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Contro le trivelle i decreti dell’assessore Caleca sulle Ztb e forti dubbi di legittimità da Bruxelles

Mentre il Parlamento siciliano non si pronuncia ancora sul referendum abrogativo dell’articolo 38 “decreto Sblocca Italia”, procedono rapidi gli iter autorizzativi per le prospezioni e la coltivazione di idrocarburi nel Canale di Sicilia.

Foto Greenpeace.org

Mentre l’Assemblea regionale siciliana prende tempo, riunendosi poco e terminando in tutta fretta i lavori (lo scorso giovedì 19 febbraio il vice presidente Antonio Venturino ha chiuso la seduta dopo appena mezz’ora, adducendo la mancanza del numero legale, non sollevata peraltro da nessuno dei soli 20 deputati presenti) e non decidendo così sul referendum abrogativo dell’articolo  38 del decreto “Sbolcca Italia”, le autorizzazioni per “spirtusare” (bucare) le coste al largo della Sicilia procedono con una velocità straordinaria.

Per una volta, la burocrazia è più lesta della politica. Stupefacente! Fonti ben informate hanno riferito a Il Moderatore che la commissione Via-vas del ministero dell’Ambiente sta esaminando e concedendo in tempi record tutte le autorizzazioni alle imprese che hanno fatto richiesta per l’estrazione e la coltivazione di idrocarburi in Sicilia. Eni ed Edison in primis. E d’altro canto non poteva essere diversamente, dopo che il premier Renzi ha dichiarato urbi et orbis che “è impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l’energia e l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata. Io mi vergogno di andare a parlare dell’accordo Gazprom o di South Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40.000 persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini”.

Tralasciamo le dure reazioni di Greenpeace alle provocazioni del presidente del Consiglio e vediamo di capire cosa succede col decreto “Sblocca Italia”, con il quale il governo taglia i tempi aggirando le regioni. Un modo, è il timore, anticipando la riforma del Titolo V della Costituzione che prevede il ritorno alla competenza esclusiva dello Stato sulle materie “produzione, trasporto e distribuzione dell’energia”. L’esecutivo vuole così tagliare i tempi burocratici, e ci sta riuscendo, aumentare la capacità estrattiva e sbloccare investimenti “ipotizzabili in 15 miliardi di euro”. Il tutto, stando agli annunci, per ridurre la dipendenza energetica, sgonfiare la bolletta degli italiani e aumentare i posti di lavoro. Sono infatti molti i giacimenti inutilizzati sul territorio nazionale a causa, secondo Palazzo Chigi, della contrarietà degli enti locali e dei “comitatini.”

“L’ambiente è un bene pubblico, ma non possiamo andare avanti con le politiche locali dei no”, aveva detto pure il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, in un’intervista al Resto del Carlino. E di fatti, a viale Cristoforo Colombo gli iter autorizzativi per Eni, una delle società che insieme ad Assomineraria ed Irminio srl lo scorso 4 giugno ha stipulato l’accordo con la Regione siciliana per trivellare nel Canale di Sicilia, stanno procedendo a passi da gigante. Ha già ottenuto il parere positivo del ministero per la perforazione e il completamento di sei pozzi nei campi gas Argo e Cassiopea (Argo 2 e Cassiopea 1-5) e perforazione di due pozzi esplorativi Centauro 1 e Gemini 1 che fanno parte del progetto. Queste attività si stanno svolgendo a circa 30 chilometri dalla costa tra Licata e Gela, vale a dire a 15 miglia dalla terra ferma. Anche la Transunion Petroleum Italia srl, che nel 2011 aveva fatto istanza per la ricerca di idrocarburi lungo le coste iblee con il progetto denominato «D 359 c.r. – Tu», ha avuto l’ok della commissione tecnica e speciale Via- Vas ed è in attesa del decreto ministeriale.

Ma ecco che a stoppare il disegno di Renzi, Crocetta e delle compagnie petrolifere potrebbero essere i decreti che l’assessore regionale all’Agricoltura e pesca, Nino Caleca, sta emettendo per estendere le Zone a tutela biologica (Ztb) della pesca, istituite nel 2006 e che attualmente sono solo tre con una durata di tre anni. Fattore, quello temporale, che forse è sfuggito a Caleca ma che è messo nero su bianco all’art. 5 del DA n.103/2006, perché ci risponde che: “Le Ztb sono ancora valide (?) lo stesso decreto prevede che a seguito degli studi scientifici possono essere individuate altre zone. Mio intendimento- prosegue- è procedere in questa direzione”.

Tradotto in altri termini, si potrebbero bloccare le trivelle e le scelte in materia energetica del governatore della Sicilia, che prima firma un appello di Greenpeace per dire No alle trivellazioni e poi sigla il protocollo con i petrolieri.

Tornando alle Zone di tutela biologica, delimitate a Sud del Canale di Sicilia, si tratta di superfici universalmente riconosciute come area di nursery per numerose specie ittiche del Mediterraneo. Le Ztb, infatti, rientrano a tutti gli effetti “all’interno delle  aree  marine  e  costiere  a  qualsiasi  titolo protette  per  scopi  di  tutela  ambientale,  in  virtu’  di   leggi nazionali,  regionali  o  in  attuazione  di   atti   e   convenzioni internazionali ove sono vietate le attività di ricerca,  di  prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare”, così come prescritto dal decreto Prestigiacomo 29 giugno 2010 n. 128. Il divieto è pure esteso “nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero  perimetro  costiero nazionale e dal  perimetro esterno delle suddette aree marine  e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori rilasciati …..” in data antecedente dal suddetto decreto.

Un provvedimento volto a tutelare la pesca, la cui attività cozza con le estrazioni fortemente inquinanti. Non solo i decreti assessoriali. Ora anche da Bruxelles arrivano forti dubbi di legittimità sollevati con diverse interrogazioni dall’europarlamentare siciliano Ignazio Corrao, che richiama al rispetto del principio di leale cooperazione comunitaria in base all’articolo 4 del Trattato Ue ed ai principi di precauzione e azione preventiva prevista dall’articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Autorizzazioni Via – vas in corso.

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