversi comuni italiani il Registro delle unioni civili, ovvero delle “coppie conviventi, legate da vincoli affettivi o economici, di sesso sia uguale sia diverso, che non accedono volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio, o che sono impossibilitate a contrarlo”. Il Registro non ha alcun valore legale ma è giudicato di fondamentale importanza in quanto primo passo in avanti verso una legge nazionale che riconosca giuridicamente le coppie di fatto.

Tanti i comuni del nord Italia in cui il Registro delle unioni civili è ormai da tempo una realtà, come nel caso di Bologna, Milano, Ferrara, Ravenna. Rari casi a parte, vedi Napoli e 3 comuni campani, nel Sud Italia l’istituzione del registro sta riscontrando non poche resistenze: in Sardegna il registro è stato recentemente approvato a Cagliari e altri cinque comuni dopo l’acceso dibattito tra monsignori e forze di sinistra.

Non poteva non mancare tra le regioni più restie al riconoscimento “informale” delle coppie di fatto la Sicilia. Già lo scorso anno una raccolta di 300 firme, comprendenti i rispettabili nomi di Franco Battiato, Andrea Camilleri, Leo Gullotta, Ficarra e Picone, Rita Borsellino e Pina Maisano Grassi, non aveva convinto l’Assemblea regionale siciliana a prendere in considerazione la possibilità di aprirsi a tale realtà.

Il provvedimento, avanzato dal Partito democratico, non riscosse particolari consensi tra i parlamentari siciliani e non venne discusso, complice anche l’irremovibile posizione della Chiesa e del Pdl. Pino Apprendi, l’esponente del Pd che nel 2011 presentò a Sala D’Ercole il provvedimento, ha assicurato che, se sarà eletto, “ripresentare il ddl sarà il primo atto che farà”.

Rosaria Cucinella

Nel video la puntata de ‘La Tana del Lupo’ dedicata alle coppie di fatto

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3 commenti

  1. Signor Luciano,

    le faccio notare che si tratta principalmente di una questione di diritti. Se a lei dà fastidio o meno il mondo può sopravvivere comunque. Il problema è che uno Stato che si definisca civile non può chiudere gli occhi dinanzi alle richieste di assistere in ospedale il proprio partner o di percepire la pensione di reversibilità. Le richieste che emergono sono a sostegno di una società che non faccia distinzione tra figli e figliastri, altro che tracotanza. Se poi vogliamo tornare indietro a 50 anni fa quando provocava “imbarazzo e fastidio” vedere coppie interrazziali o persone che si sposavano con rito civile, provateci pure. Tanto va di moda sguazzare nell’obbrobrio.

  2. Ci sono molte cose giuste nella vita , che non rispecchiano la logica e praticità, e viceversa cose logiche che non sono giuste. per molti italiani e per me, riesce difficile accomunare lil matrimonio omosex alla coppia tradizionale, pur vedendo con calmo piacere due persone dello stesso sesso ,che si scambiano cortesie e toccamenti. Non sono contro la loro convivenza, ma non è ipocrisia dire che l’ufficialità della coppia omosex , mi dia imbarazzo e fastidio, scoprendo invece in queste richieste, molta tracotanza nel voler solo emergere come imposizione e dimostrare di vincere una battaglia che non ha senso di essere , in quanto ognuno è libero in questa società di praticare anche ostentatamente la propria sessualità. Grazie

  3. La gente in Sicilia comunque è più “aperta” di quanto si possa immagginare al contrario dei politici (che di politico non hanno nulla)

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