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Convegno al Tribunale: “Diritto di cronaca e rispetto della persona nei media tradizionali e in Rete”

Diritto di cronaca e rispetto della persona nei media tradizionali e in Rete: tutela della privacy, dell’onore, della reputazione e del diritto all’oblio. Sono questi i temi al centro del seminario, promosso dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia e dall’Ordine degli avvocati, che si è svolto oggi nell’aula magna del tribunale di Palermo ed al quale hanno preso parte Vincenzo Oliveri, presidente della Corte d’appello di Palermo, Riccardo Arena, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Francesco Greco, presidente del Consiglio Ordine degli avvocati di Palermo, Stefano Giordano, avvocato penalista, Ruben Razzante, docente di Diritto dell’informazione e della comunicazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma e Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcom). A moderare i lavori, il giornalista del Corriere della Sera, Felice Cavallaro.

Gli argomenti, oggetto dell’incontro di oggi, non hanno interessato soltanto gli addetti ai lavori, i giornalisti e gli avvocati, ma anche e soprattutto i cittadini,  ai quali dovrebbero essere garantite la tutela della privacy, della reputazione, ed assicurato anche il diritto ad “essere dimenticati”.

Una materia piuttosto controversa, quella dell’oblio- che rientra fra i cosiddetti diritti inviolabili dell’uomo, garantiti dall’art. 2 della Carta Costituzionale- sulla quale è intervenuta proprio di recente una pronuncia della Corte di Giustizia Ue contro Google, che ha stabilito che anche i motori di ricerca sono responsabili dei dati personali pubblicati da terzi su internet. In sostanza, la Ue conferma il cosiddetto “diritto all’oblio” dei singoli cittadini nei confronti della ricercabilità di notizie sulla propria persona su un motore di ricerca. Nel caso in cui, a seguito di una ricerca on line a partire dal nome, l’elenco di risultati mostri un link verso una pagina web che contiene informazioni sulla persona in questione, questa può rivolgersi direttamente al gestore del servizio di ricerca per la soppressione del collegamento.

“Il diritto all’oblio ha i suoi pro ed i suoi contro- spiega Riccardo Arena- perché può salvare persino Primo Greganti e Stefano Frigerio. Bisogna stare attenti ad non obliare proprio tutto”. Di parere diverso è Ruben Razzante, che sulla questione è intervenuto pure nel suo ultimo volume edito da Cedam, “Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione”. Il docente di Diritto dell’informazione ritiene “giusta la sentenza della Corte” e ricorda che “in sede di Unione europea è in discussione l’approvazione di un regolamento che modifica la normativa sulla privacy, la quale introduce questo diritto all’oblio come diritto ad essere dimenticati per fatti non più attuali, ma con dei filtri. Bisogna, infatti, garantire l’interesse pubblico all’informazione, e di conseguenza gli articoli che riguardano fatti non più attuali dovranno rimanere illimitatamente negli archivi dei giornali on line, perché è giusto preservare il diritto alla memoria ed alla conoscenza dei fatti passati, ma devono essere deinidicazzati dai motori di ricerca. Digitando il nostro nome e cognome- prosegue Razzante- dobbiamo trovare un ritratto fedele della nostra personalità, ma anche non essere richiamati alla memoria collettiva per fatti che non hanno più nessuna attinenza con la nostra vita concreta”.

Insomma, una questione ancora abbastanza controversa per la quale è difficile trovare un punto di incontro fra gli avvocati, chiamati a difendere i cittadini sul loro diritto ad essere dimenticati in internet, e i moderni Addison, che rivendicano invece il loro diritto/dovere di informare utilizzando anche il web come un grande e, perché no, comodo archivio dove poter ricercare e trovare le notizie.

Marina Pupella

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